Il sindacato non conosce Cipolla ed incrementa il rischio reputazionale: il caso Ikea

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Questo secondo post dedicato al caso Ikea prende in considerazione il punto di vista del sindacato ed in particolare dei lavoratori che condividono le azioni del sindacato.

Quando parlo di Cipolla mi riferisco a Carlo Cipolla storico dell’economia, famoso non solo per aver scritto moltissimi testi di riferimento sulla storia dell’economia medioevale, ma anche per aver scritto un saggio sulla  stupidità, dove affronta il tema degli stupidi con un approccio scientifico. Nel saggio  The Basic Laws of Human Stupidity, (Le leggi fondamentali della stupidità umana, in Italia contenute nel libro “Allegro ma non troppo” edito da Il Mulino) Cipolla descrive gli stupidi come coloro che pur di generare uno svantaggio per altri, arrecano uno svantaggio anche a loro stessi. Se proviamo a rileggere la campagna sindacale lanciata in occasione dello sciopero Ikea potrebbe apparire normale definire stupido l’atteggiamento del sindacato a discapito dei lavoratori.

Proviamo ad analizzare meglio il senso di questa campagna e le possibili retro azioni che potrebbe generare.

Nel momento in cui il lavoratore attraverso il sindacato, come in questo caso, attacca pesantemente l’azienda dove lavora, dichiarando come nel teaser principale “Ikea rovescia i nostri diritti”, sta evidentemente alimentando un rischio reputazionale su un aspetto che potrebbe solo in parte interessare i clienti, proprio perché distante dalle sensibilità dei clienti (non trattandosi di violazioni dei diritti dei lavoratori come normalmente siamo abituati a concepire); a questo primo teaser se ne aggiunge un secondo molto più pericoloso proprio perché potrebbe essere facilmente associabile al business e ai prodotti venduti da Ikea, mi rivolgo all’hastag #pessimaikea.

Con questa seconda affermazione oltre ad un incremento esponenziale del rischio reputazionale, si sta dichiarando che gli stessi dipendenti ritengono di lavorare per un’azienda che ritengono pessima, con la miopia di non comprendere che tale azione potrebbe portare a delle conseguenze potenziali peggiori rispetto a quelle che hanno dato origine alla protesta.

Siamo quindi nella tipica situazione “pur di arrecare uno svantaggio all’azienda per cui lavoro (ikea) arreco un danno anche a me stesso (lavoratore di ikea)” ovvero nella migliore e più lineare situazione di stupidità alla Cipolla.

Se qualcuno in questo momento sta pensando che quindi ogni battaglia sindacale sia stupida alla Cipolla commette un errore; è stupida solo quella che non contempla i rischi delle conseguenze delle azioni generate, e ancora quando vendono creare per difendere scenari non mutevoli. La negoziazione può essere affrontata in molti modi, ancora una volta il sindaco ha scelto la comodità di una negoziazione di posizione (che paradossalmente sta bene anche ad Ikea), senza preferire la strada di una vera negoziazione integrativa (ogni volta che si pongono dei veti ci si allontana dal trovare una soluzione che porti vantaggi ad entrambe le parti).

A questa delicata situazione innescata con troppa superficialità dai sindacati (che hanno senz’altro ragione a rivendicare oltre un anno di ritardo nel rinnovo del contratto integrativo, scordandosi di verificare tuttavia le condizioni dei contratti integrativi di chi aderisce a Federdistribuzione….) , se ne innesca una seconda, non di poco conto identificabile nelle conseguenze sul clima interno. Poiché non penso che tutte le best practices in materia di risorse umane dichiarate da Ikea siamo del tutto fasulle, anzi al contrario penso che molte buone pratiche siano realmente casi di successo esportabili, credo allo stesso modo che molti dei lavoratori Ikea non siano totalmente d’accordo con la strategia negoziale sindacale, né tantomeno con la campagna di comunicazione. Tale condizione potrebbe generare anche internamente un clima di ambiguità e di distonia che già nel breve periodo potrebbe generare sacche di conflittualità alimentate da scelte non del tutto condivise.

La managerialità sostenibile è un aspetto che non riguarda solo il management aziendale, ma tutti gli stakeholder cha hanno un interesse a contribuire ad un miglioramento in termini di successo in senso ampio del luogo di lavoro. Il caso Ikea anche da questo punto di vista non vede nessun vincitore, e se la strada che è stata percorsa non vedrà cambiamenti sappiamo già che ne uscirà maggiormente sconfitto.

 

 

 

 

 

 

 

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