Intervista

Postato il Aggiornato il

scan10052-800x6002

È uscita in questi giorni una mia intervista realizzata dal Marco Gaetano del Centro Servizi per il Volontariato della provincia di Alessandria pubblicata sul magazine “Un passo avanti”.


Il volontariato ha avuto una sua genesi e un suo itinerario di trasformazione, dal suo punto di vista negli ultimi 20 anni cosa del contesto sociale è cambiato e quali influenze questi cambiamenti hanno avuto per il Volontariato?

Il volontariato ha sicuramente intrapreso un itinerario di cambiamento, non sempre voluto, spesso subito.

Ha subito in particolare l’evoluzione del modello di welfare non solo nazionale ma direi europeo. Siamo passati da un concetto di welfare state in cui lo stato era il solo garante e produttore di valore sociale, ad un modello evoluto, il welfare mix. In questa fase la filiera di produzione di valore sociale si arricchisce e diventa fondamentale l’apporto delle imprese non profit e del volontariato, diventando attore fondamentale e capace di rimediare a ciò che lo stato non è in grado di offrire o comunque di fare cose che anche altri fanno ma a costi minori. Questa fase che in molte realtà è ancora dominante determina tuttavia un ruolo che pone in secondo piano il reale potenziale delle realtà non profit e del volontariato il quale viene spesso considerato come il rimedio a fallimenti dello stato o del mercato.

La vera sfida o il vero cambiamento che il volontariato dovrà affrontare è rappresentato dal passaggio dal welfare mix al welfare worth, ovvero un modello di stato sociale nel quale il valore sociale viene prodotto da una rete articola e complessa di operatori dotati identità originali e di precise missions.

Il welfare worth, pone al centro del sistema la soddisfazione dei bisogni degli individui, per concorrere a questa soddisfazione si rende necessario disporre di organizzazioni in grado di dialogare, strutturarsi, e definire percorsi di creazione di valore sociale confrontandosi con realtà istituzionali, e private.

Fare una previsione per i prossimi venti anni non solo è difficile ma direi impossibile, tuttavia mi piacerebbe poter considerare il volontariato come un protagonista delle politiche di sviluppo sociale, diventando un vero partner chi istituzionalmente è preposto a garantire la soddisfazioni di esigenze sociali che diventeranno sempre più crescenti; è chiaro tuttavia che per affrontare questo cambiamento sarà necessario investire molto nello sviluppo delle competenze necessarie ad affrontare tali scenari.

 

Si parla di Terzo settore all’interno del quale esistono realtà diverse, come vede le relazioni tra impresa sociale e volontariato?

Estenderei il concetto al rapporto tra impresa e volontariato. L’evoluzione delle politiche di Corporate Social Responsibility ha accentuato l’esigenza di instaurare un rapporto sempre più stretto anche con gli stakeholders sociali tra i quali rientra il terzo settore. Possiamo prendere in considerazione sia il punto di vista dell’impresa verso il volontariato che viceversa. L’impresa è da tempo che guarda con interesse al mondo non profit, soprattutto quando si è resa conto che avere al proprio interno delle persone appassionate e motivate è meglio che avere dei semplici esecutori che si limitano  ad esplicitare delle funzioni in attesa dello stipendio. E’ banale dirlo, ma in un mondo di servizi sempre più personalizzati, technology intensitives, tutte le organizzazioni si rendono conto, anche nella pubblica amministrazione, che l’anello cruciale è la persona, quindi appare evidente che disporre di persone motivate è forse meglio di persone che non lo sono. La motivazione è un fenomeno complesso sul quale intervengono una moltitudine di fattori, tra i quali la retribuzione è un fattore importante ma sicuramente non esaustiva, così come non è sufficiente la “pacca sulla spalla”, l’impresa ha capito che gli servirebbero delle persone entusiaste, motivate, allegre, appassionate, come si ritiene che siano le persone che appartengono al mondo non profit. Sicuramente quindi il mondo profit ha un problema nel capire come fare a gestire al meglio l’aspetto motivazionale e di impegno, e questo  aspetto potrebbe trovare risposta guardando con più attenzione al mondo non profit. articolo-800x600

Anche il volontariato ha la necessità di modificare il proprio punto di vista in relazione al rapporto che può instaurare con le realtà profit. Sempre più spesso si sente la necessità di uscire dal paradigma che vede l’impresa solamente con un “socio finanziatore” del volontariato, arrivando al contrario a considerare l’impresa come un possibile partner con cui condividere progetti ed azioni sociali coerenti con le proprie politiche di csr.

