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Ferrero vince su Google: quando la sostenibilità fa la differenza

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ferrero albaE’ stata recentemente presentata la ricerca realizzata da Universum (pubblicata anche su corriere.it) che ha coinvolto oltre 20.000 studenti relativa al posto ideale in cui lavorare, e per la prima volta Ferrero non solo è al primo posto ma ha superato Google che negli ultimi anni è risultata prima in classifica in diverse ricerche analoghe.

Secondo Giovanni Ferrero Amministratore Delegato di Ferrero, il motivo di tale risultato è dovuto al fatto che Ferrero è realmente un’azienda “glocal”, un termine che non trova migliore aderenza rispetto alla realtà Ferrero. Leggi il seguito di questo post »

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Ancora Luxottica!

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Rientrare al lavoro dopo le vacanze non è mai semplice, altri ritmi, altri pensieri (e quest’estate i pensieri rispetto al nostro futuro sono stati parecchi….), altre priorità, c’è però una notizia che forse è passata inosservata a molti, ma che sicuramente può essere considerata confortante ed un possibile punto di arrivo rispetto alle tendenze manageriali.

In occasione dell’anniversario della fondazione, Luxottica, (Leonardo del Vecchio) ha voluto regalare a tutti i dipendenti delle azioni in funzione dell’anzianità aziendale, il motivo è semplice come emerge dalla dichiarazione di Del Vecchio:  “Tramite questa operazione abbiamo voluto ringraziare in maniera concreta le persone dei nostri stabilimenti per l’impegno e la passione mostrati in questi anni: sono infatti le persone a determinare ogni giorno il vero successo di lungo periodo delle nostre imprese”.

Si tratta di circa 7 milioni di euro distribuiti in oltre 350.000 azioni. Ciò che conta non è il ruolo, ma quanto tempo ha investito il collaboratore in Luxottica.

Qualcuno potrebbe pensare che sia solo un gesto simbolico, poche migliaia di euro non cambiano la vita… può anche essere vero, ma è sufficiente essere stati almeno una volta ad Agordo per capire che la sfida verso la competitività globale, la si poteva vincere solamente con una cultura aziendale realmente orientata alle persone, alle famiglie e a tutto quello che può rientrare nel più ampio concetto di welfare aziendale.

Come può un’impresa multinazionale avere uno stabilimento in montagna, senza essere vicino a grandi vie di comunicazione, piattaforme logistiche, centri finanziari di rilievo? Semplice basta osservare il sistema Luxottica per capirlo. Non è sempre necessario omologarsi ad altri per essere un’azienda di successo, il successo del nostro paese è formato anche da realtà che si identificano con territori marginali, e proprio per questo motivo il legame con il territorio si è trasformato da vincolo a reale opportunità.

Lo stesso esempio, già citato più volte, è rappresentato da Ferrero, altra realtà multinazionale, che ha un vero cuore pulsante nelle campagne delle langhe, una dei pochi territori del nord Italia, sprovvisti di autostrade e aeroporti vicini.

Gli elementi di successo sono quindi altri, Luxottica, Ferrero, ed altri esempi minori, hanno sviluppato consapevolmente o inconsapevolmente negli ultimi 30 anni una propria teoria di gestione degli stakeholder che ora è in grado di garantire risultati in termini di competitività importanti.

Ancora una volta Luxottica ha dimostrato di avere le idee ben chiare rispetto allo sviluppo, al futuro e agli ingredienti necessari per riuscire ad essere più competitivi in un mondo senza valori, regole o limiti.

Finalmente anche Ferrero….

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Si, finalmente anche Ferrero si è dotata di un report di sostenibilità; dico finalmente perché forse Ferrero è una delle poche realtà italiane (ed aggiungerei europee) a portare nel suo dna azioni e comportamenti responsabili e sostenibili sin dall’origine. Il report a differenza di altre aziende potrebbe rappresentare  forse uno strumento superfluo, ma assolutamente indispensabile per tracciare un percorso cinquantennale all’insegna della responsabilità sociale d’impresa.

Ferrero, come ho già scritto più volte su questo blog, ha saputo costruire un sistema impresa che ha fondate radice nel tessuto sociale, intrecciando il business alle azioni di sviluppo territoriale e sociale.

