competitività

Lateral Recruitment

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Ho già parlato lo scorso anno di questo tema, vorrei solo quindi approfondire e ribadire un concetto che ritengo fondamentale per ogni azienda che voglia proiettarsi in una nuova dimensione arricchendo la propria organizzazione di stimoli e visioni nuove ed innovative.

 

Il reclutamento laterale, si traduce infatti nella volontà di sostituire (quasi sempre si tratta di sostituzione) o integrare un nuovo ruolo all’interno dell’organizzazione, cercando profili professionali che appartengano a settori diversi rispetto a quello in cui opera l’organizzazione. Apparentemente fare reclutamento laterale non dovrebbe comportare particolari difficoltà, nella realtà dei fatti così non è. Speso la volontà di cercare persone con esperienze differenti si traduce all’interno delle organizzazioni in una serie infinite di resistenze, che impediscono la trasversalità delle esperienze. Molte realtà sono ancora ancorate a pregiudizi e convinzioni che fanno fatica a reggere rispetto al contesto sempre più interconnesso in cui vivono ed operano le aziende. Leggi il seguito di questo post »

A che cosa serve il Sindacato?

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Il primo post dell’anno lo voglio dedicare ad uno dei temi più caldi del presente e del prossimo futuro. Il titolo del trae origine dal un interessante e ancora attuale (tenendo conto che la prima edizione è del 2005 e che in 7 anni il mondo è radicalmente cambiato) libro di Piero Ichino intitolato appunto “A cosa serve il sindacato?”

Rileggendo il libro a distanza di qualche anno la risposta alla domanda sembra realmente scontata, tanto che potrei tranquillamente affermare che i sindacati di oggi non servono a nulla, anzi…..

Tuttavia questa superficiale interpretazione va argomentata per riuscire a capire se realmente nel 2012 il sindacato così come lo intende il lavoratore comune abbia ancora senso di esistere oppure sia arrivata l’ora di un vera rivoluzione che faccia cambiare faccia al sindacato e ai suoi rappresentanti. Leggi il seguito di questo post »

Ancora Luxottica!

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Rientrare al lavoro dopo le vacanze non è mai semplice, altri ritmi, altri pensieri (e quest’estate i pensieri rispetto al nostro futuro sono stati parecchi….), altre priorità, c’è però una notizia che forse è passata inosservata a molti, ma che sicuramente può essere considerata confortante ed un possibile punto di arrivo rispetto alle tendenze manageriali.

In occasione dell’anniversario della fondazione, Luxottica, (Leonardo del Vecchio) ha voluto regalare a tutti i dipendenti delle azioni in funzione dell’anzianità aziendale, il motivo è semplice come emerge dalla dichiarazione di Del Vecchio:  “Tramite questa operazione abbiamo voluto ringraziare in maniera concreta le persone dei nostri stabilimenti per l’impegno e la passione mostrati in questi anni: sono infatti le persone a determinare ogni giorno il vero successo di lungo periodo delle nostre imprese”.

Si tratta di circa 7 milioni di euro distribuiti in oltre 350.000 azioni. Ciò che conta non è il ruolo, ma quanto tempo ha investito il collaboratore in Luxottica.

Qualcuno potrebbe pensare che sia solo un gesto simbolico, poche migliaia di euro non cambiano la vita… può anche essere vero, ma è sufficiente essere stati almeno una volta ad Agordo per capire che la sfida verso la competitività globale, la si poteva vincere solamente con una cultura aziendale realmente orientata alle persone, alle famiglie e a tutto quello che può rientrare nel più ampio concetto di welfare aziendale.

Come può un’impresa multinazionale avere uno stabilimento in montagna, senza essere vicino a grandi vie di comunicazione, piattaforme logistiche, centri finanziari di rilievo? Semplice basta osservare il sistema Luxottica per capirlo. Non è sempre necessario omologarsi ad altri per essere un’azienda di successo, il successo del nostro paese è formato anche da realtà che si identificano con territori marginali, e proprio per questo motivo il legame con il territorio si è trasformato da vincolo a reale opportunità.

Lo stesso esempio, già citato più volte, è rappresentato da Ferrero, altra realtà multinazionale, che ha un vero cuore pulsante nelle campagne delle langhe, una dei pochi territori del nord Italia, sprovvisti di autostrade e aeroporti vicini.