Prendendo infine in considerazione ’impresa sociale ritengo che possa fornire molte risposte alle crescenti esigenze sociali presenti sul nostro territorio, rappresenta infatti un format nel quale le esigenze imprenditoriali potrebbero perfettamente integrarsi con le esigenze del volontariato al fine di rispondere in maniera sinergica a bisogni che spesso la pubblica amministrazione non è più in grado di soddisfare.

Prendendo in considerazione infatti l’erogazione dei servizi alla persone, accade spesso che si trovino a collaborare tra loro ad esempio cooperative o consorzi con il volontariato creando spesso aree di inefficienza che potrebbero essere colmate se la “regia” degli interventi fosse realmente condivisa, come potrebbe accadere per un’impresa sociale.

 

Parliamo di motivazioni. Anche in questo caso il perchè fare il volontario è sempre personale ma possiamo trovare dei comuni denominatori? e come, se ci so no, anche essi sono cambiati negli anni?

Le motivazioni che spingono una persona a fare volontariato sono state approfondite molto dalla letteratura specializzata, penso tuttavia che anche in questo caso si possa parlare di una evoluzione del sentimento di motivazione.

Se prendiamo in considerazione alcuni eventi storici che sono riconoscibili come eventi contraddistinti dall’impegno del volontariato, pensiamo all’alluvione di Firenze  del 1966, ci si rende immediatamente conto che le stesse forme di collaborazione e di motivazione rimangono immutate negli anni.

La voglia di prestare il proprio contributo di fronte ad un grande ed imprevisto evento, non muta, basti pensare ad eventi più recenti non solo nazionali ma internazionali quali l’uragano Katrina negli USA.

Ciò che è cambiato potrebbe essere la motivazione legata alla quotidianità dell’azione volontaria. Oggi il potenziale volontario è sicuramente più attento e motivato a partecipare ad associazione che superano il concetto della “buona causa”, preferiscono associazioni che oltre a “far del bene” hanno un progetto ben preciso, una mission declinata e sanno valorizzare le competenze che i singoli volontari possano portare all’interno dell’organizzazione. Se una volta era sufficiente per attrarre nuovi volontari, svolgere un servizio con utilità sociale, oggi non lo è più, si rende necessario saper coinvolgere, comunicare, e definire delle  strategie di sviluppo dei servizi erogati.


Guardiamo ora al futuro. Come si immagina il profilo di un volontario, magari nella realtà della Protezione civile? Quali caratteristiche dovrà avere e qual spinte motivazionali potrà realmente possedere?
Pensando al volontariato di protezione civile vedo anche in questo caso ad un’evoluzione. Negli ultimi 15 anni il volontariato di protezione civile che attualmente conta oltre 1.300.000 volontari attivi in Italia, ha subito una metamorfosi, trasformandosi da volontariato occasionale a volontariato strutturato ed organizzato.

Oggi tuttavia si trova a dover gestire il problema della discontinuità, che in molte realtà ha determinato anche  problemi di permanenza dei volontari all’interno delle stesse organizzazioni.

La discontinuità, ovvero l’alternarsi di situazioni di emergenza con situazioni di pace, implica da un lato la necessità di disporre di strutture e persone sempre pronte e preparate, dall’altro di generare un percorso di attività in grado di garantire un sufficiente livello di motivazione.

Si rende quindi necessario fare in modo che la ragione d’essere, gli obiettivi primari di un’associazione di volontariato di protezione civile siano ben chiari e condivisi tra tutti i volontari. Oggi il volontario è portatore di competenze che spesso non vengono sfruttate a pieno all’interno delle associazioni di volontariato, e questo accade anche all’interno delle organizzazioni di protezione civile.

Uno dei motivi che genera queste aree di inefficienza è da ritrovarsi nella mancanza di una progettualità operativa. Sempre più spesso le associazioni sono abituate a gestire il quotidiano senza porsi degli obiettivi di medio e lungo periodo.

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...