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Il “Mi manda Rai Tre” Index

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Ogni tanto, quando proprio non trovo niente di meglio in TV mi capita di guardare la sempre interessante ed educativa trasmissione “Mi manda Rai Tre”, venerdì sera ho visto quasi tutta la puntata e da qui nasce questo mio post.

Potremmo immaginare di costruire un indicatore di credibilità, ma anche di coerenza rispetto alle politiche di responsabilità sociale intitolato “Mi manda Rai Tre index” basta infatti vendere come reagiscono le imprese coinvolte nei fatti raccontati dai telespettatori (clienti delle stesse aziende) per rendersi conto non solo dell’incapacità di gestire un momento di criticità (reclamo) ma anche della superficialità con cui vengo liquidati i problemi legati a servizi o prodotti non coerenti con le aspettative di acquisto.

Siamo nell’era in cui il presidente di Toyota chiede pubblicamente scusa (in seguito ai recenti richiami su più veicoli) addirittura su youtube, pensando giustamente ad un canale di comunicazione realmente universale e capillare, e nello stesso tempo ci sono ancora aziende non solo italiane che si permettono di non presentarsi in una trasmissione televisiva nazionale per parlare di presunte irregolarità, problematiche o aspettative insoddisfatte relative ai loro prodotti o servizi. Già questo appare di per sé irrealistico e poco efficace, sia per la tutela dell’immagine esterna, sia per il senso di appartenenza interno che si genera tra i collaboratori dell’azienda.

Per un attimo venerdì sera mi sono messo nei panni di un collaboratore di una delle aziende leader di elettrodomestici coinvolte nel problema (rottura di un piano di cottura di cristallo) citato dalla trasmissione, la prima cosa che mi è venuta in menta non è stata sicuramente positiva, trovavo difficile giustificare un simile comportamento soprattutto il fatto che nessuno fosse presente per confrontarsi  su un possibile problema.  Il problema si aggrava nel momento in cui verifico le azioni di CSR o più semplicemente i valori pubblicati sui rispettivi siti internet di queste aziende leader, cito testualmente alcuni valori “i nostri valori sono la priorità ogniqualvolta serviamo il cliente: i nostri valori sono: Rispetto… Integrità,… Diversità…… si diventa un’azienda affidabile avendo persone che prendono a cuore questi valori ogni giorno…..”; oppure ancora “I nostri valori sono i principi che indirizzano i nostri comportamenti, possiamo farli vivere non solo con il nostro agire… i valori sono: Accessibilità…  Semplicità…. Responsabilità, agiamo in modo responsabile e rispettiamo l’ambiente, le differenti culture e gli altri; in questo modo le persone ci accolgono con fiducia nelle loro case”.

E quindi semplice comprendere che ha volte i comportamenti assunti da un management sempre più autoreferenziale porta ad una distanza incomprensibile non solo con i propri clienti ma soprattutto con i propri collaboratori. Se il rischio di non essere visti dai potenziali clienti (non tutti guardano mi manda rai tre) può forse essere accettabile, sicuramente non lo è verso le centinaia di dipendenti che ogni giorno credono e lavorano per consolidare un senso di appartenenza che con simili gesti non può che distruggersi .

Vedere come reagiscono le aziende coinvolti nei casi di “Mi manda Rai Tre” è quindi un indicatore anche sul modo in cui si vive, si lavora e si cresce all’interno di quelle aziende e non solo sulla reputazione commerciale.

Viaggio nella CSR Italiana – 2° puntata. Il caso Indesit Company “Io lavoro in sicurezza”

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Continua il viaggio tra le iniziative riconosciute di corporate social responsibility delle imprese italiane. Il progetto che prenderemo in considerazione riguarda la “valorizzazione del capitale umano”, in particolare una delle azioni che Indesit Company ha messo in atto durante il 2009. Il progetto “io lavoro in sicurezza” come potrete approfondire di seguito mira ad incrementare la sensibilità dei lavoratori rispetto alla sicurezza sul posto di lavoro, tanto da aver ottenuto l’avallo dell’INAIL Marche.

