Ragioniere a chi?

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Pensando alle nuove generazioni, viene da chiedersi quali saranno le professioni del futuro, se oggi avessi 14 anni e dovessi scegliere quale scuola frequentare la scelta non sarebbe affatto scontata. Rimango sicuramente sorpreso dall’apprendere che secondo uno studio della Camera di Commercio di Milano la figura più richiesta dalle imprese è proprio quella del ragioniere.

Mi stupisco, ma in realtà c’è poco da stupirsi. Senza togliere nulla ai ragionieri, mi stupisce come le aziende continuino ad investire in una figura professionale che per definizione è abituata a ragionare in maniera lineare “causa – effetto”. Poiché è ormai riconosciuto da più punti di vista che lo scenario competitivo sui cui si confrontano le imprese è complesso, com’è possibile continuare ad investire in professionalità lontane dal concetto di complessità.

E’ vero che le strategie aziendali non vengono avviate dai ragionieri neo assunti, ma sarà comunque chiesto loro di implementarle, comprendendole, e condividendole, il tutto in tempi sempre più compressi.

Le figure professionali verticali dovrebbero essere quelle più in crisi dato lo scenario competitivo aziendale, tuttavia i dati sembrano dimostrare il contrario, forse sarà anche per questo motivo, che molte delle nostre aziende stanno perdendo opportunità raccolte da altri competitors mondiali?

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