responsabilità sociale

Ridefinire la marginalità per incrementare gli stipendi

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La media delle retribuzioni in Italia è indiscutibilmente inferiore a quella europea, i motivi che hanno portato a questa differenziazione sono molteplici, ed in alcuni casi anche giustificati da una minore produttività rispetto ad altri.

Non entrando nel merito delle cause che hanno portato a questa difficile situazione, è necessario ripensare ad un sistema in grado di riportare gli  stipendi ad un livello maggiore consentendo anche ai profili professionali più deboli di condurre una vita più sostenibile.

La crisi internazionale di questi anni ha sicuramente procurato una scrematura tra le imprese solide e proiettate in un contesto competitivo globale, e le imprese che fino a qualche anno fa sopravvivevano solamente per una posizione acquisita.

Mi riferisco quindi a tutte le imprese più forti (o più stabili), sia di grande che di medie dimensioni, invitando ad una serie riflessione sul concetto generale di marginalità o di ricavo.

In questo contesto competitivo difficile, occorre coniugare un maggior coraggio in politiche di reale responsabilità d’impresa a partire dallo stakeholder più importante: il lavoratore.

Se l’ottica d’impresa di questi ultimi 5 anni ha spostato l’attenzione su costi per riuscire ad incrementare la marginalità, è forse opportuno ripensare a questo concetto di marginalità. Leggi il seguito di questo post »

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Se la Banca non vuole più essere solo Banca?

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Banche scatenate! Forse sarebbe intitolarlo così questo post che nasce da una riflessione maturata qualche tempo fa in seguito all’evidente evoluzione della comunicazione istituzionale di alcune banche. Il primo è stato Ennio Doris con Banca Mediolanum, la seconda Che banca! e la terza per ordine di apparizione, ING in occasione dei sui primi 10 anni in Italia. Tutte e tre le banche nelle loro ultime campagne pubblicitarie hanno utilizzato un fine sociale per incentivare lo sviluppo del business: Banca Mediolanum, finanziando per un mese le attività della Fondazione Rava, Che Banca! finanziando la ricerca della Fondazione Veronesi e ING promuovendo un progetto in favore dei Bambini dell’Etiopia con UNICEF.

Apparentemente le tre pubblicità sembrano avere una stessa logica, in realtà hanno tre logiche completamente differenti con efficacia a mio avviso diversa. Leggi il seguito di questo post »

Finalmente anche Ferrero….

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Si, finalmente anche Ferrero si è dotata di un report di sostenibilità; dico finalmente perché forse Ferrero è una delle poche realtà italiane (ed aggiungerei europee) a portare nel suo dna azioni e comportamenti responsabili e sostenibili sin dall’origine. Il report a differenza di altre aziende potrebbe rappresentare  forse uno strumento superfluo, ma assolutamente indispensabile per tracciare un percorso cinquantennale all’insegna della responsabilità sociale d’impresa.

Ferrero, come ho già scritto più volte su questo blog, ha saputo costruire un sistema impresa che ha fondate radice nel tessuto sociale, intrecciando il business alle azioni di sviluppo territoriale e sociale.

Oggi Ferrero è qualcosa di diverso rispetto alla bottega nata nel 1946, tuttavia ha continuato ad investire in una visione strategica in grado di tener conto delle esigenze di tutti i suoi stakeholders.

Il report può essere scaricato sul sito internet http://www.ferrero.com

In merito al report non ho nulla da commentare, risponde agli standard internazionali, è completo, chiaro ed in grado di far emergere le principali azioni che hanno tracciato lo sviluppo socialmente responsabile dell’azienda.

L’irresponsabilità dello stakeholder: il caso Foxconn.

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Può uno stakeholders contribuire all’irresponsabilità sociale di un impresa? La risposta è si ed stata fornita da Foxconn. Chi è Foxconn? semplice, un’impresa cinese, o meglio, una delle più importante imprese mondiali di componenti elettroniche fornitrice di Apple ma anche di HP e Dell.

La notizia curiosa di qualche giorno fa riguardava la volontà di Foxconn di far firmare ai propri dipendenti un “impegno a non uccidersi” iniziativa nata in seguito a ripetuti suicidi, sembra a causa, di impossibili condizioni lavorative, paragonando la vita in fabbrica a quella di una prigione.

All’accusa di condizioni di lavoro impossibili il management di Foxconn rispondeva che negli ultimi anni aveva fatto moltissimi investimenti per il benessere dei suoi operai tra cui la costruzione di una piscina olimpionica per consentire lo svago dei propri collaboratori, negando assolutamente che i suicidi potessero essere collegabili con le condizioni di lavoro…

Interessante tuttavia è stata l’azione dei principali clienti di Foxconn, tra cui Apple, che ha deciso di aprire un’inchiesta sulle condizione di lavoro presso uno dei suoi principali fornitori, innescando un processo che vede sempre più integrato il rapporto tra cliente e fornitore anche nell’ambito della responsabilità sociale che il cliente (Apple), esercita nei confronti dei propri clienti finali (noi). Assistiamo cioè ad un’evoluzione della complessità della responsabilità sociale d’impresa.

Foxconn non è una piccola impresa che produce palloni cuciti a mano, si tratta di un colosso che fornisce i più ambiti gadget tecnologici al mondo; in altri periodi nessuno cliente avrebbe mai pensato di avviare un’ispezione nei confondi di un propri fornitore, si sarebbe limitato a dissociarsi da tale politica di gestione delle persone eventualmente annunciando la scelta di un fornitore alternativo. Oggi al contrario, non si capisce se solo per interesse o anche per volontà di costruire un sistema sempre più sostenibile, il fornitore viene controllato, e il cliente esercita un ruolo attivo nella creazione del sistema stesso.

