csr
Riflessioni sul terremoto

Non è semplice trovare le parole per descrivere un evento drammatico come quello che ha colpito nelle scorse ore la città de L’Aquila e in generale tutto l’Abruzzo. Cosa c’entra però il terremoto con questo blog? Molto, non solo perché la mia esperienza nel mondo non profit (che segna l’inizio della contaminazione) inizia con la Croce Rossa Italiana proprio in seguito ad una maxiemergenza, ma anche perché questo dramma può diventare una vera occasione per dimostrare che le imprese possono avere un ruolo diverso all’interno del contesto sociale rispetto a quello descritto negli ultimi mesi.
Oggi mentre ero in macchina, mi è capitato più volte di sentire professionisti (l’ultimo che ho sentito era un esperto di perforazioni terrestri per la ricerca di acqua non contaminata) che spontaneamente offrivano la loro competenza per superare l’emergenza; immagino che molte persone all’interno delle aziende avessero la stessa voglia e intenzione dei professionisti che hanno telefonato alla radio… perché quindi non agevolare questa condizione?
Molte aziende sicuramente si attiveranno per raccogliere contributi ed inviare prodotti per agevolare il superamento dell’emergenza, tutto questo è fondamentale anzi indispensabili, tuttavia agire solo in questa direzione rappresenta una limitazione rispetto alla possibilità di innescare un vero cambiamento culturale verso la CSR.
Prendendo esempio dall’esperienza di Katrina, facciamo in modo che le competenze che sono presenti al’interno delle aziende siano finalizzate alla risoluzione di questo drammatico evento. All’interno delle nostre aziende sono presenti competenze, conoscenze, strutture e passioni, tutte utilizzabili per riuscire a velocizzare il ripristino della normalità. Non mi sto riferendo solo a personale tecnico ma anche ad esempio a personale commerciale. Fare CSR significa anche contestualizzare le proprie capacità in funzione di un bisogno emergente coerente con la propria mission.
Perché non creare proprio in questo momento delle vere task forze di esperiti volontari, sostenuti dall’azienda per la quale lavorano da mettere a disposizione del Dipartimento Nazionale di Protezione Civile? E’ solo uno dei 1000 esempi che si potrebbero fare, la vera innovazione è quella di portare la responsabilità sociale all’esterno, ma anche di agevolare la sensibilità all’interno delle realtà aziendali.
Non perdiamo quest’occasione dimostriamo che si può contribuire non solo con il denaro ma anche con le caratteristiche che ognuno di noi può esprimere all’interno delle organizzazioni per le quali lavora.
Concludo indicando un conto corrente per effettuare donazioni per le persone che oggi si trovano senza più nulla:
Conto corrente bancario C/C BANCARIO n° 218020 presso: Banca Nazionale del Lavoro-Filiale di Roma Bissolati -Tesoreria – Via San Nicola da Tolentino 67 – Roma. Intestato a: Croce Rossa Italiana Via Toscana, 12 – 00187 Roma. Coordinate bancarie (codice IBAN) relative sono: IT66 – C010 0503 3820 0000 0218020 CASUALE 24 ORE PER L’ABRUZZO
Conto corrente postale n. 300004 – Intestato a: ” Croce Rossa Italiana, via Toscana 12 – 00187 Roma” CASUALE 24 ORE PER L’ABRUZZO
On line il Sustainable Development Summary Report 2008 di Allianz

Il nuovo report di sostenibilità di Allianz rappresenta per molti aspetti un punto di riferimento non solo per la struttura chiara e semplice ma soprattutto per i contenuti strategici che Allianz affida alla CSR.
Allian4good è il programma di coinvolgimento delle persone per la definizione degli impatti strategici sul business che la CSR può garantire nei prossimi anni.
Tra gli elementi di eccellenza è doveroso segnalare, la volontà di definire prodotti e servizi assicurazioni adatti a popolazioni in via di sviluppo, collaborando con alcune delle più importanti organizzazioni umanitarie mondiali (in primo luogo con le Nazioni Unite). Mettere a disposizione le proprie competenze al servizio della collettività offrendo la possibilità di ottenere una copertura assicurativa (microinsurance) anche a chi fino ad oggi non ne aveva le possibilità può sicuramente essere considerando un’azione di sostenibilità del business, così come pensare a nuove soluzioni per una popolazione (quella europea ad esempio) che continua ad invecchiare (demographic change). Ciò che emerge in maniera chiara dal report è l’interesse di Allianz a proiettarsi da protagonista nel futuro, affidando grande attenzione al rispetto per l’ambiente, piuttosto che alla centralità delle risorse che collaborano all’interno dell’organizzazione. Emerge in altri termini un vero spirito multinazionale integrato, identificando nella sostenibilità del business una delle chiavi del proprio successo.
