anglo american

Bye-Bye credibilità

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credibilita

L’ultimo posto pubblicato tratto dal blog competere nella complessità portava ad esempio un caso imbarazzante di management insostenibile. Il caso vuole che proprio in questi giorni l’International Council on Mining & Metals ha pubblicato l’annual review 2008, apparentemente nulla strano se non il fatto che tra i membri di ICMM compare anche la società Anglo American, già citata nel post “Solo utopia?”, ovvero quella società che a fronte di 5,2 miliardi di dollari di profitti decide di licenziare 19.000 dipendenti!!!

Sfoglio il report e a pagina 4 leggo il titolone “CREATIVE OPPORTUNITIES” avrei potuto fermarmi qui invece decido di andare avanti, arrivo a pagina 6 e leggo, posto ben in evidenza “MAKING A POSITIVE CONTRIBUTION TO SOCIAL AND ECONOMIC DEVELOPMENT IN MINING AREAS”, a quel punto ho deciso di sospendere la lettura trovando questo documento irritante rispetto a quello che realmente sta accadendo.

Che lezione trarre da tutto ciò? Semplice, in molti casi, anzi troppi casi, la CSR così come viene oggi sviluppata non ha attinenza con la realtà, rappresenta un esercizio di stile, un modo di apparire e comunicare, che non ha fondamento nei fatti.  Ieri Lehman, oggi Anglo American, entrambe con un report di sostenibilità, che si pone anni luce distante dal business.

Si tratta quindi di considerare la CSR in un altro modo, deve assumere una valenza strategica, integrata con i processi di business,  e non subordinata ad altre attività. Se si continua a perseguire questa strada si corre il serio rischio di compromettere la credibilità delle azioni di CSR, vanificando gli importanti risultati che comunque negli ultimi dieci anni si è riusciti ad ottenere.

Mettetevi nei panni di chi non è esperto di CSR, e legge casualmente le due notizie relative alla Anglo American, che cosa potrà pensare della responsabilità sociale d’impresa?

Nella sezione csr report troverete l’Annual Review di ICCM

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Solo utupia?

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Vi segnalo un interessante post tratto da www.competerenellacomplessita.it che tratta un caso di management insostenibile.

immagine1“La scorsa settimana la società mineraria Anglo American PLC ha dichiarato che taglierà 19.000 posti di lavoro – il 10% della propria struttura – a causa di una diminuzione degli utili del 29% rispetto al 2007. Messa in questo modo la decisione del top management dell’Anglo American sembra del tutto giustificata. Se l’azienda fa meno profitti, è giusto che riduca i costi. Ma allora perché non riesco a vederla in questo modo? Perché, quando ho sentito questa notizia non l’ho subito archiviata come una delle tante ascoltate in questi giorni?

Durante questo week end mi è capitato un paio di volte di tornare a pensarci e alla fine ho deciso che la decisione della Anglo American è tutt’altro che normale ed è giusto – almeno a mio parere – smettere di considerarla come “normale”. Stiamo parlando di un’impresa che chiude un difficile 2008 con 5,2 miliardi di dollari di profitti, non proprio due lire. E, a fronte di una diminuzione dei propri profitti non certo da “mani nei capelli”, prende immediatamente la decisione di tagliare il 10% dei propri dipendenti per salvaguardare la propria competitività. Sarebbe forse accettabile se l’impresa in questione evitasse di proclamare tra i propri “Business Principles” queste cose:

  • At Anglo American, our Good Citizenship business principles guide our decisions and actions. Wherever we are in the world, we adhere to consistently high standards of business integrity and ethics.

  • As a good corporate citizen, we respect the dignity and human rights of individuals and communities everywhere we operate. We strive to make a lasting contribution to the well-being of these communities while generating strong investor returns. Indeed, our long-term success depends on taking into account the needs of all stakeholders.

  • A good corporate citizen is, by definition, a good employer. We universally support fair labour practices and promote workplace safety and equality in our operations.

  • We also recognise the need for careful environmental stewardship. We actively seek to minimise the impact of our operations and provide a positive legacy for generations to come

Cosa avrebbe dovuto fare quindi la Anglo American? Rinunciare al taglio del personale? Non ho gli elementi per rispondere con cognizione di causa a questa domanda. Mi limito a evidenziare il fatto che, se anche le imprese che in questo momento di crisi fanno buoni profitti, tagliano posti di lavoro, la recessione non può che risultare più lunga e profonda, con conseguenze negative per le stesse imprese che stanno cercando di tutelare la propria competitività. Penso che in momenti come quelli che stiamo vivendo un’impresa che chiude con più di 5 miliardi di profitti possa permettersi il lusso di annunciare semplicemente il blocco delle assunzioni e quindi l’impossibilità di sostituire le naturali dimissioni e pensionamenti, senza giungere a veri e propri licenziamenti. Questa decisione, accompagnata ad una buona campagna stampa nei confronti dei media, degli analisti finanziari e degli investitori può, a mio parere, sortire effetti positivi per la competitività dell’impresa pari, o comunque vicini, a quelli ottenibili attraverso il taglio di 19.000 posti di lavoro. Tra l’altro questa operazione, oltre ad essere fortemente in linea con i “Business principles” dell’azienda, risulterebbe essere una notizia per i media. Siamo talmente abituati a considerare normale i tagli al personale delle aziende che, un comportamento diverso, sarebbe certamente considerato degno di nota: un raggio di sole in un momento di crisi economica.

Se è vero che le imprese non vivono certo di “raggi di sole”, è altrettanto vero che la competitività prospettica di un’impresa che fa ancora ottimi profitti non si ottiene certamente con un mero taglio di posti di lavoro.” Tratto da www.competerenellacomplessità.it