Sole 24 ore

Sbagliando si impara #3

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Se il contesto evolve ed aumenta la complessità, saranno sufficienti  le stesse prassi o competenze valide in un contesto lineare e del passato?. Alessandro Cravera sul Sole 24 ore ci accompagna in un viaggio nelle competenze necessarie per  manageriali per affrontare la sfida della complessità.

Buona lettura a tutti. Clicca qui

 

 

 

 

 

 

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Sbagliando si impara #2

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Continua l’appuntamento con il management secondo Newton sul Sole 24 ore. Questa volta parliamo di comportamenti e di relazione. Se sentire non è ascoltare, occorre riflettere sulle migliori modalità per costruire una relazione consolidata e sostenibile con i propri interlocutori.

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Sbagliando si impara #1

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Mia nonna Pina era solita dire “Chi non fa non sbaglia!”. Questo post, tuttavia non è dedicato alle nonne o ai ricordi, ma ad una rubrica realizzata da Newton in collaborazione con il Sole 24 ore.

L’idea della rubrica “Sbagliando si impara” (che uscirà ogni martedì) è quella di approfondire temi di interesse manageriale in stile Newton.  All’interno della rubrica troverete sempre una video pillola della nuovissima collana “Workmachine. Missione: apprendere dagli umani” realizzata da Newton Factory; si tratta di pillole di satira aziendale in cui affrontiamo temi manageriali complessi o di tendenza; oltre alla pillola è anche presente un approfondimento coerente con il tema trattato. Leggi il seguito di questo post »

La dura vita del donatore!!!

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Una volta si diceva che il mestiere più difficile per chi occupava di volontariato o in generale di non profit, fosse proprio quella di dover recuperare le risorse, soprattutto economiche per riuscire a portare avanti iniziative spesso con una forte ricaduta sul tessuto sociale.

Lo sappiamo, non è facile, soprattutto in momenti di crisi, raccogliere fondi, beni o servizi da destinare a persone che per infiniti motivi non possono permettersi di avere. Ecco allora che periodicamente si innescano gare di solidarietà incredibili in cui anche le persone più distanti dal terzo settore, mettono mano al portafoglio e contribuiscono al raggiungimento di risultati sociali sorprendenti, ne sono un esempio la raccolta alimentare del Banco Alimentare organizzata dalla Fondazione Banco Alimentare con la collaborazione dell’Associazione Nazionale Albini, o ancora lo stesso Telethon (forse la più famosa e mediatica azione di raccolta fondi).

Tutto questo in un paese normale è segno di civiltà, di buon senso ma anche di consapevolezza rispetto alle esigenze primarie che spesso non riescono ad essere soddisfatte.

Fino a ieri, il compito difficile era di chi cercava di organizzare la raccolta fondi e non di chi contribuiva alla stessa.

Da ieri dicevamo, questo meccanismo si è interrotto (speriamo che sia un fenomeno limitato e frutto solo di stupidità) pare infatti che le maggiori difficoltà le abbia il donatore, che non è più libero di erogare liberamente un contributo in denaro o in beni senza essere insultato e considerato un infame sprovveduto.

E’ il caso del benefattore di ADRO piccolo centro in provincia di Brescia, reso famoso per l’assurda posizione assunta da un Sindaco che ha escluso alcuni bambini dalla mensa scolastica perché i genitori non pagavano la retta……..

Per porre fine alla questione è infatti intervenuto un donatore, un imprenditore, il signor Silvano Lancini che invece di ricevere il consenso della collettività per aver compensato alle mancate rette delle famiglie insolventi è stato attaccato, addirittura alcune mamme avrebbero detto: “ingiusto per chi paga la retta” (dichiarazione tratta da www.ilsole24ore.it), appare evidente che tale situazione non può che essere paradossale e far male non solo alle persone coinvolte ma all’interno mondo della solidarietà.

Questo post tuttavia nasce con un’altra finalità, non solo quella di evidenziare un fatto quantomeno fastidioso, ma anche quella di ragionare sugli approcci e sulle dinamiche che influenzano la raccolta fondi da un lato ma anche l’utilizzo dei fondi dall’altro.

Primo aspetto riguarda la raccolta fondi, non tutte le cause sociali trovano lo stesso gradimento dai donatori, e viceversa non tutti i soggetti utilizzatori dei fondi accettano di ricevere fondi da chiunque.

Tale limitazione ovviamente comporta possibili situazioni di crisi, da un lato il non profit che sostiene cause sociali poco “di moda” deve impegnarsi maggiormente ad arrivare alla “pancia” dei donatori, sforzandosi in una comunicazione ed in un coinvolgimento più intenso, dall’altro, sempre lo stesso non profit, deve essere in grado di apprezzare gli sforzi di chiunque cerchi di soddisfare una lacuna sociale.

Il ruolo del non profit dovrebbe essere anche quello di intercettare possibili disagi emergenti e latenti, nel caso specifico di ADRO, il primo interlocutore ad intervenire rispetto alla decisione del Sindaco doveva essere il non profit (magari lo ha anche fatto ma di certo non è emerso dalla cronaca), attraverso la propria rete di relazione, di conoscenze, ma anche di azioni concrete sul territorio. Immaginate un non profit che di fronte ad una decisione istituzionale, decida di muovere la collettività verso un ragionamento non scontato, avviando quindi un canale di finanziamento finalizzato ad un bisogno emergente, sarebbe stato sicuramente di tutt’altro impatto, e probabilmente certe affermazioni non sarebbero mai emerse.

