Uomini e donne

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Era il 1977 quando venne approvata la famosa legge 903 la c.d. legge (Anselmi) sulle pari opportunità.  Sono passati trentatre anni, un tempo sufficientemente lungo si potrebbe pensare, per  affermare che il problema delle parità di trattamento tra uomini e donne sia definitivamente risolto, in realtà possiamo tranquillamente affermare il contrario; pur essendo passato un terzo di secolo, il problema in Italia (e non solo) esiste ed è ben radicato.

Andando a consultare la relazione annuale della Banca d’Italia, si legge a pagina 106 un dato drammatico relativo alla parità di retribuzione tra uomini e donne, un dato che a dire il vero segna una costante nel tempo.Nel 2009 la differenza retributiva tra uomini e donne ammonta a circa il 21% in più a favore degli uomini, la busta paga delle donne è quindi ben più bassa della media di retribuzioni italiane, che comunque, come emerge dalla relazione, è inferiore alla media europea.

L’elemento che induce a maggior pessimismo è comunque rappresentato dalla tendenza negativa, se infatti nel 1998 la differenza tra uomini e donna ammontava a “solo” il 12%, oggi il valore è quasi raddoppiato.

Il tema della parità dei trattamenti sta alla base di una cultura aziendale evoluta e orientata alla sostenibilità, non è più pensabile immaginare strategie aziendali di sviluppo per accrescere la competitività senza risolvere la questione della parità di trattamento economico tra sessi o generi. Esiste infatti in ogni organizzazione uno stretto rapporto tra la competitività e il trattamento (non solo economico) riservato alle persone che lavorano all’interno della stessa; è spesso inutile investire centinaia di miglia di euro in piani di comunicazione interna,  di coinvolgimento delle persone, di motivazione e altro se poi non si pone termine ad una “discriminazione” ormai per molti divenuta normale prassi.

La responsabilità sociale d’impresa dovrebbe occuparsi anche di questa questione? Ovviamente si, non è pensabile non occuparsene. In tutti i report di sostenibilità (e non solo in alcuni come accade oggi)  dovrebbe esserci sempre una sezione dedicata al gap retributivo tra uomini e donne, fornirebbe una chiara indicazione di come è evoluta l’organizzazione. Tornerò sull’argomento prossimamente affrontando il tema delle quote rose all’interno dei cda… ovviamente quando questa proposta diventerà legge a tutti gli effetti.

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