Il sindacato è ancora uno stakeholder per le imprese?

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E’ sempre più difficile considerare l’attuale movimento sindacale come uno stakeholder per le imprese e per i lavoratori.  L’intervista del Ministro Marianna Madia pubblicata su La Stampa di domenica 15 giugno rappresenta forse la miglior risposta al mio quesito.

La Ministra intervistata sulla riforma della PA alla domanda “con i sindacati com’è il rapporto?” risponde in maniera chiara che rende l’idea di quanto sia inadeguato il sindacato a ripensare al suo ruolo nel rispetto del lavoro e dei lavoratori (sia pubblici che privati). Riporto testualmente la risposta della Ministra intervista da Francesca Schianchi :”I sindacati fanno opposizione al metodo: io ho inviato loro un testo di 11 pagine con i principi su cui ci muoviamo, mentre loro vorrebbero concertare ogni comma di ciò che si approva….” Sono sufficienti queste due frasi per aver una visione ben chiara del sindacatore ancora una volta si muove su una “posizione” e non sui principi.

Basta aver qualche nozione di negoziazione per capire che la posizione negoziale dei sindacati non possa che essere un disperato o forse miope tentativo per non cambiare. In una necessaria situazione di cambiamento uno stakehoder deve saper interpretare il proprio ruolo avendo il coraggio di un confronto negoziale integrativo, basato sulla capacità di generare valore per tutti gli interlocutori e non solo per una parte di essi. Se il sindacato continua a voler mantenere la “posizione” non solo perderà quei pochissimi consensi che oggi ottiene , ma sarà rilegato al ruolo di ultima pedina nel gioco della creazione del futuro del lavoro.

E’ incredibile come la contrapposizione e la visione win-lose stia condizionando uno degli attori sulla carta più significativi nella riforma del mondo del lavoro.

A sostenere questa tesi aggiungo altri due elementi non di poco conto. Il primo riguarda l’utilizzo sconsiderato della strumento vitale dello sciopero.

Secondo Roberto Alesse, Presidente della commissione su diritto di sciopero, nel 2013 nel solo settore pubblico, le proclamazioni di sciopero sono state 2339, che si sono tradotte in 666 giornate di sciopero. L’utilizzo sconsiderato dello sciopero rischia oggettivamente di rendere nullo l’effetto dello strumento causando un inevitabile peggioramento dei diritti dei lavoratori.

Aggiungo inoltre che a dimostrazione dell’ulteriore debolezza emerge un ulteriore dato riferito al giorno preferito dai sindacati per proclamare uno sciopero. Sarà un caso ma la quasi totalità degli scioperi viene indetto di venerdì!.

Il secondo elemento riguarda un episodio che coinvolge il settore bancario. Barclays, ha annunciato la digitalizzazione dei servizi di cassa, affidando a postazioni evolute le operazioni che normalmente vengono eseguite da un operatore. Tale condizione rappresenta un mutamento importante della banca verso una evoluzione sempre più concreta ed attuale di difficile inversione.  Nell’articolo di Cristiana Salvagni su repubblica.it (nel quale potrete trovare ulteriori informazioni sull’iniziativa di Barclays), viene anche chiesto un parere a Lando Maria Sileoni, segretario generale della Federazione Autonoma Bancari Italiani, che invece considerare le esigenze di contesto come un’opportunità per trasformare anche il settore bancario, risponde in questo modo: “… dire che spariscono i 309mila cassieri che ci sono in Italia è una follia. Il cassiere è una figura contrattualizzata: anche se le banche lo vedono solo come un costo da tagliare per eliminarlo hanno bisogno del nostro consenso e noi non lo daremo mai…” con l’illusione che il mancato consenso possa essere sufficiente per interrompere un profondo cambiamento non del settore bancario ma dell’intera società.

E’ proprio questo il punto, il sindaco non è in grado di immaginare un futuro, è solo capace (e neppure troppo bene) di resistere a qualunque forma di cambiamento e soprattutto senza proporre soluzioni concretizzabili e utili per i lavoratori, per l’impresa e per il sindacato stesso.

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2 pensieri riguardo “Il sindacato è ancora uno stakeholder per le imprese?

    Do ha detto:
    luglio 14, 2014 alle 5:34 pm

    Ciao Gianluca!

    Sono d’accordo in linea generale.

    Tuttavia, non è forse una condizione di svantaggio opportunamente mantenuta?

    Mi spiego, l’Italia è un paese che da troppo tempo ha dimenticato la gerarchia di principi, valori, norme generali, norme speciali e regolamenti, mischiando tutto.

    Vorrei tanto tornare nella vita REALE, senza bisogno di ricorsi alla magistratura, per avere una condizione in cui l’accortezza e la responsabilità siano garanzie sufficiente di essere un buon cittadino.

    La realtà è molto diversa, purtroppo.

    Quindi, la domanda è: basta dire che i sindacati sono inadeguati oppure occorre dire che sindacati e appalto normativo (e quindi politica e magistrati) ad essere inadeguati?

    Inadeguato = troppo burocratici, autoreferenziali, vessanti ecc…

    gcravera ha risposto:
    settembre 22, 2014 alle 3:49 pm

    Scusa se rispondo solo oggi ma non so per quale motivo mi è sfuggito il tuo commento.
    Concordo con il tuo commento relativo all’inadeguatezza di sistema tuttavia il sindacato dovrebbe porsi come partner dell’azienda (non in maniera subalterna) in maniera paritetica.
    Occorre comunque ripensare al ruolo dei sindacati, complice anche un diverso contesto in cui operano.
    A presto
    Gianluca

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