Serve ancora timbrare il cartellino?

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Francamente penso di no! Il problema del timbrare o meno il cartello non rientra solo in una logica di controllo/fiducia che condiziona la cultura aziendale, va ben oltre. Timbrare o strisciare il badge identifica principalmente il lavoro come l’occupazione del tempo di una risorsa, spesso,  non sempre, poca importa cosa fai e come lo fai. Questo concetto di lavoro ha condizionato sia le organizzazioni che il pensiero del lavoratore, ed a volte si è verificato un condizionamento involontario reciproco.

Il lavoro è tempo? Certamente si, tuttavia non solo. La contraddizione più evidente emerge quando all’interno delle aziende vengono attivati piani di sviluppo del personale fatti di importanti iniziative di formazione finalizzati a crescere l’autonomia e la responsabilità, ed allo stesso tempo esiste il rito del timbro del cartellino. Pensate a quale messaggio contradditorio da il management chiede alle proprie persone di essere responsabili e allo stesso tempo mantiene in vita un sistema retributivo basato sui minuti di lavoro (che ovviamente vengono sottratti se si timbra in ritardo).

Anche da punto di vista individuale i condizionamenti sono evidenti; quante volte abbiamo sentito nei corridoi la frase: “questo lo inizio domani mattina altrimenti timbro in ritardo”, oppure: “non voglio regalare neppure un minuto a quest’azienda”, frasi che identificano il lavoro solo come tempo trascorso all’interno di un’organizzazione, perdendo di vista il concetto che lavorare significa portare un contributo di valore, quasi indipendente dal tempo. Dico quasi perché in molti casi il limite di orario è necessario per tutelare il lavoratore. Questo limite di salvaguardia in molti casi è diventato uno standard.

Il fenomeno del timbro del cartellino apparentemente non interessa tutta la popolazione aziendale, ma solo i livelli professionali meno strutturati e più operativi, tuttavia come accennato condiziona indirettamente tutta la cultura aziendale.

Se il problema è la responsabilizzazione, il cartellino non aiuta.

Se il problema è il controllo, il cartellino non aiuta.

Se il problema è la fiducia, il cartellino non aiuta

Se il problema è la produttività, il cartellino non aiuta

Se il problema è il coinvolgimento, il cartellino non aiuta

Se il problema è contabile, il cartellino aiuta, ma crea altri problemi.

Se il problema è la puntualità il cartellino aiuta, ma crea altri problemi

In altri termini occorre ripensare, dove ancora è in uso il timbro del cartellino,  ad un sistema retributivo maggiormente svincolato dalla presenza fisica oraria, ed una cultura maggiormente orientata all’autonomia delle persone.

Era il 1975 quanto Paolo Villaggio in “Fantozzi” presentava uno spaccato ridicolo del timbro del cartellino, sono passati quali 40 anni e siamo ancora qui a parlarne.

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Un pensiero riguardo “Serve ancora timbrare il cartellino?

    Paola ha detto:
    novembre 8, 2017 alle 8:19 pm

    se le ore di lavoro non vengono pagate tutte … il cartellino aiuta :-O

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