Quando l’inclusione genera innovazione: Microsoft assume lavoratori affetti da autismo.

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Autismo-GiornataUn passo importante all’interno del perimetro della global inclusion è stato fatto proprio in questi giorni da Microsoft che ha deciso di avviare un programma di inclusione per lavoratori affetti da autismo.

La notizia di per sé rappresenta un traguardo, la trasformazione di un vincolo in opportunità; come si legge dal blog di Microsoft, sostengo in principio della forza della diversità come valore aggiunto, come elemento in  grado di accelerare i processi innovativi, tuttavia dietro questo traguardo esiste un’ulteriore chiave di lettura che potrebbe raffreddare l’entusiasmo.

Il motivo per cui Microsoft si avvicina la mondo dell’autismo è soprattutto (non è l’unico motivo ma certo ha un peso rilevante) è senza dubbio la spinta fornita da Mary Ellen Smith vice presidente di Microsoft e madre di un figlio di 19 anni affetto da autismo.

Come per le iniziative di CSR di primo livello, questa attività di inclusione è comunque in grado di generare valore sociale e collettivo, tuttavia rappresenta un esempio di inclusione di primo livello, ovvero un’azione mirata a favorire l’inserimento e il coinvolgimento di persone “diverse” ma non ancora un esempio di progetto integrato di inclusione, almeno per il momento.

Non voglio essere frainteso, così come le azioni di charity svolte dalle aziende sono da considerarsi azioni di valore, lo stesso vale per azioni di questo tipo nell’ambito dell’inclusione. Rappresentano in ogni caso un primo passo verso la costruzione di una cultura dell’inclusione.

Il superamento dell’ortodossia rispetto a queste iniziative consiste nel considerare l’approccio culturale verso l’inclusione come realmente strategico ed innovativo, allontanandosi dall’idea che singoli progetti o la somma di single iniziative (come questa ad esempio) siano sufficienti per creare un vero movimento culturale.

Se Smith non avesse avuto un figlio autistico Microsoft avrebbe avviato un programma simile negli stessi tempi? Nessuno potrà rispondere a questa domanda ma il dubbio rimane.

La fortuna di avere un vice presidente sensibile, verosimilmente con una visione approfondita del problema e delle opportunità che risiedono dietro alla diversità ha apportato comunque una multinazionale come Microsoft a segnare il passo verso una problematica diffusa e spesso evitata.

La difficoltà nel prendere decisioni in questo campo dell’azione manageriale è soprattutto dovuto alle retroazioni della decisione, ovvero alle possibili conseguenze che potrebbero derivarne. Come accoglieranno i colleghi l’idea di aver inserito persone con questo problema?, Quale idea si faranno? La reputazione aziendale sarà intaccata? Alcune domande killer che rappresentano l’esatto contrario dell’agire in ambito inclusivo. Il superamento dell’ortodossia si ottiene pensando al valore generato e non ai vincoli possibili.

Le prossime sfide per Microsoft, ed in generale per tutte quelle realtà che competono in un sistema complesso, sarà quella di tradurre l’esperienza dell’autismo in un prassi aziendale consolidata estendibile per qualunque tipo di esclusione/innovazione.

 

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