I bisogni del non profit

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Di cosa hanno bisogno le organizzazioni non profit per affrontare i nuovi scenari sociali ed economici?

Il concetto di sussidiarietà del non profit, non rappresenta più solo un pensiero astratto ma diventa una vera e propria tendenza quasi scontata attraverso la quale il non profit viene investito di un ruolo che praticamente ed operativamente ha, senza tuttavia averne sempre le adeguate competenze e soprattutto senza un riconoscimento anche formale in grado di certificare l’impatto sociale delle azioni che mette in campo.

In altri termini se si vuole riconosce al non profit un ruolo di sussidiarietà rispetto allo sviluppo del welfare occorre procedere in due distinte direzioni, da un lato le istituzioni (in senso ampio) dovrebbero consentire al non profit di assumere una maggiore autonomia all’interno dei processi di condivisione e decisione che hanno impatto sociale; dall’altro il non profit dovrebbe riuscire a prendere una maggiore consapevolezza rispetto alla necessità di crescere e strutturarsi per rispondere a nuovi bisogni emergenti.

Ritornando alla domanda iniziale, possiamo ipotizzare di suddividere i bisogni del non profit in tre grandi categorie, i bisogni espliciti, impliciti e latenti, tutti e tre con lo scopo di evidenziare i principali meccanismi in grado di supportare il non profit a diventare partner nello sviluppo di un welfare state.

Bisogni impliciti: i bisogni impliciti sono quelli che il non profit da per scontati. Con l’evoluzione del modello di stato sociale, e con la riduzione costante degli investimenti pubblici nel terzo settore, il non profit ha, anche in controtendenza rispetto ad altri mondi, imparato ad avere pochi bisogni impliciti. Se un tempo il non profit poteva contare implicitamente su un riconoscimento “certificato” da parte di istituzioni e privati solo per il fatto di esistere, oggi questa condizione non vale più. Dare per scontato il fatto di avere riconosciuto un ruolo sociale semplicemente per il fatto di aver sviluppato azioni con un risvolto sociale è infatti un errore che per molte realtà è stata ed è causa di inefficienza e ridondanza.

Bisogni espliciti: sono i più semplici. Molte organizzazioni quando pensano ad un bisogno si riferiscono ad un bisogno esplicito e vedono solo quello. I bisogni espliciti nascono da richieste dirette (esplicite appunto) delle organizzazioni. Si traducono spesso in richieste di supporto per lo sviluppo o il mantenimento di attività e servizi già avviati. I centri servizi per il volontariato nascono spesso per soddisfare questi tipi di bisogni; a fronte di una domanda esplicita ci sarà una risposta.

Concretamente si traducono in richiesta di servizi,  di contributi, in supporti alle attività operative e  quotidiane.  Spesso il bisogno esplicito diventa un vero e proprio ostacolo alla progettualità; nel momento in cui l’organizzazione non profit vede nella non soddisfazione di un bisogno esplicito un vincolo insuperabile difficilmente riuscirà ad immaginare strade alternative per il suo successo.

Bisogni latenti: sono quei bisogni che il non profit non sa ancora di voler soddisfare, ed è qui che inizio i problemi. Se per i bisogni espliciti ed impliciti, il soggetto protagonista rimane sempre e comunque il non profit, ovvero è lui che decide quali bisogni richiedere o dare per scontato,  per i bisogni latenti il soggetto protagonista è qualcun altro. Poiché i bisogni latenti non sono evidenti  (altrimenti sarebbero espliciti), per essere compresi devono essere fatti scoprire, ovvero occorre che un terzo soggetto assuma il compito di accompagnare il non proft nel riconoscere e scoprire i propri bisogni latenti.

Chi può svolgere queste ruolo?

Il mondo profit e i nuovi volontari /dipendenti che entrano all’interno delle organizzazioni non profit, vediamo perché.

Per quanto riguarda il mondo profit, una possibile tendenza è infatti quella di avvicinarsi sempre più spesso alle organizzazioni non profit, per differenti motivi, o solo per azioni di beneficenza, piuttosto perché vengono riconosciute come stakeholders da integrare nel processo di creazione di valore. Il confronto con queste realtà può portare il non profit ad assumere punti di vista radicalmente differenti rispetto alle consuetudini.

Per quanto riguarda i nuovi volontari/dipendenti, hanno la caratteristica di portare contributi innovativi e privi di pregiudizi rispetto ad attività e a scenari all’interno dei quali agisce il non profit.  In questo caso le organizzazioni che accolgono nuove figure, pur non essendo consapevoli dei propri bisogni latenti, dovrebbero mettersi nelle migliori condizioni di ascolto ed interpretazione di punti di vista differenti.

Aprire quindi a nuovi ambiti di confronto, uscendo dall’autoreferenzialità diventa un bisogno e contemporaneamente una scelta che il non profit deve iniziare a percorrere.

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