operaio

“I capi si scelgono, non si subiscono”

Postato il Aggiornato il

E questa la frase che riassume nel modo migliore questo bel libro di Riccardo Ruggeri “Una storia operaia”. Ruggeri ripercorre la sua vita ricordando i personaggi che ha incontrato nel suo percorso professionale che lo ha visto nascere come operaio Fiat fino a diventare Amministratore Delegato di New Holland, portando quest’ultima alla quotazione a Wall Street.

Il testo lo consiglierei a due tipologie di persone, quelle che pensano che intanto cambiare non serve, che sia impossibile , che intanto è inutile, e a tutti gli studenti universitari che hanno intenzione di entrare in un’azienda.

Ruggeri è in grado di sintetizzare con chiarezza e semplicità gli ultimi 40 anni di storia manageriale parlando da protagonista della più importante industria italiana.

Parla di modelli organizzativi, di scelte strategiche e di comportamenti manageriali che ancora oggi risultano tutt’altro che banali.  

Se da un lato emerge ovviamente un’Italia che non c’è più, dall’altra emergono molteplici similitudini con l’attuale mondo manageriale sempre più ancorato ad una fallimentare visione di breve periodo, a discapito di una visione sempre più miope del ruolo che un’impresa dovrebbe esercitare nel contesto economico e sociale.

Sono tre i passaggi interessanti rispetto all’evoluzione degli scenari manageriali, da un lato la descrizione di Carlo De Benedetti,  indicato come l’uomo della seconda occasione Fiat (non colta ovviamente), dall’altro la descrizione particolareggiata che non emerge in altri libri di testo di Valletta, ed infine l’interessante interpretazione che fornisce dello spaccato Olivetti, del modo di intendere la managerialità secondo Olivetti.

Non è un manuale ma rende chiari alcuni concetti che i manuali non sono in grado di spiegare…

Total reward

Postato il Aggiornato il

total rewars

Come avete interpretato la notizia apparsa in questi giorni in cui un General Manager cinese di un’importante acciaieria è stato ucciso dagli operari in rivolta contrari ad una fusione che avrebbe implicato numerosi licenziamenti?

Il GM guadagnava circa 300.000 euro all’anno, mentre un operaio medio circa 1400 euro all’anno.

La notizia è ovviamente drammatica, com’è drammatico il contesto in cui si è svolto il fatto. La Cina ha evidentemente non colto un’opportunità, quella di creare un nuovo modo di gestire le organizzazioni. L’apertura del mercato, l’occidentalizzazione, se da un lato ha consentito uno sviluppo imprenditoriale e commerciale importate, dall’altro ha inquinato anche il modo di governare le imprese.

Spesso le realtà in cui la forbice degli stipendi è tremendamente elevata, è indice di possibile instabilità, o comunque di un modo di gestire che è molto distante dalla sostenibilità manageriale.

 La Cina poteva cogliere l’opportunità di sviluppare un modello manageriale integrando la cultura socialista, con quella marcatamente capitalistica, potendo dimostrare al mondo che è possibile gestire le imprese realmente in maniera sostenibile, diventando un modello di riferimento internazionale.

La realtà è che l’apertura del mercato ha causato gli stessi effetti che si sono visti nel mondo occidentale quasi un secolo fa, con la differenza che se nel 1900 i cambiamenti avvenivano molto lentamente e soprattutto erano prevedibili, oggi gli stessi cambiamenti possono avere una frequenza quotidiana, rischiando quindi di non essere più gestibili, ne è un esempio quello che accaduto negli scorsi giorni alla Tonghua Iron.

Lo stipendio è uno degli elementi che deve determinare il processo di sostenibilità manageriale, coerentemente con le politiche di CSR messe in atto. E’ buffo (si fa per dire), che importanti realtà economiche come Coca Cola, abbiamo la necessità di mettere in evidenza all’interno del report di sostenibilità il fatto che esiste pressoché un’uniformità di stipendi tra uomini e donne (esiste un gap inferiore all’1%), la realtà è quindi che anche le politiche retributive vanno gestite in un’ottica più globale, superare il tradizionale concetto di total reword, avviando una prospettiva in cui lo stipendio sia un mix di valore economico e  sociale.