Codici etici, Croce Rossa e Dow Jones Sustainability Index

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Questo post nasce da un’iniziativa che mi ha stupito non solo per la forma ma per il modo con cui è stata concepita, mi riferisco all’ideazione del codice etico della Croce Rossa Italiana.

Pochi giorni fa il Commissario Nazionale, quindi una figura esterna alla Croce Rossa (imposta dall’attuale Governo) ha presentato con estrema fierezza il codice etico della Croce Rossa Italiana, dichiarando di avere risposto ad una richiesta del Comitato Internazionale della Croce Rossa.

Vorrei considerare due aspetti, il primo relativo all’utilità di un codice etico all’interno della Croce Rossa Italiana, ed un secondo più ampio relativo all’utilità di un codice etico all’interno di un’organizzazione for profit.

La distinzione infatti non è banale. Il codice etico dovrebbe essere espressione di comportamenti, ma anche di regole etiche e morali a cui ogni individuo aderente all’organizzazione dovrebbe attenersi per assumere nei confronti dell’esterno (ma anche dell’interno) un comportamento coerente con i valori che l’organizzazione ha intenzione di esprimere.

Per la CRI tutto ciò potrebbe essere superfluo, per il fatto che l’intero movimento si fonda su sette principi ben saldi che dovrebbero senza ombra di dubbio in grado di governare i comportamenti dei volontari e dei dipendenti.

Il codice etico, che riprende ovviamente i sette principi fondamentali, così come è stato concepito, diventa quindi uno strumento inutile, in quanto non porta alcun valore aggiunto rispetto a quello già esistente, anzi, leggendo tra le righe emerge chiaramente un intento “punitivo” o sanzionatorio nel caso in cui il codice non fosse rispettato.

Ultimo elemento di riflessione riguarda le modalità con cui è stato concepito. Per avere validità un codice etico così come una carta valoriale dovrebbe nascere da un confronto allargato con tutti i rappresentanti dell’organizzazione stessa, organizzando cantieri di discussione al centro e in periferia al fine di far emergere una reale condivisione dei principi e dei comportamenti che dovranno caratterizzare il codice etico stesso. Tutti questi elementi ovviamente non sono emersi, probabilmente il codice etico è stato concepito in un  ufficio del comitato  centrale con la presunzione di poter accentrare anche la realizzazione di un simile strumento.

Concludo con un elemento formidabile e totalmente in contraddizione rispetto alla partecipazione e condivisione spontanea dei principi e dei valori della Croce Rossa ovvero, la sottoscrizione obbligatoria del codice etico da parte di tutti i membri dell’organizzazione, tale atto dimostra di non aver colto il senso del codice etico, si suppone infatti che la sottoscrizione implichi l’accettazione di tutti i comportamenti inseriti all’interno, si preferisce quindi un atto formale piuttosto che trovare strade e soluzioni per garantire l’effettiva applicazione dei valori e dei comportamenti presentati all’interno del codice etico.

In conclusione il codice etico della Croce Rossa, pur avendo intenti positivi, così com’è stato concepito in Italia non ha alcun valore, anzi è la dimostrazione di quanto poco si è sensibili all’adozione di comportamenti realmente etici, rappresenta il come non utilizzare o realizzare un codice etico, con l’aggravante di essere stato fatto da un ente che, per definizione (proprio per i principi fondamentali su cui si fonda), avrebbe tranquillamente potuto farne a meno.

La Croce Rossa Italiana in questo caso si è comportata esattamente come si sarebbe comportata una qualunque organizzazione for profit.

La letteratura manageriale in merito all’utilità dei codice etici si è espressa in maniera fortemente divergente, secondo M. Kaptein e M. Schwartz, (‘The Effectiveness of Business Codes: A Critical Examination of Existing Studies and the Development of an Integrated Research Model’, Journal of Business Ethics, vol. 77, no. 2 (2008)), circa il 50% degli studi accademici dichiara che i codici etici sono efficaci o abbastanza efficaci per raggiungere le finalità per le quali sono stati creati, il 36% boccia senza riserva l’uso dei codici etici e il 14% dichiara che a volta sono efficaci e a volte no, quindi la letteratura in materia non aiuta a concepire la reale utilità del codice etico.

Ciò che tuttavia può aiutare a capire l’utilità dei codice etici è l’analisi dei comportamenti di alcune importati realtà che storicamente hanno adottato codici etici e che rientrano nel prestigioso Dow Jones Sustainability Indexes, al fine di verificare la coerenza tra quando descritto nel codice etico e ciò che effettivamente hanno fatto.

Vi cito alcuni esempi significativi di aziende che secondo RSI News 2010 hanno assunto comportamenti paradossali (e in contrapposizione rispetto a quanto dichiarato nel codice etico) :

–       Glaxo – stop alle creme dentarie contenenti zinco

–       BP – condannata a risarcire i lavoratori per un inadeguato piano di sicurezza sul lavoro

–       Johnson & Johnson – ritiro di 50 milioni di farmaci contaminati

–       L’Oreal – antirughe e anticellulite ingannevoli

–       Unilever – sanzione per 1,3 milioni di dollari per deodorante inquinante

Si potrebbe continuare all’infinito, tuttavia ciò che ho voluto sottolineare è ancora una volta la necessità di costruire piani di azione coerenti con i principi, con i valori, con gli obiettivi e con la missione dell’organizzazione.

