Quando il successo è sostenibile…

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Ho il piacere di presentare e ospitare l’ultimo libro dell’amico Alberto Fedel che parla di un tema spesso dibattuto ma a volte poco compreso: il successo. Anche il successo può essere sostenibile, o meglio per essere tale conviene realmente che lo sia. Aspetto i vostri commenti dopo aver letto questo libro ricco di stimoli.

 

“Il Successo ti succede” allude al fatto che, come vedremo, come proverò a dimostrare, quasi mai nella vita si arriva al Successo: è piuttosto il Successo che può arrivare a noi.
Talvolta è agognato, atteso con pazientissima e ostinata e inevitabilmente nevrotica determinazione ma, e forse più spesso, giunge in un giorno qualunque, inaspettatamente.
Ci succede, appunto.
Immediatamente dopo c’è un sottotitolo che potrebbe essere letto e interpretato indifferentemente come “riflessione sui modi in cui i Successi si costruiscono da sé” piuttosto che come “riflessioni sui modi in cui un essere umano – uno di noi – può costruirli”.
Dico subito che a me paiono vere entrambe le versioni e contemporaneamente: un po’ li costruiamo noi – o meglio li possiamo costruire o, meglio ancora e più precisamente, possiamo costruire le condizioni necessarie ma non sufficienti perché avvengano – e un po’ si costruiscono da soli.
Nel sottotitolo, inoltre, uso il plurale di una parola prudente e discreta – modi – anziché il singolare di parole definitive e squillanti, specie se precedute dall’articolo determinativo – il metodo, la ricetta, il segreto…del Successo.
Molto è dovuto al fatto di non essere un Americano ma un dubbioso, uggioso, noioso Europeo e moltissimo al fatto che, essendo la tematica molto complessa, le conclusioni, in effetti, sono altamente opinabili.
Citando Luis Alvarez, Premio Nobel per la Fisica del 1968 per aver approfondito la conoscenza della fisica delle particelle (dopo aver lavorato a Los Alamos durante la Seconda Guerra Mondiale nel gruppo che si inventò la bomba al plutonio), potrei dire che:
Questo è un corso in fisica avanzata. Questo significa che per l’insegnante l’argomento è talvolta confuso. Se non lo fosse, il corso sarebbe chiamato “fisica di base”.
Saggezza? Prudenza? O piuttosto, come dice Mogol e canta Battisti (li citeremo ancora), “troppo spesso la saggezza è solamente la prudenza più stagnante”?
No. Non credo, questa volta

 

 

 

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