Il ruolo quindi del terzo settore si trova continuamente, ed il caso di ADRO ne è un esempio, a confrontarsi con situazioni che sono al confine di una realtà fino ad ora immaginata, e con molta timidezza si trovano a gestire. Fare lo sforzo di uscire dai propri schemi consolidati ed interagire con il mondo delle istituzioni in maniera più decisa, senza temere le conseguenze, assegnerebbe al non profit un ruolo di protagonista nella definizione di un welfare che sempre più spesso viene confuso o non compreso.

C’era una volta la convention!!!

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Viene presentato oggi a Milano da Andrea Beretta il libro “C’era una volta la convention” edito da Il sole 24 ore e scritto da tre amici: Andrea Notarnicola, Piero Pavanini e Massimo Morga. All’interno del libro troverete in appendice uno spazio, scritto dal sottoscritto, riservato ad un format particolare di convention di cui vi ho più volte parlato su questo blog, si tratta del Social Training Event™. Ho avuto infatti il piacere di descrivere questa particolare metodologia di evento che unisce e soddisfa contemporaneamente tre esigenze aziendali:

·         rappresenta un momento di confronto e di comunicazione interna

·         si basa su attività di team building

·         rappresenta un’azione di corporate social responsibility.

La convention quindi può assumere forme differenti da quelle a cui spesso siamo abituati a pensare, il libro fornisce interessanti spunti di riflessioni su un nuovo modo di concepire momenti di aggregazione e di confronto all’interno delle organizzazioni aziendali

La raccolta termininerà il 30 aprile

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grazie-24-oreVi aggiornerò appena possibile sui contributi raccolti. Grazie a tutti per l’impegno e il sostegno all’iniziativa.

Brunetta e il management sostenibile

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C’è una domanda che mi tormenta: il management sostenibile può interessare anche la pubblica amministrazione? Fino a qualche tempo fa avevo qualche dubbio, non tanto per l’efficacia che tale approccio può avere sulla pubblica amministrazione, quando per la complessità organizzativa che la contraddistingue. Tale complessità tra l’altro aggravata da un Ministro (Brunetta) con buoni propositi ma con altrettanto grande confusione.

La risposta alla domanda tuttavia l’ho trovata qualche giorno fa sulle pagine di alcuni quotidiani. Circa un mese fa infatti un articolo di Marco Morino sul Sole 24 ore titolava:” L’Atm taglia i maxi stipendi dei dirigenti. – La società milanese dei trasporti introduce una politica delle retribuzioni legata agli obiettivi”, la mia prima e naturale affermazione è stata: finalmente!

Finalmente anche nel pubblico si inizia a ragionare per obiettivi e performance, infatti il piano di Catania, presidente ed amministrazione delegato di Atm Milano, mira a radicare la cultura dell’efficienza a tutti i livelli aziendali a partire da quelli più elevati. Una notizia dunque che si allinea con approcci manageriali moderni e che prevede tra l’altro di ripensare l’organizzazione in un’ottica di miglioramento anche della soddisfazione dei clienti. Pochi giorni fa ho letto un’altra notizia apparentemente allineata con la precedente, ma con alcune sfumature differenti. Un articolo di Marco Rogari titolava: “Dirigenti: premi in bilico – Nei piani del governo penalità ai responsabili di uffici inefficienti”, anche in questo caso la risposta più semplice da dare poteva essere: finalmente!, tuttavia in questo caso occorre una riflessione più profonda per evitare di commettere l’errore della superficialità di analisi.

Apparentemente i due casi potrebbero essere simili, in realtà, se nel primo caso c’è l’intento dell’Amministratore Delegato di ATM  Catania nel voler riorganizzare la struttura di ATM partendo dall’alto con un progetto che mira a trasformare la cultura aziendale di ATM, nel secondo caso si punta il dito solamente sull’inefficienza dell’apparato statale indicando come responsabile i dirigenti, senza indicare un reale progetto di riorganizzazione.

Nessuno vuole escludere una reale responsabilità dei dirigenti in questione, tuttavia partire indicando come soluzione l’introduzione di sanzioni amministrative, non è sicuramente la strada migliore per trasformare il sistema della pubblica amministrazione. Il rischio di innescare un processo causa-effetto avrà conseguenza positive probabilmente nel breve periodo, ma ovviamente non nel medio e lungo periodo. Le ripercussioni di una simile presa di posizione potrebbero produrre effetti devastanti che certo non aiuteranno il cittadino.

Il rischio che i Dirigenti scarichino sui loro primi riporti e successivamente su funzionari ed operatori il carico di responsabilità è evidente. Tale scarico di responsabilità, tuttavia se non governato da un mirato adeguamento organizzativo, rischia di non produrre effetti migliorativi se non continuamente minacciato e/o controllato, ovvero rischia quindi di non essere per niente efficace.

Se tali scelte non vengono accompagnate da una reale volontà di miglioramento che passa attraverso anche ad una co-responsabilizzazione di tutte le persone che appartengono all’organizzazione, difficilmente si potrà pensare in un miglioramento strutturato dell’attuale situazione in cui naviga la P.A.

Mi sembra più uno slogan ministeriale “Più efficienza, più efficienza, più efficienza” che non un reale e serio intervento all’interno del settore della pubblica amministrazione, azioni simili consentiranno solamente di disporre di un miglioramento significativo nei prossimi due mesi (forse), periodo sufficiente per dichiarare ai media l’efficacia dell’azione per poi passare nel dimenticatoio.

La vera sfida tuttavia è quella di misurare il miglioramento in un periodo un po’ più lungo rispetto ai tempi della politica, considerando le ricadute sull’agire delle singole persone, sul senso di appartenenza, sulla motivazione e soprattutto sulla coerenza delle azioni che potrebbero essere intraprese