Ultima interessante segnalazione riguarda il programma “Ideas to success (i2s)” che ha coinvolto oltre 172.000 persone raccogliendo oltre 6o.000 idee per rendere più competitivo il business di Allianz. Rispetto ad altre compagnie assicurative l’impegno verso la sostenibilità appare sicuramente più marcato e presente. Vi propongo di seguito il messaggio del Michael Diekmann Chairman of the Board of Management di Allianz presente all’interno del report ricordando che il report integrale è scaricabile nella sezione CSR REPORT:
Dear Reader,
Welcome to our 2008 Sustainable Development report which describes our work to build value for our customers, employees, shareholders and the community.
As a global riskmanager operating in 70 countries and servingmore than 80million customers, a sustainable approach is essential for our business. Demographic change, climate change, and the breakdown of social security systems aswell as the opportunities provided by economic development in every region of theworld are affecting our business today andwill do evenmore tomorrow. Providing innovative product solutions that support our clients inmeeting today’s global challenges is an integral part of our strategy. Looking back, I amproud of howmuch we have achieved. For example, four years ago climate change was a topic left to reinsurers. Today, we support our clients inmeeting the challenges posed by climate change, for example, by empowering themto rebuild their homes according to the highest ecological standards.We also transfer risks to the capitalmarkets as shown by our disaster bonds for flood risks. Further, by 2010 we will have investedmore than €500million in renewable energy. We are also working in developing countries like India, Indonesia and Egypt to providemicroinsurance products that help people andmarkets to develop. In this effort, we cooperate with partners including the UN Development Program, the GTZ, CARE, and PlaNet Finance as well as local organizations.
This business approach has earned Allianz external recognition including being listed by Ethisphere as one of the world’smost ethical companies.We aimat strengthening this leadership role through our new Allianz4Good platformwhich enables our employees to take an active role in furthering our sustainable development strategy.
Themessage is clear – knowledge enables innovation, innovation empowers solutions and solutions drive business. In reading our report, you will gain a clearer picture of how we are part of the solution. For the first time, we have included amateriality assessment in this report, identifying those issues with greatest relevance to our stakeholders and our business. This assessment allows us to further focus our efforts and generate the greatest long-term value for all of us. Please share your comments with us. Your feedback is integral to our success.
MAGAZINE

Nella sezione MAGAZINE è possibile scaricare il documento che riassume tutti i post pubblicati a novembre e dicembre. Prossimamente sarà disponibile sia la versione scritta che la quella video all’interno della quale riassumeremo i principali temi trattati nel bimestre. Rinnovo a tutti voi i migliori auguri di buon anno!!!
On line la sustainability review di Coca-Cola

La struttura del report appare immediatamente chiara e di facile comprensione, emergono nella parte iniziale uno schema generale delle principali performance suddivise in quattro aree tematiche:
– – workpalce
– – marketplace
– – environment
– – community
l’analisi dei singoli indicatori garantisce di comprendere lo stato di avanzamento delle politiche di CSR, ciò che non emerge in maniera chiara, sono i reali impatti che le politiche di csr hanno sul business e quali interazioni esistono tra i diversi stakeholder coinvolti.
Il sustainabilty report di Coca-Cola ha una funzione prevalentemente comunicativa e poco strategica. Sono poche e di difficile evidenza le azioni che permettono di comprendere quanto le politiche di responsabilità sociale siano integrate nei processi aziendali. Se quindi è vero che è strutturato in maniera semplice e facilmente leggibile, è anche vero che questo report non si distingue da altri, non presenta significativi elementi di innovazione o di eccellenza.
La sustainability review di Coca-Cola è scaricabile nella sezione CSR Report.
MAGAZINE
Ho deciso di raccogliere in un documento i post pubblicati negli ultimi due mesi. Nella sezione Magazine sarà possibile scaricare con periodicità bimestrale la raccolta dei contenuti pubblicati sul blog. L’idea è quella di consentire anche a chi non frequenta costantemente il blog di poter farsi rapidamente un’idea del significato di management sostenibile.
Centrimark: competitività e sostenibilità
Ancora una volta confermo quello che ho già pubblicato alcune settimane fa circa la necessità di rendere patrimonio dell’organizzazione le politiche di corporate social responsibility evitando che diventino esclusivamente attività decise dai vertici e condivise solo in parte e/o forzatamente dalle persone che compongono le organizzazioni.