Oggi Ferrero è qualcosa di diverso rispetto alla bottega nata nel 1946, tuttavia ha continuato ad investire in una visione strategica in grado di tener conto delle esigenze di tutti i suoi stakeholders.

Il report può essere scaricato sul sito internet http://www.ferrero.com

In merito al report non ho nulla da commentare, risponde agli standard internazionali, è completo, chiaro ed in grado di far emergere le principali azioni che hanno tracciato lo sviluppo socialmente responsabile dell’azienda.

Anche la Pasqua è innovazione: auguri a tutti!

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Colgo l’occasione per augurare a tutti una buona pasqua ricca di serenita, parlandovi dell’uovo di Pasqua.

Quando ero bambino, esistevano ovviamente molte meno varietà di uovo, e soprattutto i più ambiti erano quelli prodotti dalle note case produttrici di cioccolato, non solo per erano di qualità assolutamente superiore, ma anche perchè spesso contenevano una sorpresa più interessante. I cambiamenti degli scenari competitivi hanno influenzato anche il mercato delle uova pasquali, trasformandolo da mercato di assoluto dominio dei cioccolatieri, in mercato dominato dai produttori di giochi.(per un qualuqnue gourmand questo cambiamento rappresenta una terribile situazione). Appare quasi incredibile che un mercato che sembrava non temere concorrenza abbia subito inerme un’aggressione senza precedenti, spostando il focus dalla qualità del cioccolato a quello della sorpresa.

Perchè i cioccolatieri non hanno saputo interpretare questo bisogno? Perchè i cioccolatieri non si sono attrezzati per inserire all’interno delle loro uova di qualità, i giochi più ambiti dai bambini? Oggi rispondere può essere tanto banale quanto complesso, tuttavia è ovvio che le ortodossie dei cioccolatieri probabilmente hanno impedito di cogliere i confini del business delle uova pasquali. Ci sono alcune eccezioni, prima tra tutte la sempre leader Ferrero, che negli ultimi dieci anni soprattutto ha saputo sfruttare (forse in ritardo)  il fenomeno ovetto Kinder, facendolo diventare ovone Kinder.

Questo nuovo scenario ha portato i bambini ad essere più felici, ma non i genitori che si ritrovano con una casa piena di cioccolato di scarsissima qualità…. è proprio vero, sto invecchiando, ma in questo caso….”si sitava meglio quando si stava peggio….” Auguri a tutti!

Controtendenza: aziende famigliari aziende del futuro?

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Se fino a qualche anno fa era opinione diffusa che il modello di gestione famigliare delle aziende  fosse indicatore di poca lungimiranza manageriale segnato da un marcata impronta gerarchica, sono sempre più i segnali che segnalano una reale e forse inaspettata controtendenza.

La gestione famigliare porta con se dei limiti dati spesso dalla sovrapposizione o dall’interferenza  tra la proprietà e il management dell’azienda, contraddistinto da una visione famiglia-centrica, molto centrata sul un grande allineamento ma una scarsa autonomia operativa.

Negli ultimi mesi ho avuto tuttavia segnali diversi, anche forti rispetto alla gestione famigliare d’azienda, ci sono in realtà tre casi tra loro singolari con le pur dovute differenze. Partiamo dall’azienda più grande che prenderò in considerazione, si tratta di Ferrero, mi rendo conto che definire famigliare la gestione di Ferrero sia per lo meno limitativa vista la leadership indiscussa che esercita nel mercato mondiale del cioccolato, tuttavia leggendo e approfondendo la vicenda della possibile acquisizione di Cadbury emerge chiaramente dalla voce dei dipendenti (e non parlo ovviamente solo di manager) o più in generali degli cittadini di Alba (sede di Ferrero) una indiscutibile impronta della famiglia Ferrero nel vivere ed interpretare il lavoro all’interno dell’azienda. Molti degli dipendenti intervistati per ottenere opinioni circa la decisione di acquisire Cadbury hanno risposto in maniera univoca, qualunque sia la decisione presa dalla famiglia sarà la giusta decisione, che letto in un altro modo può stare a significare due cose: a) meglio non esporsi e non dare opinioni, oppure b) siano sicuri che la famiglia Ferrero come ha sempre fatto, prendererà la migliore decisione per riuscire a far il meglio per se e per i dipendenti, saprà quindi agire, usando altri termini, con la logica del buon padre di famiglia. Questa seconda interpretazione è forse la migliore risposta che un manager vorrebbe ricevere di fronte a scelte talvolta difficili e imprevedibili, frutto di un lavoro di confronto, di ascolto ma anche fatto di esempi e stimoli che ha permesso di costruire un modello di management si famigliare ma anche forse quanto più sostenibile di ciò che si possa pensare.

