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L’inutilità delle certificazioni

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Siamo nel 2010 possiamo dirlo ad alta voce senza scandalizzare più nessuno: le certificazioni (in senso generale) non servono a nulla. faccio un esempio recentissimo, mi trovo in aula per un corso di formazione, all’interno di un sistema che si definisce “certificato”, trovo 35 e non scherzo 35 persone, che solo li per un semplice motivo ottenere un punteggio che certifichi  appunto la loro professionalità/competenza acquisita; non hanno nessuna motivazione ad apprendere, non sono coinvolti, vivono con totale distacco la realtà organizzativa…. eppure il sistema di formazione è un sistema certificato.

Tale sistema, porta in aula ben 35 persone per affrontare argomenti di natura comportamentale che già con 10 persone si rischiano di trattare con difficoltà.

Il sistema certificato inoltre non tiene conto dell’informazione e del coinvolgimento delle persone prima di arrivare in aula, ad esempio aiutandole a capire meglio quali competenze / comportamenti saranno affrontate nel seminario. Tale sistema prevede però la stampa di bellissimi cartoncini sui quali si attesta la partecipazione al corso, fornendo dei bellissimi crediti formativi, il sistema infine consegna ad ogni partecipante una bellissima cartellina, con mille questionari da compilare (quelli di feedback in alcuni casi vengono compilati prima di iniziare il corso…….) ed una bellissima brochure con le side del corso….

La certificazione quindi serve solamente a certificare che il partecipante sia stato presente fisicamente in aula, non che abbia appreso o partecipato alla formazione….. ah dimenticavo il test finale, strumento “intelligente” per monitorare l’apprendimento…. è così banale che anche mia figlia di 3 anni sarebbe in grado di compilarlo….

Ottimo sistema quello della certificazione, ottimo sistema per pararsi il c…. sia da parte dei manager che da parte dei partecipanti, che da parte dei fornitori (e mi metto in mezzo anch’io anche se sono un fornitore etserno estraneo al processo …)

Se la certificazione è questa, non serve, anzi genera mostri! genera l’illusione diretta o indiretta delle persone che partecipano di aver appreso qualcosa di utile ma in realtà così non è!

Mi hanno chiesto di erogare un seminario sulle tecniche di presentazione, ti aspetti di trovare in aula persone che quotidianamente organizzano o potenzialmente potrebbero in futuro organizzare presentazioni o comunque avere occasione di parlare in pubblico…. ed invece di trovi di fronte 25 persone su 35 che non hanno mai occasioni di parlare in pubblico, neppure per telefono e sono sole in ufficio, altre 5 che occasionalmente parlano al telefono e 5 che occasionalmente parlano in publico….

Alla domanda perché avete scelto questo seminario, la risposta pressoché unanime è stata… “semplice, mi servono dei punti e questo è il corso più vicino alla mia sede…..”

Tutto questo è certificato…. pensate a quanto costa questo sistema e quanta (in)utiltà genera 

 

Fabrica ethica: un esempio da imitare

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La Regione Toscanacon il progetto “Fabrica ethica” diventa un esempio da imitare nella diffusione e dell’impegno verso la diffusione di una cultura della responsabilità sociale d’impresa. Spesso si pensa che il ruolo della pubblica amministrazione debba essere limitato se non inesistente nella diffusione della csr, al contrario penso che un contributo diretto ed attivo possa senza dubbio agevolare non solo la conoscenza dell’argomento ma anche la consapevolezza dei possibili impatti strategici che la responsabilità sociale può avere sul business.

Se è vero che le grandi realtà aziendali sono in grado di dotarsi autonomamente degli strumenti necessari per sviluppare proprie politiche di responsabilità sociale, non si può dire lo stesso per le piccole e medie imprese, che approcciano il problema con difficoltà differenti e spesso attraverso strumenti e metodi improvvisati.

L’unico elemento che a mio avviso risulta quasi in contraddizione rispetto ad un progetto di simile portata è l’importanza affidata alla certificazione SA8000. La certificazione sulla responsabilità sociale è uno strumento che può essere utile ma sicuramente non è sufficiente, anzi in alcuni casi risulta, soprattutto per i meno esperti del settore, come un elemento burocratico non utile a far comprendere la natura strategica che la CSR può avere.

L’approccio allo sviluppo della CSR può anche avvenire attraverso una certificazione, ma soprattutto attraverso un percorso in grado di modificare processi e comportamenti orientandoli verso la sostenibilità.

Pur apprezzando i benefici della SA8000 la considero forse la strada più facile e  meno efficace nello sviluppo di prassi responsabili, a maggior ragione se il target di riferimento è quello delle PMI.

Al di là di questa precisazione Fabbrica Ethica rappresenta realmente un punto di riferimento nel settore, a tal fine vorrei segnarvi un video realizzato per stimolare e diffondere lo sviluppo di politiche di responsabilità sociale segnalatomi da Roberto Venturi e commissionato da Fabbrica Ethica.

Buona visione e fatemi sapere cosa ne pensate.

 

On line il rapporto di sostenibilità 2007 di Autogrill

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Il report  di sostenibilità 2007 del Gruppo Autogrill, primo operatore al mondo nei servizi di ristorazione e retail per chi viaggia presenta alcuni interessanti aspetti che meritano di essere approfonditi. Il Gruppo Autogrill presente in 42 paesi con 66.820 dipendenti gestisce più di 5300 punti vendita in oltre 1200 location per un totale di 890 milioni di clienti l’anno; questi dati ci fanno capire quale impatto può avere all’interno del contesto socio-economico ed ambientale in cui opera.

Di particolare interesse dal punto di vista della sostenibilità è l’impegno relativo all’impatto ambientale ottenendo per la sede italiana la certificazione UNI EN ISO 14001, questo dovrebbe rappresentare solamente un punto di partenza verso la  certificazione integrale di tutte le sedi del Gruppo. Meno interessante l’area della contaminazione tra profit e non profit, emerge infatti solamente una significativa attività di donazione verso il terzo settore, ma nulla di più. Dal punto di vista del management sostenibile non ci sono particolari azioni da segnalare.

La CSR del Gruppo Autogrill è ben comunicata all’esterno, bisognerebbe comprendere quanto sia vissuta realmente dalle persone all’interno dell’organizzazione, dal report questa sensibilità non emerge.