Una recente ricerca condotta da Centrimark dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano dimostra quanto i temi della competitività e soprattutto della sostenibilità siano centrali rispetto alle decisioni assunte dai top manager, tuttavia non si spiega come mai tale centralità non si riesca a tradurre in azioni concrete con ricadute reali su tutti gli stakeholder dell’organizzazione.
La sostenibilità è considerata prioritaria nella comunicazione ma non sempre nelle azioni sviluppate a sostegno di un business responsabile.
Allego di seguito un interessante articolo di Francesca Sottilaro pubblicato su Italia Oggi, che commenta la ricerca di Centrimark
Sostenibilità, decide solo il capo – Di Francesca Sottilaro
Dietro ai grandi gruppi che sposano politiche verdi o scelte sostenibili il tuttofare in tema di sostenibilità è il top management: sposa la causa perché l’azienda sia più competitiva sul mercato, crede che sia utile per migliorare performance economiche e rinforzare l’immagine aziendale sul territorio. Ma, a sorpresa, assume ancora un ruolo da osservatore nei confronti della sostenibilità pur tenendo gelosamente per se la materia e coinvolgendo poco, rispetto al dovuto, gli uffici di marketing.
Questa, in sintesi, la lettura dell’indagine svolta da Centrimark su Competitività e sviluppo sostenibile per il convegno in corso a Milano della Società italiana marketing. CEO IN TESTA. Per il 70,8% delle imprese l’attenzione alla sostenibilità è cresciuta a tal punto da far sentire il suo peso sulle scelte manageriali. Nell’87,3% delle aziende il top management è coinvolto in prima linea nelle decisioni relative allo sviluppo sostenibile.”In gioco vi è la sfida delle aziende del futuro”, spiega Renato Fiocca, ordinario di marketing all’Università Cattolica di Milano e direttore di Centrimark, “Oggi le discussioni in atto, con un occhio alle normative, mettono in evidenza limiti e sviluppo. In questo senso i manager hanno una grande responsabilità”. Nei confronti di politiche sensibili ai temi di ambiente o etica i vertici delle realtà italiane risultano infatti in una fase di responsabilizzazione a distanza. Partendo da tre cluster, Centrimark ha classificato il 37% dei manager come “osservatori” (soprattutto in aziende business to consumer), il 35% nella categoria dei “perplessi” (e lavorano spesso nel btob) e solo il 28% sono stati identificati come veri “supporter” di una politica di sensibilizzazione e appartengono di solito a realtà all’avanguardia. POLITICHE SÌ, ATTENZIONE AI PREZZI PURE. Le maggiori determinanti nell’attuazione di strategie orientate alla sostenibilità sono riconducibili alle politiche d’impresa (51%) tallonate, e spesso inscindibili dalla ricerca di una maggiore competitività sul versante dei costi (soprattutto in ambito energetico, 30,9%). Seguono in termini di importanza, lo sviluppo di nuovi prodotti e di più validi processi produttivi (27,9%) e il desiderio di differenziare la propria offerta (26,5%). L’attenzione ai prezzi è molto forte. Per oltre il 50% dei manager intervistati, infatti, i consumatori non sono disposti a pagare più del 3% del prezzo per politiche sostenibili e l’interesse in progetti simili non è sempre scontato. Scatta così per il cliente ogni misura necessaria quando si investe in etica: il 63,3% rafforza l’assistenza dopo vendita; il 54,4% delle aziende punta sulla chiarezza delle informazioni; il 49,8% interagisce; il 46,6% investe su politiche di prezzo trasparenti.MARKETING ALL’ANGOLO. Esiste tuttavia, secondo l’indagine Centrimark, un differenziale ancora importante tra intenzioni, decisioni ed effettivi comportamenti dei manager quando si parla di politiche sostenibili. “Le intenzioni dichiarate sono spesso ottime; le decisioni e, soprattutto, i comportamenti quotidiani risentono ancora di priorità diverse, che non sempre pongono la sostenibilità ai primi posti”, racconta lo studio. Il 52% degli intervistati ha difficoltà a individuare benefici; il 49,1% lamenta una carenza dei fondi; il 32,7% non trova ci sia riconoscimento sul mercato. A decidere sono sempre i vertici (87,3%). L’ufficio marketing ha voce in capitolo solo nel 41,7% dei casi e il controllo qualità nel 35,8% dei casi. Senza parlare del Reparto ricerca e sviluppo che pesa solo per il 4,9% nelle aree a presidio della sostenibilità.”C’è ancora molto da dire e fare”, dice Fiocca, “la sostenibilità non ha un plafond, è un argomento senza fondo”.
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