Responsabilità, ruolo, inquadramento e licenziamento

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Licenziamento

Il titolo di questo post nasce dall’osservazione di una situazione reale che mi ha fatto pensare ai limiti di questi quattro termini soprattutto se presi in considerazione contemporaneamente.

Oltre ai limiti dei termini, la riflessione si sposta come di consuetudine sui limiti delle azioni manageriali, molte volte inconsistenti o inadeguate rispetto ai contesti.

Esiste un legame tra responsabilità, ruolo aziendale e spesso inquadramento contrattuale. Normalmente un inquadramento contrattuale dirigenziale, prevede ruoli di responsabilità all’interno dei quali le responsabilità sono evidenti e si devono ben distinguere da chi in azienda non ne ha o ne ha meno. Questa distinzione spesso coincide con una differenziazione retributiva anche molto evidente.

Se un’organizzazione promuove con una certa facilità la crescita delle proprie persone, consentendo l’accesso ai ruoli dirigenziali con una certa velocità, siamo portati a considerare quella realtà come una realtà dinamica, smart, giovane, veloce ecc..  normalmente quindi siamo portati a considerarla come una buona realtà aziendale.

Tutto vero. O meglio è vero fino a quando non succedono azioni che o meglio retroazioni che utilizzano la dinamicità la velocità, l’atteggiamento smart per accelerare la fuoriuscita del dirigente in questione.

Fino a quanto le cose vanno bene, inconsapevolmente si è portati ad accettare, a volte anche in maniera inconsapevole il nuovo inquadramento e le nuove responsabilità, vivendo l’avanzamento veloce di carriera come un bel traguardo. Se questo traguardo tuttavia non è supportato da una crescita manageriale e da una differente consapevolezza del proprio ruolo, si potrebbero innescare situazioni pericolose soprattutto per chi ha intrapreso questo percorso di crescita.

L’organizzazione che stimola alla rapida crescita manageriale è quindi un’ottima organizzazione solamente se costruisce al proprio interno giovani manager pronti ad assumere nuove responsabilità. La dove la valutazione di crescita è inquinata dai crescenti risultai di business (ad esempio) ma non da un effettivo stadio di maturazione manageriale si stanno inconsapevolmente creando le condizioni di insostenibilità manageriale.

Perché parlo di insostenibilità manageriale? Semplice perché spesso chi viene nominato dirigente in un sistema inquinato, tende a vedere solamente gli aspetti positivi dell’avanzamento di carriera, ma spesso non è pronto e soprattutto potrebbe essere in balia di decisioni che non sarà in grado di prendere se non a costo di commettere un errore spesso determinante nell’anticipare la fuoriuscita dall’azienda.

In altri termini, l’assunzione di responsabilità dirigenziale deve corrispondere ad uno stadio di maturità manageriale che con il tempo deve necessariamente crescere; se ciò non avviene la soglia di rischio del dirigente aumenta, soprattutto nel caso in cui l’organizzazione non sia particolarmente attenta allo sviluppo del manager.

E’ bello crescere managerialmente all’interno di una stessa azienda, è altrettanto vero che la mancanza di un confronto e di esperienza in altre realtà rappresenta spesso un angolo cieco che si scopre solamente quanto ormai è troppo tardi.

 

 

 

 

 

 

 

 

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