Gli elementi di successo sono quindi altri, Luxottica, Ferrero, ed altri esempi minori, hanno sviluppato consapevolmente o inconsapevolmente negli ultimi 30 anni una propria teoria di gestione degli stakeholder che ora è in grado di garantire risultati in termini di competitività importanti.

Ancora una volta Luxottica ha dimostrato di avere le idee ben chiare rispetto allo sviluppo, al futuro e agli ingredienti necessari per riuscire ad essere più competitivi in un mondo senza valori, regole o limiti.

Se gli stipendi scendono troppo la competitività diminuisce

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Esiste una correlazione tra gli stipendi, l’impegno e la competitività di un’impresa? I ragionamenti sul triplice legame tra motivazione, soddisfazione e retribuzione sono stati approfonditi negli anni da molti esperti del settore, la letteratura è infatti ricca di interessanti teorie che ogni giorno possono trovare riscontro all’interno di molte organizzazioni aziendali. Il focus di questo post è tuttavia un altro.

In seguito alla grande recessione del 2008-2009 il fenomeno della diminuzione degli stipendi (soprattutto americana) ha subito un’accelerazione incredibile tanto da diventare un fenomeno economico e manageriale preoccupante. Ciò che appare ancora più preoccupante sono i comportamenti dei datori di lavoro. Leggi il seguito di questo post »

One4C di Unicredit e l’irresponsabilità del sindacato

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Circa un anno fa il Consiglio di Amministrazione di Unicredit presentava il progetto “One4c” ovvero un progetto di cambiamento culturale finalizzato ad incrementare la soddisfazione dei clienti e la vicinanza con il territorio. Il progetto si basa anche su una riorganizzazione finalizzata a creare una maggiore risposta alle mutevoli esigenze della clientela.

Leggendo la presentazione effettuata il 15 dicembre 2009 all’interno del CdA emerge un buon progetto utile ad innescare un necessario cambio di marcia della più importante organizzazione bancaria italiana.

Ad un anno di distanza possiamo iniziare ad analizzare gli effetti del progetto, in particolare occorre soffermarsi sul  ruolo assunto dai sindacati in questa operazione. Leggi il seguito di questo post »

University social responsibility?

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La responsabilità sociale potrebbe partire iniziare ad essere sviluppata delle Università, non solo come materia di insegnamento, ma come vero e proprio atteggiamento responsabile, come modello di sviluppo di un territorio.

Non è tuttavia esattamente quello che è accaduto a molte università italiane ed in particolare al Politecnico di Torino.

Alcuni anni fa molte città di provincia sino viste “invadere” da molti atenei prestigiosi, che a seguito di strategie di sviluppo finalizzate a far crescere il numero di iscritti, hanno deciso di aprire molte sedi decentrate, senza tuttavia ponderare: la concentrazione di Atenei già presenti sul territorio, la facilità di mobilità crescente degli studenti e soprattutto le possibili offerte di lavoro emergenti sul territorio in funzione delle nuove competenze disponibili. Leggi il seguito di questo post »

Turbolenza, sostenibilità manageriale e competitività, atto III. Ci casca anche Ducati

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Qualche mese fa scrissi un post intitolato “Turbolenza, sostenibilità manageriale e competitività tre fattori che non sempre seguono direzioni unitarie”   con l’obiettivo di far emergere il rapporto tra la turbolenza dei mercati, il management sostenibile e la competitività, prendendo come esempio un mercato poco turbolento (rispetto ad altri)  come quello dell’acciaio. La questione al centro di ogni controversia sindacale si riferiva infatti al cambio tuta, operazione per la quale i sindacati erano a richiedere un riconoscimento temporale di alcuni minuti al giorno, in quanto tale operazione ritenuta propedeutica alla sicurezza. Leggi il seguito di questo post »

Uomini e donne

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Era il 1977 quando venne approvata la famosa legge 903 la c.d. legge (Anselmi) sulle pari opportunità.  Sono passati trentatre anni, un tempo sufficientemente lungo si potrebbe pensare, per  affermare che il problema delle parità di trattamento tra uomini e donne sia definitivamente risolto, in realtà possiamo tranquillamente affermare il contrario; pur essendo passato un terzo di secolo, il problema in Italia (e non solo) esiste ed è ben radicato.