A poche settimane dall’ispezione i primi risultati sono già arrivati, Foxconn ha annunciato infatti un aumento degli stipendi del 70% medio a tutti i dipendenti.

Le interazione tra la (ir)responsabilità di un fornitore, il business di un cliente e la creazione di un sistema sostenibile deve continuare in questa direzione, è l ‘unico modo per riuscire a innescare un processo di cambiamento.

E’ inutile soffermarsi sul primitivo approccio  manageriale di Foxconn, dedicherò prossimamente  una riflessione tra il rapporto esistente tra competitività e le condizioni di lavoro nell’est del mondo.

Newton al Sodalitas Social Award

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Domani mercoledì 9 giugno alle ore 14.45 presso l’Auditorium di Assolombarda saranno premiate le imprese che hanno sviluppato nel corso del 2009 le migliori azioni di responsabilità sociale. Newton Mananagement Innovation ha partecipato a questa edizione con il progetto “24 ore per l’Abruzzo” il Social Training Event organizzato per il Gruppo 24 ore in occasione degli eventi sismici che hanno colpito l’Abruzzo nel 2009. (per approfondimenti clicca qui)

E’ la terza edizione del Sodalitas Social Award alla quale Newton partecipa, la prima volta nel 2005 con il progetto “Social Value Index”, la seconda volta, nel 2008, con il progetto Social Training Event per la forza vendita di Vodafone Italia.

Viaggio nella CSR italiana – 1° puntata. Il caso Fonti di Vinadio – Sant’Anna Bio Bottle

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Inizia come preannunciato qualche settimana un viaggio tra le iniziative riconosciute di corporate social responsibility delle imprese italiane. Ho scelto di presentare alcune iniziative tra quelle pubblicate nel Libro d’oro della responsabilità sociale realizzato puntualmente dalla fondazione Sodalitas.  

Ogni anno infatti attraverso  il Sodalitas Social Award, aziende ed enti pubblici e non profit hanno l’opportunità di segnalare le iniziative di CSR svolte durante l’anno precedente.  Io mi limiterò a commentare e presentare solamente le iniziative dell’edizione 2009 non considerando volutamente le precedenti 6 edizioni.

Il motivo di questo viaggio è quello di iniziare un confronto tra le diverse interpretazione che si hanno di csr, dove tutto realmente può essere ricondotto a responsabilità sociale, anche iniziative che fino a qualche hanno fa rientravano nella normale conduzione della vita manageriale d’impresa.

Questa estensione, e a volte inflazione, ha portato ovviamente dei benefici, soprattutto nella misura in cui molte più persone/aziende parlano ormai comunemente di CRS, ma ha portato anche delle deficienze rappresentate dalla banalizzazione del concetto di responsabilità sociale.

Faccio un esempio estremo, se dichiaro di pagare regolarmente gli stipendi ai miei dipendenti sto compiendo un’azione di CSR? A mio avviso no, tuttavia alcune delle iniziative proposte e giustamente raccolte dal Sodalitas social award non si discostano molto dal mio esempio.

Forse in questa fase primitiva di sviluppo del concetto di csr è giusto non porre vincoli a quello che può essere socialmente responsabile certo è che per il futuro si renderà forse necessario alzare maggiormente l’asticella dell’impegno verso la Responsabilità (con la R maiuscola) sociale d’impresa.

Il caso Sant’Anna Bio Bottle (tratto dal Libro d’oro della responsabilità sociale 2009 Ed. Sodalitas)

Problema

La rivoluzione ecosostenibile deve cominciare dalle piccole scelte

quotidiane, che riguardano prima di tutto i prodotti di largo consumo.

È importante dunque che l’offerta a disposizione dei consumatori sia il più

possibile attenta e vicina alle esigenze ambientali del pianeta, e si strutturi

alla luce di queste.

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E’ utile partecipare agli utili?

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utili utili

Riporto di seguito un condivisibile punto di vista espresso da Franco Debenedetti su Il Sole 24 ore sul tema della partecipazione agli utili da parte dei lavoratori. Non solo di tratta di una di una semplificazione di una situazione complessa, quindi per definizione inutile rispetto al problema, ma di un approccio riduttivo verso la costruzione di una management sostenibile. Esiste una significativa differenza tra la partecipazione agli utili e la partecipazione all’azionariato, nel primo caso, quasi paradossalmente si autorizza e si incoraggia il top management  (per definizione più flessibile, meno ancorato, meno fedele alle sorti dell’azienda) ad innescare azioni manageriali di breve periodo finalizzate esclusivamente alla produzione di valore economico senza preservare la capacità competitiva dell’azienda. Nel caso dell’azionariato diffuso, si incrementa al contrario il senso di appartenenza si incentivano azioni prospettiche di medio e lungo periodo finalizzate alla creazione di valore economico ma anche sociale dell’ottica di uno sviluppo sostenibile.  

 

Partecipare agli utili? Inutile

di Debenedetti Franco (www.francodebenedetti.it –  www.ilsole24ore.it)

Sono bastati i primi segnali di uscita dalla crisi, e subito è ritornato a manifestarsi il male che affligge l’economia italiana, vent’anni di crescita inferiore a quella degli altri paesi industriali, dieci anni di produttività praticamente ferma. La bassa produttività, a sua volta causa di bassi salari, e quindi di un mercato interno debole, rimanda ai ben noti nodi strutturali, dalla formazione alla dotazione di infrastrutture.
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