Titan, Goodyear e la conseguenza delle azioni insostenibili

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E’ di questi giorni la vicenda che ha visto sotto i riflettori lo stabilimento Goodyear di Amiens in Francia, dove oltre 1100 lavoratori stanno rischiando i proprio posto di lavoro.

La scelta di Goodyear è dettata da una scarsa produttività dello stabilimento, scelta immediatamente contestata dal sindacato Cgt che al contrario afferma nel 2013 i ricavi dello stabilito sono aumentati del 51%. Si tratta di una tipica, quanto triste situazione che anche in Italia abbiamo più volte avuto occasione di assistere. Rispetto ad altre vicende analoghe questa ha una sua particolarità per il fatto che il governo Francese ha cercato di trovare una soluzione individuando nel produttore Titan, gigante americano dei pneumatici agricoli e già produttore di pneumatici Goodyear, un possibile acquirente dello stabilimento.

Titon attraverso il presidente Maurice Taylor, non solo, a detta delle cronache, ha riso in faccia al ministro per il rilancio produttivo  Arnaud Montebourg, ma si è spinto oltre dichiarando che è impossibile acquisire lo stabilimento a quelle condizione, trattandosi addirittura di un’operazione da stupidi.

Le ragioni di questa motivazione sono da ritrovarsi negli alti stipendi dei lavoratori e soprattutto nella scarsa produttività degli stessi, accusandoli di perdere metà del loro tempo in chiacchere da bar.

Ecco arrivati al punto. Si tratta di due azioni, le cui conseguenze hanno e potranno avere ripercussioni importanti rispetto alla sostenibilità del business.

Partiamo da Goodyear. E’ facile immaginare le ripercussioni indirette che questa scelta può generare in tutte le persone che lavorano per Goodyear in Francia, ma più in generale in Europa. Questa scelta determinerà una maggiore motivazione, stimolo all’innovazione, proattività e problem solving funzionale ad una riduzione degli sprechi e dei costi? Probabilmente no, ma non solo, potrebbe avere effetti controproducenti anche in ambito reputazione e di possibile scelta da parte dei clienti dello storico marchio americano, basti pensare alle recenti campagne social contro altrettanti produttori di beni che si sono comportanti in modo analogo a Goodyear. Se è vero che il tema della reputazione potrebbe non andare intaccare i profitti di Goodyear, è altrettanto vero che questa situazione può creare condizioni sfavorevoli allo sviluppo del business nel medio e lungo periodo, soprattutto in mercati maturi, ma importanti come quello europeo. Inoltre si rischia di compromettere la qualità dei prodotti a causa di una latente incertezza diffusa tra i lavoratori.

Torniamo a Titan. Le scelte e le motivazioni dichiarate da Taylor, determineranno delle conseguenze non certo positive, cerchiamo di ipotizzare quali.

Anche se le dichiarazioni di Taylor fossero state fatte solo in chiave negoziale per spuntare un prezzo migliore, potrebbero comunque generare delle conseguenze inaspettate.

Taylor ha dichiarato che vorrebbe licenziare i 1100 lavoratori per riassumerne 350 circa, ipotizzando che quel numero di lavoratori sarebbe stato sufficiente per quei livelli di produttiva. Immaginate ora i nuovi (o vecchi) 350 lavoratori che potrebbero lavorare nel nuovo stabilimento Titan: come approcceranno il nuovo lavoro? Data la situazione di crisi occupazionale, sicuramente daranno un contributo positivo, ma per quanto potrà durare questa situazione? La reputazione di Titan andrà ad impattare sui nuovi lavoratori? Il clima di minaccia servirà per generare valore per i lavoratori e per la Titan stessa.

Potrei rispondere a tutte queste domande in maniera negativa. In effetti sottovalutare il peso e gli effetti delle azioni consapevolmente o inconsapevolmente messe in atto dal management sempre più spesso genera maggiore disvalore rispetto a quello iniziale, portando nel medio e nel lungo periodo ad una naturale perdita di capacità di generare valore.

Considerando il mercato della produzione degli pneumatici queste conseguenze sono probabilmente attenuate, proprio a causa del minor impatto che i comportamenti delle persone hanno sul prodotto finito. Non conosco nei dettagli gli elementi del ciclo di produzione dello pneumatico, tuttavia è ipotizzabile che il valore aggiunto fornito dal lavoratore è, rispetto ad altri settori, di minor impatto rispetto alla qualità del prodotto finito.

Tale condizione determina da parte del management una maggiore libertà di azione, innescando tuttavia un meccanismo perverso e molto dispendioso. E’ vero che in un settore dove il valore aggiunto è minore, minore sarà anche l’incidenza dei comportamenti negativi dei lavoratori, tuttavia in una logica di lungo periodo questa sottovalutazione, o azione di irresponsabilità, potrebbe portare ad un peggioramento delle performance e della redditività, proprio come è accaduto a Goodyear nello stesso stabilimento.

Ancora una volta la turbolenza o meno del settore determina una maggiore o minore efficacia delle azioni di irresponsabilità/responsabilità.

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