Andando a consultare la relazione annuale della Banca d’Italia, si legge a pagina 106 un dato drammatico relativo alla parità di retribuzione tra uomini e donne, un dato che a dire il vero segna una costante nel tempo. Leggi il seguito di questo post »

Eataly: l’Apple italiana!

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Facendo lo sforzo di immaginare una realtà imprenditoriale italiana che assomigli a ciò che oggi rappresenta Apple, mi viene sempre più spesso in mente Eataly, che proprio ieri ha aperto un punto vendita anche a New York, inaugurando quello che ad oggi è il più grande mercato gastronomico di prodotti italiani in USA.

Per qualcuno l’accostamento tra Apple e Eataly potrebbe essere azzardato, in realtà le affinità sono più di una soprattutto per la capacità di entrambe di aver saputo inventare e creare un nuovo mercato di riferimento che prima di allora non esisteva; a questo potremmo aggiungere la capacità, ma soprattutto la visione dei due fondatori di un mondo diverso e di scenari competitivi diversi e meno ortodossi.

L’elemento più affascinante di entrambe le realtà, ma soprattutto di Eataly, che opera in un business ultra consolidato, è ed è stata la capacità di saper interpretare e creare una nuova cultura gastronomica attingendo da ciò esiste da sempre, ovvero dalla cultura e dai territori che producono le eccellenze alimentali italiane.

Leggendo l’articolo di Oscar Farinetti su La stampa di ieri, emerge ancora di più la capacità di un imprenditore che continua ad essere dotato di un elemento che è in grado, sempre più spesso di generare innovazione: la curiosità.

Farinetti afferma che l’idea di Eataly New York, è maturata oltre tre anni, ma che appunto tre anni fa aveva un’idea di Eataly completamente differente rispetto a quella di oggi, è mutata nel tempo, perdendo quella presunzione che probabilmente avrebbe compromesso il successo.

Ha saputo in altre parole uscire da ogni paradigma legato alla cultura gastronomica americana, immaginando e riuscendo a sfruttare la contaminazione tra le culture (non solo da un punto di vista gastronomico),  assaporando e valorizzando ciò che di buono è presente sui territori americani affiancandoli alla nostra tradizione.

Di Apple non ce ne sono molte,  soprattutto in Italia, il fatto di essere riusciti a creare una realtà come Eataly, che oggi si affaccia su uno scenario globale non è sicuramente uno scherzo e per tale motivo vale la pena capire i motivi del successo per poter replicare anche in altri contesti. Ognuno di noi può immaginare per la propria organizzazione percorsi differenti, bisogna aver il coraggio di proporre e la capacità di ascoltare le proposte.

Conoscenza o visione?

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Il grande dilemma; è più utile all’organizzazione una persona competente in grado di conoscere verticalmente il mercato in opera la propria impresa, oppure una persona meno specializzata nella conoscenza del mercato ma in grado di uscire dalle ortodossie legate al business , ovvero dotata di una capacità di visione allargata?

Spesso capita di osservare che molte aziende scelgono, in caso di sostituzione (turnover volontario)  di figure chiave all’interno della propria organizzazione, profili provenienti da settori concorrenti o comunque molto simili rispetto al business trattato. Si tratta di un fenomeno che probabilmente è in diminuzione ma che ancora oggi persiste, quasi fosse una regola.

Siamo sicuri che sia la scelta giusta? E’ evidente che conoscere il mercato (nella sua accezione più allargata) può essere utile per riuscire in poco tempo a comprendere le scelte stratetiche intraprese dall’azienda, tuttavia è anche vero che se si ha intenzione di innovare scelte e approcci forse risulta più utile inserire nell’organizzazione persone dotate di competenze manageriali di alto profilo ma appartenenti a settori non strettamente correlati.

Sempre più spesso risulta difficoltoso prevedere i nuovi cambiamenti dello scenario competitivo, quindi il requisito della conoscenza passata del mercato non assicura la comprensione delle dinamiche future dello stesso, anzi in alcuni casi può risultare un fattore vincolante alla capacità di immaginare un futuro diverso.

Se a questo sommiamo la turbolenza degli scenari (tema trattato più volte in questo blog) confermiamo la necessità di disporre di una classe dirigenziale più orientata all’innovazione che non al consolidamento.