Influenza, borsa e CSR

Postato il Aggiornato il

Tra qualche mese ritornerà il solito e stagionale tema dell’influenza. Ho aspettato quasi un anno prima di dedicare un post sul ruolo delle case farmaceutiche e la  Pandemia che (fortunatamente) non c’è stata relativa all’influenza H1N1.

Proprio in queste settimane il parlamento francese ha concluso una discussione durata circa 5 settimane sugli effetti dell’influenza A al fine di trarne delle giuste conclusioni e farne tesoro per il futuro. La Francia infatti ha acquistato oltre 94 milioni di dosi (contro i 15 milioni dell’Italia) e per tale motivo si domanda, nelle sue sedi istituzionali il perché di tale scelta.Il dito viene puntato in un’unica direzione contro l’Organizzazione Mondiale della Sanità, definita troppo vicina alle industrie farmaceutiche, sia per dipendenza economica, che la presenza di esperti non sempre indipendenti; tale condizioni, secondo la Commissione istituita a Parigi, ha determinato un allarmismo non sempre giustificato.

Premesso questo è doveroso analizzare un altro aspetto relativo agli effetti del virus H1N1, ovvero l’impatto che ha avuto sui principali listini di borse delle case farmaceutiche produttrici del vaccino molto acquistato ma poco usato.

Per le case farmaceutiche in primis Novartis e GlaxoSmithklin, la mancata Pandemia, si è tramutata in una bella “iniezione” di liquidità, con alcuni casi limite come la Novarex, piccola società farmaceutica del Maryland, che ha visto passare il valore delle sue azioni da 0,88 dollari a 3,53 dollari in una sola seduta…

La situazione ad un anno di distanza appare abbastanza chiara per poter trarre alcune riflessioni rispetto a quello che accadrà in futuro, in particolare sarà curioso capire se nei report di sostenibilità di molte case farmaceutiche, che indubbiamente presenteranno un incremento delle attività a favore di tutti i principali stakeholders, sarà menzionata l’anomalia dell’allarme Pandemia, che volutamente o per caso, ha generato extraprofitti a discapito di molti cittadini.

Speriamo quindi che almeno questa volta le azioni di CSR non vengano messe in atto come sostitutive di condotte aziendali irresponsabili.

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