sostenibilità

Una nuova definizione di Management Sostenibile

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evoluzione-2017

Sono passati circa 10 anni dalla prima definizione di management sostenibile. Il concetto di contaminazione tra profit e non profit era uno dei pilastri di base dell’ispirazione, a questo ho unito una nuova visione e analisi delle prassi di CSR che allora stavano crescendo in maniera sicuramente interessante. La contaminazione e la sostenibilità rappresentando quindi gli ingredienti fondamentali di un modo diverso di interpretare il modo di gestire le imprese, ma soprattutto le persone.

La nascita di questo blog non voleva e non vuole essere una sintesi o un bignami delle più emergenti teorie manageriali, ma un osservatorio della realtà quotidiana vista con lenti di osservazioni differenti. Leggi il seguito di questo post »

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Crescere con rispetto

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crescere-con-rispettoGiovedì 24 novembre inizia un ciclo di incontri finalizzato ad innescare un confronto tra impresa, comunità e pubblica amministrazione presso un distretto industriale a me molto caro. La mia città Valenza, è sede di uno dei più importanti distretti industriali italiani ed è per tale motivo che ho accettato con piacere di sostenere questo tipo di iniziativa. Nessuna ricetta pre confezionata, nessuna certezza, solo la voglia di mettere a confronto esperienze e modi di fare impresa, o meglio di fare sistema diversi che guardano con interesse alla capacità competitiva e alla sostenibilità.

Si parte con Olivetti, con la sua storia, con la sua visione e con il suo concetto di sistema. Dal mio punto di vista porterò un contributo sul legame esistente tra la CSR, il business e il territorio. Capisco che la location non sia abituale, ma invito chi è nelle vicinanze a partecipare ad una serata sicuramente diversa. Con me Emanuela Ceva,  professore associato di filosofia politica dell’Università di Pavia, e Michele Filippo Fontefrancesco, antropologo presso l’Università di Scienze Gastronomiche e la Durham University. Ci vediamo giovedì alle 21.00 presso il Centro comunale di Cultura a Valenza (AL) in piazza XXXI Martiri.

 

Titan, Goodyear e la conseguenza delle azioni insostenibili

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www.ansa.it
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E’ di questi giorni la vicenda che ha visto sotto i riflettori lo stabilimento Goodyear di Amiens in Francia, dove oltre 1100 lavoratori stanno rischiando i proprio posto di lavoro.

La scelta di Goodyear è dettata da una scarsa produttività dello stabilimento, scelta immediatamente contestata dal sindacato Cgt che al contrario afferma nel 2013 i ricavi dello stabilito sono aumentati del 51%. Si tratta di una tipica, quanto triste situazione che anche in Italia abbiamo più volte avuto occasione di assistere. Rispetto ad altre vicende analoghe questa ha una sua particolarità per il fatto che il governo Francese ha cercato di trovare una soluzione individuando nel produttore Titan, gigante americano dei pneumatici agricoli e già produttore di pneumatici Goodyear, un possibile acquirente dello stabilimento. Leggi il seguito di questo post »

Azienda-territorio un legame necessario

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Ai-Lavoratori_Copertina-Stampal legame  tra un’azienda e il suo territorio di riferimento sembra aver perso di significato pensando all’ottica internazionale che molte realtà aziendali hanno e stanno assumendo.

In realtà sia che si tratti di un impresa locale o  internazionale esiste un legame che non può non essere considerato tra il territorio in cui nasce l’impresa e l’impresa stessa.

Negli scorsi giorni ho avuto modo di leggere il discorso che Ariano Olivetti fece ai lavoratori del nuovo stabilimento di Pozzuoli, al momento dell’inaugurazione. Siamo nel 1955, quindi oltre 55 anni fa, eppure l’attualità del discorso è affascinante e soprattutto molto condivisibile.

In sintesi, leggendo tra le righe del discorso, (con il senno di poi), emerge una chiara visione di ciò che era necessario e non accessorio per riuscire a far diventare uno stabilimento di eccellenza nato in un territorio non propriamente semplice dal punto di vista dello sviluppo industriale. Leggi il seguito di questo post »

Sosteniblità, innovazione, diversificazione: l’esempio Illy

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 Vi segnalo questa interessante intervista a Riccardo Illy pubblicati ieri su La Stampa.it

Entri alla Illy e in quella che chiamano «la galleria» – uno spazio per l’ospitalità – ti imbatti subito in «Illetta», la progenitrice delle moderne macchine per l’espresso da bar. La progettò nel 1935 Francesco Illy, il fondatore. Illetta sembra un’opera d’arte futurista. A pochi metri di distanza è esposto il primo barattolo pressurizzato per il caffè, anche quello opera dell’ingegno di Francesco Illy. Sono lì, Illetta e il barattolo, quasi a ricordare che una delle parole d’ordine, qui dentro, è sempre stata, fin dagli inizi, innovazione. E un’altra è sempre stata qualità. Con internazionalizzazione e diversificazione, oggi quelle due parole d’ordine sono il mantra anti-crisi di Riccardo Illy, il presidente del gruppo. «Noi italiani avremmo di tutto – ci spiega – per uscire dal tunnel. Dobbiamo renderci conto delle nostre potenzialità».

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Ridefinire la marginalità per incrementare gli stipendi

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La media delle retribuzioni in Italia è indiscutibilmente inferiore a quella europea, i motivi che hanno portato a questa differenziazione sono molteplici, ed in alcuni casi anche giustificati da una minore produttività rispetto ad altri.

Non entrando nel merito delle cause che hanno portato a questa difficile situazione, è necessario ripensare ad un sistema in grado di riportare gli  stipendi ad un livello maggiore consentendo anche ai profili professionali più deboli di condurre una vita più sostenibile.

La crisi internazionale di questi anni ha sicuramente procurato una scrematura tra le imprese solide e proiettate in un contesto competitivo globale, e le imprese che fino a qualche anno fa sopravvivevano solamente per una posizione acquisita.

Mi riferisco quindi a tutte le imprese più forti (o più stabili), sia di grande che di medie dimensioni, invitando ad una serie riflessione sul concetto generale di marginalità o di ricavo.

In questo contesto competitivo difficile, occorre coniugare un maggior coraggio in politiche di reale responsabilità d’impresa a partire dallo stakeholder più importante: il lavoratore.

Se l’ottica d’impresa di questi ultimi 5 anni ha spostato l’attenzione su costi per riuscire ad incrementare la marginalità, è forse opportuno ripensare a questo concetto di marginalità. Leggi il seguito di questo post »

Esselunga: un’opportunità mancata

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Con l’inizio del nuovo anno è partita una piccola rivoluzione che per certi aspetti ha impattato sulla vita quotidiana di ognuno di noi, mi riferisco al definitivo abbandono del sacchetto di plastica, spesso utilizzato dalla grande distribuzione come utile soluzione per trasportare la spesa a casa.

L’eliminazione dei sacchetti di plastica permette una significativa riduzione dei danni ambientali, eliminando quindi uno strumento si utile ma anche gravemente dannoso alla salute, soprattutto in merito agli infiniti tempi di smaltimento.

Per la grande distribuzione, l’eliminazione della borsa di plastica, poteva trasformarsi in una vera opportunità, dimostrando un grande segno di maturità, responsabilità e soprattutto consapevolezza rispetto ad tematica di sostenibilità. Leggi il seguito di questo post »