Leggendo quando pubblicato sul Libro d’oro della responsabilità sociale edizione 2009 rispetto al progetto “io lavoro in sicurezza” possiamo considerare questo come espressione di una CSR assolutamente primitiva ed ancora sganciata da logiche di competitività. Non è sicuramente molto innovativo preoccuparsi della sicurezza dei propri operai, non dovrebbe essere nemmeno momento di vanto, dovrebbero essere un bisogno implicito non solo da soddisfare ma da presidiare e soddisfare continuamente. Anche questa è CSR? Probabilmente si, tuttavia forse siamo più vicini alla soddisfazione di bisogni primari irrinunciabili che ad azioni di politica di responsabilità sociale. 

Il Caso “Io lavoro in sicurezza” (tratto dal Libro d’oro della responsabilità sociale 2009 Ed. Sodalitas)

Problema

Nel secondo rapporto su ”Tutela e condizione delle vittime del lavoro tra

leggi inapplicate e diritti negati” presentato dall’ANMIL – Associazione

Nazionale Mutilati e Invalidi del Lavoro (2008) emerge che quello delle

“morti bianche” è per l’Italia un problema tutt’altro che trascurabile: si

tratta piuttosto di una vera e propria emergenza sociale, per cui è urgente

trovare soluzioni efficaci.

Soluzione

Il progetto “Io lavoro in sicurezza” è stato pensato e costruito a partire da un

coinvolgimento diretto dei lavoratori del Gruppo nelle Marche, cui è stato

chiesto di compilare un questionario sull’analisi dei rischio sul lavoro e di

individuare uno slogan per la diffusione della campagna: le frasi raccolte

sono state poi riprodotte sulle divise e sui poster in uso presso i rispettivi

stabilimenti, per sensibilizzare i lavoratori sui rischi specifici connessi a

ciascuna mansione.

Il progetto “Io lavoro in sicurezza!” si è poi concretizzato in differenti

iniziative ed attività, tra cui:

– l’organizzazione di un corso di informazione e formazione sulla

sicurezza cui tutti i dipendenti, al momento dell’assunzione, sono

obbligatoriamente chiamati a partecipare;

– l’elaborazione – per ogni impianto, stabilimento e sede Indesit – di

un piano per la gestione delle emergenze (salute e sicurezza);

– la predisposizione di un sistema di gestione della sicurezza via web

che raccolga, per ogni dipendente, i dati relativi a visite mediche

periodiche, dispositivi di protezione e mappatura dei rischi

individuali (per tipologia di lavoro e per posizione), formazione e

informazione sugli aspetti legati alla salute e sicurezza. Questo

strumento, attivato in Italia nel corso del 2008, consente di

costruire, in maniera omogenea e ordinata, uno storico per ogni

dipendente, a partire dal quale elaborare più consapevolmente i

piani di miglioramento e di azione successivi;

– la modifica del ciclo di verniciatura da alto solvente a polvere, per

migliorare la sicurezza fisica dei lavoratori e per garantire un

maggiore rispetto per l’ambiente.

Tutte queste azioni sono state elaborate in conformità alle leggi vigenti in

ogni Paese e alle linee guida ILO su salute e sicurezza sul lavoro.

Risultati

Il progetto “Io lavoro in sicurezza”, che Indesit Company intende riproporre

annualmente con le medesime caratteristiche, ha ottenuto l’avallo

dell’INAIL Marche, che ha inserito questa collaborazione sperimentale in

un protocollo generale stipulato con la Regione.

Il progetto ha inoltre migliorato il livello di consapevolezza dei dipendenti

circa l’importanza della prevenzione degli infortuni sul lavoro.

Frutta o caramelle?

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Ilse Aigner ministro tedesco delle politiche Agricole e Alimentari e della tutela del Consumatore ha proposto di sostituire caramelle e cioccolatini solitamente posizionate presso le casse degli iper e supermercati con appetitose porzioni di frutta. La proposta si inserisce nell’ottica di educare soprattutto i giovani ad un consumo maggiormente responsabile di frutta e di verdura contribuendo ad una maggiore educazione alimentare. Questa proposta consente di affrontare un’altra riflessione, legata al layout di un punto vendita,  dove in questo caso si premierebbe una scelta  più responsabile che non solo commerciale. Quanti sarebbero i genitori disposti a servirsi in un supermercato in cui fosse presenta una simile disposizione? Anche la scelta del layout può essere espressione di responsabilità sociale, con un limite, quello di non discriminare o demonizzare determinati prodotti che è normale che continuino ad essere esposti.  Adottare un layout simile potrebbe rappresentare un’opportunità per portare la CSR all’esterno delle aziende, diventando un gesto facilmente comprensibile e utile ad un vasto numero di famiglie, forse a discapito solo marginale e solo nel breve periodo del margine d’impresa.