E’ molto più facile scrivere dei codici etici piuttosto che modificare i comportamenti organizzativi… almeno evitiamo di dare ridondanza a questo tipo di notizie.

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5 pensieri riguardo “Codici etici, Croce Rossa e Dow Jones Sustainability Index

    Vincenzo ha detto:
    novembre 26, 2010 alle 10:54 pm

    Ci teniamo a precisare che non esiste nessun regolamento o Codice, che vieti così pesantemente la libertà di espressione e di critica;
    Ci preme fare un appello a tutti i Pubblici Dipendenti della C.R.I. (precari e Militari compresi) a non sottoscrivere in alcun modo questo …Codice truffa

    http://vincenzoozito.blogspot.com/2010/11/no-al-codice-bavaglio-ci-viene-da-dire.html

    Alessandro Del Bianco ha detto:
    gennaio 27, 2011 alle 6:46 pm

    Ciao Gianluca,
    questo tuo articolo è ben strutturato e ti faccio i complimenti per il blog.
    Per quanto riguarda l’oggetto dell’articolo, sono d’accordo nella maggioranza dei punti, ma non totalmente.
    Io penso che il codice etico non dovrebbe servire alla CRI, penso inoltre che un codice etico sia effettivamente più semplice, anzi più semplicistico ad un intervento gestionale sia a livello di risorse umane sia (e soprattutto) a livello di formazione, atto a definire e migliorare comportamenti etici all’interno dell’ente e dell’associazione.
    Sta di fatto tutta via che
    1) esso dovrebbe essere superfluo ma la storia e il presenti dimostra che di fatto non lo sia;
    2) mancano le capacità e forse l’intenzione o i fondi per permettere un tale intervento gestionale, un codice etico sopperisce al “grosso” soprattutto nei confronti dei “vecchi” e dei “troppo giovani e mal formati e informati sulla CRI” presenti ora nei nostri organici.
    Come dissi in altra sede il modo migliore per cambiare la CRI è intervenire sulla formazione, solo così possiamo dare una svolta.
    Il problema è che non si sta facendo nulla di tutto ciò, allora il codice etico rappresenta il sistema più semplicistico e meno dispendioso (di risorse umane e onerarie) oggi disponibile.
    Insomma è uno dei mali minori, io avrei fatto diversamente.
    1) Avrei convocato un consiglio di rappresentanza democratico sia dell’associazione sia dell’ente
    2) Avrei stilato un progetto interno di gestione etica e deontologica passante per la formazione e la RIformazione dell’organico
    3) Avrei inserito un codice disciplinare sempre su decisione democratica della suddetta commissione.
    Avrei stilato un codice etico per i formatori sempre su suggerimento della suddetta commissione.

    Alessandro Del Bianco
    Croce Rossa Italiana

    Alessandro Del Bianco ha detto:
    gennaio 27, 2011 alle 6:48 pm

    Scusate gli errori di battitura.. ho scritto velocemente!
    🙂

    Gianluca ha detto:
    gennaio 27, 2011 alle 6:59 pm

    Ciao Alessandro e grazie per il tuo commento.
    Condivido il metodo che hai proposto, mi sembra il minimo per rendere efficace l’applicazione di un codice che dovrebbe contraddistinguere i comportamenti all’interno della nostra organizzazione, tuttavia c’è un altro aspetto che non emerge nel post, ma che tu avrai notato leggendo il codice etico, si tratta dell’incopatibilità degli incarica, elemento che non emerge chiaramente e che invece dovrebbe essere alla base del codice etico.
    Non possiamo continuare a pensare ed accettare che un dipendente possa svolgere un ruolo di governo (a qualuqnue livello…..) all’interno di un organizzazione come la croce rossa, è come permettere al controllato di essere controllore. E questo vale anche per tutti i commissari che sono stati nonimati dal commissario nazionale ma sono dipendenti. Mi pare infine folle che il codice etico venga costruito in un fase di commissariamento, con un Commisaario di evidente nomina politica!.
    Spero quindi che questo commissariamento politico finisca il prima possibile.
    Alla prossima.
    Gianluca

    Alessandro Del Bianco ha detto:
    gennaio 27, 2011 alle 7:47 pm

    Sono pienamente d’accordo.
    Si deve scegliere dove stare. Non possiamo avere persone politiche a dirigere un Ente che fonda le sue basi su principi che poco hanno a che fare con la politica odierna (non parlo quella greca, in cui il parlare alle genti, il comunicare e ascoltare i loro bisogni per interpretarli in azioni concrete, poiché quella politica sembra oggi essere scomparsa).

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