Altro esempio è dato da un’azienda più piccola di Ferrero, la Mantero di Como, che produce cravatte in seta. Ha fatto notizia nelle scorse settimana la notizia che Moritz Mantero proprietario al 90% dell’azienda di famiglia ha messo mano al portafoglio impegnando 5 milioni di euro del suo patrimonio personale al fine di rilanciare l’attività alla quale ha dedicato una vita. Iniziativa assolutamente lodevole che denota valori che in molti settori o ambiti sono del tutto scomparsi (forse non son mai esistiti….), tuttavia l’elemento che  maggiormente mi ha colpito è un altro;  è stato il modo in cui Mantero descrive il modo  di lavorare all’interno della sua azienda: “questa è un’azienda vecchia maniera, qua si fanno ancora le feste quando un dipendente compie quindici anni di anzianità. Mi creda: un imprenditore non pensa che il profitto sia tutto” (intervista apparsa sul La Stampa mercoledì 13 gennaio 2010). In queste poche righe traspare il senso forse anche gerarchico e autoritario ma del tutto coerente con la passione e con l’impegno che il manager e proprietario Mantero ha messo all’interno della organizzazione, impegnandosi anche a trasferire ai propri dipendenti   un senso di appartenenza e di “benessere” manageriale, che non è cosa comune trovare in altre realtà.

Ultimo esempio è dato da Franco Oberti, anni 77, manager e proprietario di Astra refrigeranti, azienda specializzata in sistemi di raffreddamento all’avanguardia. Astra è una realtà che fattura circa 21 milioni di euro, certo briciole rispetto a Ferrero, tuttavia lo spirito che contraddistingue Oberti rientra nella sfera della managerialità sostenibile. Di fronte a momenti di crisi come quelli del 2009, Oberti a 76 ha deciso di investire ancora della propria attività costruendo ed aprendo un nuovo stabilimento fornendo nuovi posti di lavoro e puntando sull’attenzione alla ricerca e allo sviluppo. Anche in questo caso quali messaggi potranno arrivare ai dipendenti di questa azienda di fronte ad una decisione certo non semplice di raddoppiare la propria attività in assoluta controtendenza rispetto a oltre altre realtà economiche.

Se non si tratta di un azzardo, cosa che escludo vista la storia di Astra refrigeranti, azienda presente sul mercato dal 1959, i messaggi che potranno arrivare ai dipendenti di Oberti, saranno molteplici primo tra tutto la passione combinata con la competenza e la visione strategica di un disegno di sviluppo. Per crescere un’azienda simile ha la necessità, più di altre, di poter disporre di persone che condividono e sappiano interpretare le decisioni del management nell’ottica di sviluppo.  Anche in questo caso siamo della condizione in cui una giusta decisione del management può portare ad una benessere maggiore dell’azionista ma anche di chi lavora all’interno dell’organizzazione. Oberti ha dalla sua un’altra esperienza significativa che pesa sulle spalle di Astra, nel 1994 durante l’alluvione che colpì tutto il Piemonte, subì notevoli danni, tanto che la decisione di chiudere e non riaprire più poteva realmente essere presa in considerazione, tuttavia grazie alla partecipazione di tutti i collaboratori di Astra, nel giro di tre mesi furono in grado di ripartire ancora più determinati di prima. La condivisione di un successo o di una crisi non può che essere sempre vissuta coinvolgendo chi ha i meriti o le responsabilità del successo o della crisi stessa.

La vera rivoluzione o meglio evoluzione dei modelli manageriali evoluti vede una convergenza tra la visione famigliare dell’organizzazione (intesa come negli esempi raccontati), tra la responsabilità sociale e il la redditività.

Non so se sia un ritorno alle origini, sono tuttavia convinto che in moltissimi imprenditori italiani sia latente un approccio manageriale sostenibile più di quando non lo sia in grandi realtà, la vera sfida sarà quella di riuscire a tradurre in un metodo strutturato i principi necessari per governare i prossimi certi cambiamenti a cui saranno sottoposte le nostre aziende.