One4C di Unicredit e l’irresponsabilità del sindacato

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Circa un anno fa il Consiglio di Amministrazione di Unicredit presentava il progetto “One4c” ovvero un progetto di cambiamento culturale finalizzato ad incrementare la soddisfazione dei clienti e la vicinanza con il territorio. Il progetto si basa anche su una riorganizzazione finalizzata a creare una maggiore risposta alle mutevoli esigenze della clientela.

Leggendo la presentazione effettuata il 15 dicembre 2009 all’interno del CdA emerge un buon progetto utile ad innescare un necessario cambio di marcia della più importante organizzazione bancaria italiana.

Ad un anno di distanza possiamo iniziare ad analizzare gli effetti del progetto, in particolare occorre soffermarsi sul  ruolo assunto dai sindacati in questa operazione.

Il progetto, comprendendo anche una riorganizzazione, ha toccato anche lo spinoso problema degli oltre 4000 esuberi, sviluppando un piano di uscita, a detta dei sindacati, graduale e di buon senso.

Visto a distanza “One4c” sembra un esempio di buona managerialità, dove da un lato emerge la consapevolezza della banca di iniziare a pensare maggiormente in ottica “cliente”, dall’altro la consapevolezza del sindacato dell’effettiva necessità di ridefinire gli organici all’interno dell’intero sistema bancario.

Esiste tuttavia un elemento passato quasi in sordina che dimostra ancora una volta l’inadeguatezza del sindacato, e di riflesso della banca rispetto a problemi più complessi.

Per affrontare il progetto one4c ed in particolare la gestione degli esuberi, il sindacato ha assunto un atteggiamento a dir poco irresponsabile, ovvero ha imposto tra i vincoli la discussa clausola padri-figli in cui obbliga la banca ad assumere i figli dei dipendenti purché muniti di un requisito… la laurea.

Come possiamo definire quest’azione? Qual è l’utilità sociale di tale norma? Quale interesse difende quest’azione, e soprattutto quanto svantaggio porta alla banca e soprattutto al mercato del lavoro in generale?

Forse i sindacati non hanno ancora compreso che un posto di lavoro non è tale in quanto si occupa fisicamente un luogo di lavoro, sono necessarie competenze e capacità per rendere maggiormente competitiva l’organizzazione per la quale si sceglie di lavorare. Adottare simili azioni nell’attuale contesto sociale ed economico dimostra una reale irresponsabilità, dettata solamente da un esigenza di brevissimo periodo del tutto inutile e priva di valenza sociale. Le conseguenze sono almeno due; la prima è che i giovani talenti presenti nel nostro paese avranno minori possibilità di inserirsi nel mondo del lavoro a causa di qualche privilegiato che, per decisione dei “poteri forti”, avrà un’opportunità in più, la seconda è che il sistema bancario farà più fatica a costruirsi un’identità forte e competitiva anche a causa dell’inserimento di persone non scelte e probabilmente non dotate dei necessari requisiti.

In tutto questo ha una responsabilità anche la banca, che accettando questo tipo di vincolo vede svanire o sminuire la filosofia del progetto “One4c”, ovvero l’opportunità di affrontare realmente un progetto di cambiamento culturale.

Qualcuno di voi a questo punto starà pensando che la banca e i sindacati hanno agito secondo la logica del compromesso, e probabilmente così è stato, tuttavia bisogna ricordarsi che tale logica porta svantaggi a tutti in primis ai figli dei bancari che con l’illusione di entrare in banca, non si rendono conto di indebolire l’intero sistema Paese. Forse sto esagerando ma è ora di assumere comportamenti maggiormente responsabili, ed in questo caso il ruolo del sindacato non è affatto scontato.

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2 pensieri riguardo “One4C di Unicredit e l’irresponsabilità del sindacato

    umberto ha detto:
    dicembre 20, 2010 alle 8:52 pm

    le banche italiane (e Unicredit in particolare) avrebbero tutte le possibilità di farsi promotrici di progetti di cultura organizzativa efficaci; in questo momento sono tra le poche istituzioni a fare utili con liquidità e risorse da investire. L’obiettivo delle riorganizzazioni, spesso sono pero’ i 4.000 esuberi, per cui per otternerlo si sceglie la via piu’ facile fare accordi (assurdi) con il sindacato, vera piaga delle istituzioni italiane, ancorato a modelli economici che erano già antiquati al tempo di Karl Marx. il sindacato si occupa di fare lobby per gli iscritti e mantenere il regime di privilegio per tutti quelli che gli orbitano attorno. Questo sindacato è una delle zavorre d’Italia..

      gcravera ha risposto:
      dicembre 22, 2010 alle 3:20 pm

      Il problema non è il sindacato o l’impresa, sono gli atteggiamenti miopi e/o opportunisti che spesso vengono avviate pensando solamente al breve o brevissimo periodo. Certo è che ogni volta che il Sindacato assume comportamenti assurdi perde di credibilità e quindi rende più vulnerabile la sua ancora importante funzione sociale.

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