Turbolenza, sostenibilità manageriale e competitività tre fattori che non sempre seguono direzioni unitarie

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Nei mercati turbolenti, più intangibili, dove la qualità del servizio, l’innovazione tecnologica, il rispetto del contesto sociali economico ed ambientale, la concorrenza schiacciante, l’assenza di barriere all’entrata,  il lavoratore della conoscenza  fanno la differenza, esiste una reale tendenza a sperimentare azioni di management sostenibile al fine di incrementare il livello di competitività.

In mercati in cui esistono al contrario forti barriere all’ingresso, dove la componente intangibile (conoscenza e altro) è molto bassa , ed il contributo delle persone apparentemente di basso valore, la tendenza è al contrario quella di celare attraverso una dichiarazione di sviluppo sostenibile un approccio manageriale più vicino a quella tayloristica stretto che ad una visione sostenibile e orientata alle persone.

Ecco quindi che in alcuni mercati (poco turbolenti) investire nella sostenibilità manageriale apparentemente potrebbe non aver alcun impatto sulla competitività, mentre in altri mercati quelli appunto più turbolenti, l’unica possibilità per rimanere competitività è quella di approcciarsi in maniera realmente sostenibile sotto tutti i punti di vista anche quello manageriale.

Ne è un esempio una recente “polemica” che ha coinvolto i lavoratori dell’ILVA gruppo Riva Fire di Novi Ligure in provincia di Alessandria.

I sindacati hanno infatti deciso di alzare le barricate contro il management per il mancato riconoscimento del tempo necessario per il “cambio tuta”, ovvero quel tempo (in media 25 minuti) che il lavoratore impiega per cambiarsi e mettersi gli abiti idonei al lavoro, condizione invece accordata per gli stabilimenti di Genova e Taranto. Il cambio tuta porterebbe nelle tasche dei lavoratori ben 1 euro e 50 centesimi al giorno.

Bene, avete letto bene, un gruppo “leader in Italia, terzo in Europa e sedicesimo nel mondo” (come scritto sul sito internet http://www.rivagroup.com) come il gruppo Riva Fire, rischia una mini rivolta sindacale per il mancato accordo per una cifra ridicola (ma importante per il lavoratore).

Come di consuetudine non vogliamo entrare nelle dinamiche aziendali che hanno portato a questa decisione, ma vogliamo solamente far emergere un’evidente incoerenza.

Sul sito internet del Gruppo Riva sotto la voce sviluppo sostenibile si può leggere: “Il Gruppo Riva, nel perseguimento della gestione delle attività aziendali sulla base dei valori di efficienza, correttezza e lealtà in ogni processo del lavoro quotidiano, nonchè al fine di assicurare la massima trasparenza nella conduzione degli affari delle attività aziendali, ha adottato un modello di organizzazione, gestione e controllo ai sensi del D.Lgs 8 giugno 2001, n. 231 “  quindi ancora una volta assistiamo a dichiarazione che si scontrano con la realtà dei fatti.

E’ ora di iniziare a pensare in maniera nuova, non è sufficiente applicare il modello 231 per dichiararsi sostenibili, occorre perseguire con coerenza e rispetto un percorso reale di sostenibilità anche manageriale.

Il legame tra la turbolenza, la sostenibilità e la competitività nell’esempio del Gruppo Riva lo si evidenza nel momento in cui può permettersi di affrontare una lite sindacale a fronte di richieste tra l’altro coerenti e già applicate altrove. Se il Gruppo di trovasse a competere in uno scenario di mercato differente, probabilmente le scelte rispetto ad una situazione analoga sarebbero state ovviamente differenti.

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2 pensieri riguardo “Turbolenza, sostenibilità manageriale e competitività tre fattori che non sempre seguono direzioni unitarie

    lorenzo ha detto:
    marzo 24, 2010 alle 6:04 pm

    caro amico mio, anche se non ti conosco, voglio dirti una cosa:-l’ilva di taranto non ha alcun accordo sul “cambio-tuta” e, non solo. adesso i sindacati si stanno ricordando di porre rimedio a tale situazione. fin qui nessun accordo. La “libera associazione metalmeccanici” di massafra (TA), di cui sono presidente, stà intraprendendo un’azione legale in merito alla questione. i sindacati quella pratica se la sono venduti per un piatto di lenticchie già tanto tempo fa. ora i lavoratori si stanno svegliando perchè hanno capito che FIM-FIOM e UILM, bevono tutto quello che riva gli offre. chi ti parla è un ex rsu-rsl fiom-ilva-taranto, venduto dalla segreteria all’azienda perchè faceva troppe denunce. questo è il sindacato in ilva:FONDAZIONE VACCARELLA;CIRCOLO NAUTICO, 21000 ORE DI PERMESSO SINDACALE PER L’ESECUTIVO CHE DORME NEGLI UFFICI, ALTRE AGEVOLAZIONI. un consiglio:fate causa all’azienda, perchè è vinta!!! ciao

      gcravera ha risposto:
      marzo 25, 2010 alle 10:48 am

      Grazie Lorenzo per la tua precisazione. Chiedo scusa per l’imprecisione, ma ho tratto la notizia da un quotidiano nazionale e non ho approfondito la veridicità dei contenuti.
      La tua precisazione non fa altro che confermare quanto sostenuto nel post in questione, sottolinenando la troppo spesso improvvisazione del “management” rispetto a questioni che sicuramente potranno andare ad impattare sulla competitività delle imprese.
      Grazie ancora. Gianluca

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