Viaggio nella CSR italiana – 1° puntata. Il caso Fonti di Vinadio – Sant’Anna Bio Bottle

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Inizia come preannunciato qualche settimana un viaggio tra le iniziative riconosciute di corporate social responsibility delle imprese italiane. Ho scelto di presentare alcune iniziative tra quelle pubblicate nel Libro d’oro della responsabilità sociale realizzato puntualmente dalla fondazione Sodalitas.  

Ogni anno infatti attraverso  il Sodalitas Social Award, aziende ed enti pubblici e non profit hanno l’opportunità di segnalare le iniziative di CSR svolte durante l’anno precedente.  Io mi limiterò a commentare e presentare solamente le iniziative dell’edizione 2009 non considerando volutamente le precedenti 6 edizioni.

Il motivo di questo viaggio è quello di iniziare un confronto tra le diverse interpretazione che si hanno di csr, dove tutto realmente può essere ricondotto a responsabilità sociale, anche iniziative che fino a qualche hanno fa rientravano nella normale conduzione della vita manageriale d’impresa.

Questa estensione, e a volte inflazione, ha portato ovviamente dei benefici, soprattutto nella misura in cui molte più persone/aziende parlano ormai comunemente di CRS, ma ha portato anche delle deficienze rappresentate dalla banalizzazione del concetto di responsabilità sociale.

Faccio un esempio estremo, se dichiaro di pagare regolarmente gli stipendi ai miei dipendenti sto compiendo un’azione di CSR? A mio avviso no, tuttavia alcune delle iniziative proposte e giustamente raccolte dal Sodalitas social award non si discostano molto dal mio esempio.

Forse in questa fase primitiva di sviluppo del concetto di csr è giusto non porre vincoli a quello che può essere socialmente responsabile certo è che per il futuro si renderà forse necessario alzare maggiormente l’asticella dell’impegno verso la Responsabilità (con la R maiuscola) sociale d’impresa.

Il caso Sant’Anna Bio Bottle (tratto dal Libro d’oro della responsabilità sociale 2009 Ed. Sodalitas)

Problema

La rivoluzione ecosostenibile deve cominciare dalle piccole scelte

quotidiane, che riguardano prima di tutto i prodotti di largo consumo.

È importante dunque che l’offerta a disposizione dei consumatori sia il più

possibile attenta e vicina alle esigenze ambientali del pianeta, e si strutturi

alla luce di queste.

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Si riparte!

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Nel primo post dopo le vacanze estivo esordivo con “un buon motivo per tornare al lavoro!”, oggi oltre ad essere il primo post del 2010 è anche il primo dopo le vacanze invernali, ed anche in questo caso vorrei parlarvi non tanto solo dei buoni motivi per tornare al lavoro ma dei buoni propositi di questo strepitoso (speriamo) 2010.

Inizierei con le novità di questo blog, ho sostituito la pagina dedicata ai CSR report Allert con un pagina dedicata al concetto di CSR Inside, ovvero a tutte le iniziative di CRS&dintorni che vengono sviluppate in Italia e nel mondo; in questa pagina saranno ospitati i link alle iniziative o ai report oltre che i commenti made in management sostenibile.

Altra novità sarà rappresentata dalla presenza di un maggior numero di contributi video, anche realizzati dal sottoscritto attraverso i quali raccontare l’evoluzione della contaminazione tra proifit e non profit.

Infine ultima novità sarà rappresentata dalla nuova veste grafica, ho inserito tra le altre cose la possibilità di rimanere sempre aggiornati sulle novità del blog inserendo il proprio indirizzo di posta elettronica.

In queste settimane ho raccolto parecchio materiale sulle possibili tendenze manageriali, sarà mia cura aggiornarvi nei prossimi giorni.

