Piccole imprese e territorio

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 Ecco la sintesi del mio intervento in occasione degli Stati Generali dell’Economica organizzati dall’Assessorato al lavoro della Provincia di Alessandria lo scorso 30 maggio.

 Dall’analisi dell’output del gruppo di lavoro emergono due criticità che possono essere oggetto di riflessione. La prima è relativa alla necessità di una più specifica offerta formativa, la seconda si riferisce alla necessità di trovare soluzioni per riuscire a coinvolgere e consolidare la figura del “ragazzo di bottega”.

In merito alla prima criticità occorre riflettere relativamente all’effettiva offerta formativa presente in Provincia di Alessandria; è infatti difficile sostenere che in questa provincia non sia presente un’offerta formativa adeguata, basti pensare ai corsi per occupati, ai bandi aperti alle imprese relative alla formazione professionale (finanziati dalla Provincia per oltre il 70%) ed infine alla formazione professionale rientrante nelle cosiddette misure anticrisi.

Il problema relativo alla formazione effettivamente può esistere ma va delineato in un’altra forma. Il problema non è infatti identificabile sono nella limitata efficacia dell’offerta esistente, ma nella difficoltà degli imprenditori di definire ed identificare bisogni formativi in grado di incrementare la competitività delle loro aziende.

In questa direzione dovrebbero giocare un ruolo più marcato le associazioni di categoria accompagnando gli imprenditori in una presa di consapevolezza rispetto ai reali bisogni di formazione; accompagnando ,in altri termini, gli imprenditori ad affrontare un salto di paradigma in grado di far assumere una maggiore consapevolezza rispetto alle aree formative su cui investire.

Se nell’ultimo decennio la formazione, anche sulla base di analisi dei bisogni formativi viziate dalla quotidianità e senza un respiro prospettico, è stata identificata esclusivamente con la formazione di natura tecnica specialistica, creando un’ulteriore verticalizzazione e specializzazione di competenze che comunque erano già presenti all’interno delle imprese alessandrine (basti pensare al distretto orafo di Valenza), ciò che oggi serve alle imprese è una nuova offerta formativa in grado di accompagnare le imprese in nuove sfide. Occorre in altri termini investire sulla formazione manageriale e contestualmente commerciale.

Se un tempo era sufficiente sviluppare un prodotto di eccellenza per occupare quote di mercato (da qui l’accanimento sulla formazione tecnica) oggi tale approccio è inefficacie e totalmente insufficiente; occorre sviluppare un prodotto di eccellenza ma contestualmente bisogna governare leve manageriali per sostenere e scelte dell’azienda stessa e soprattutto bisogna avere la giusta preparazione per sapere promuovere e vendere il prodotto in un contesto di mercato sempre più complesso.

Approfondendo per concludere il tema della formazione è possibile affermare che una delle prime azioni necessarie sia quella di considerare la formazione come un reale investimento che riuscirà a portare risposte nel medio-lungo periodo, per riuscire oggi ad essere competitivi, potrebbe essere necessario creare e identificare delle figure di temporary manager condivise tra più realtà di micro/piccole dimensioni. Questa soluzione a differenza della pura consulenza consentirebbe a molte realtà tra loro associate (non si tratta di creare un’associazione ma di condividere un investimento)  di avere una profilo di alto livello manageriale  integrata ai processi interni e quindi fortemente consapevole dell’efficace delle azioni che potrebbe implementare all’intero di queste aziende.

Il secondo problema relativo al reclutamento  del ragazzo di bottega, pone in essere altre riflessioni ancora più complesse identificabili nelle seguenti domande;

–         Qual è il profilo ideal del ragazzo di bottega?

–         Quale prospettive offro al ragazzo di bottega?

–         Qual è il giusto stipendio per il ragazzo di bottega?

–         Quali sono i canali di selezione e reclutamento ideali?

Sono queste alcune delle domande che l’artigiano, ma soprattutto le associazioni di categoria devono iniziarsi a porsi per creare un’adeguata strategia di selezione e coinvolgimento di questa essenziale figura professionale.

In molti pensano che il ragazzo di bottega sia identificabile con l’emigrato solamente perché nell’immaginario comune può essere il profilo che forse è disposto più di altri ad accontentarsi. Esistono altri profili: perché il ragazzo di bottega non può essere un laureato? Certo la scelta del laureato implica ancora una volta un salto di paradigma non certo semplice.

Nel workshop il gruppo di lavoro identifica il ragazzo di bottega come l’elemento in grado di dare continuità alla bottega,  se questo è il motivo occorre investire quindi su figure in grado di affrontare scenari non predeterminabili e soprattutto con un grado di complessità emergente, caratteristiche che il profilo storico del ragazzo di bottega oggi non ha è non potrà avere.

 Per riuscire a dare risposte occorre in sintesi che gli attori coinvolti negli Stati Generali, siano in grado di accompagnare i loro associati nell’assunzione di una visione di prospettiva diversa, fornendo stimoli e contaminazioni appartenenti anche a mondi apparentemente lontani da quelli attuali.

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