Coca Cola: “Passion for Excellence”

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coca cola 2009

Il motto “passion for excellence”, non rappresenta solamente uno slogan, ma diventa il filo rosso di tutto il report di sostenibilità. Chiarezza, semplicità ma soprattutto completezza delle informazioni sono le caratteristiche principali del report di sostenibilità di Coca-Cola. Il report di Coca Cola Hellenic, riprende ovviamente le stesse linee guida, tuttavia in questa versione si pone bene l’attenzione su due elementi chiave di tutta la strategia CSR di Coca Cola. Come emerge a pagina 8, la responsabilità sociale e la sostenibilità entrano in maniera strutturata all’interno dell’organizzazione, istituendo non solo i soliti comitati, ma addirittura delle funzioni di sviluppo dei cantieri di sostenibilità il cui scopo è quello di determinare i percorsi di sviluppo delle business unit dedicate. A questa struttura si aggiunge un elemento portante e molto spesso mancante all’interno delle organizzazioni che dichiarano di essere orientate alla CSR, mi riferisco al ruolo del facility manager della csr.

Lo sviluppo delle politiche di csr, deve a mio avviso agevolare il coinvolgimento di quante più persone possibili nella attuazione di azioni di responsabilità sociale.

A pagina 31 del report viene portato un esempio rispetto al ruolo che può esercitare un facility manager csr all’interno dell’organizzazione.

Per scaricare il report clicca qui

Virgin Media investe sul benessere dei dipendenti!!!

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virgin media

Virgin media non necessita di grandi presentazioni, rappresenta il primo quadruple play media nel Regno Unito, riunendo un servizio consistente in televisione, Internet, telefonia mobile e telefonia fissa.

Con oltre 10 milioni di clienti in U.K. ed un fatturato di oltre 3,8 miliardi di sterline, Virgin media occupa circa 14.000 persone.

Il CSR report che prendiamo in considerazione è alla seconda edizione, si tratta di un documento di non semplice lettura, poco chiaro e non molto esauriente. Appare più come una somma di intenti, dove risulta difficile delineare una strategia di CSR chiara e condivisa.

Leggo tra le righe, ma potrebbe essere solamente una mia impressione, che lavorare in Virgin media sia effettivamente un posto ambito, e questo lo si capisce non solo dall’attenzione che dedica allo sviluppo delle persone, ma anche al fatto che tra gli obiettivi 2009 ci sia la voce “investimenti in benessere dei dipendenti”. Il fatto che si parli di benessere è sicuramente coerente con quanto dichiarato nella sezione dedicato ai valori aziendali e questo deve essere preso ad esempio.

Sono assenti gli indicatori GRI ed i dati sono esposti in modo da rendere difficile ogni confronto con il futuro (o con il passato).

E’ utile partecipare agli utili?

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utili utili

Riporto di seguito un condivisibile punto di vista espresso da Franco Debenedetti su Il Sole 24 ore sul tema della partecipazione agli utili da parte dei lavoratori. Non solo di tratta di una di una semplificazione di una situazione complessa, quindi per definizione inutile rispetto al problema, ma di un approccio riduttivo verso la costruzione di una management sostenibile. Esiste una significativa differenza tra la partecipazione agli utili e la partecipazione all’azionariato, nel primo caso, quasi paradossalmente si autorizza e si incoraggia il top management  (per definizione più flessibile, meno ancorato, meno fedele alle sorti dell’azienda) ad innescare azioni manageriali di breve periodo finalizzate esclusivamente alla produzione di valore economico senza preservare la capacità competitiva dell’azienda. Nel caso dell’azionariato diffuso, si incrementa al contrario il senso di appartenenza si incentivano azioni prospettiche di medio e lungo periodo finalizzate alla creazione di valore economico ma anche sociale dell’ottica di uno sviluppo sostenibile.  

 

Partecipare agli utili? Inutile

di Debenedetti Franco (www.francodebenedetti.it –  www.ilsole24ore.it)

Sono bastati i primi segnali di uscita dalla crisi, e subito è ritornato a manifestarsi il male che affligge l’economia italiana, vent’anni di crescita inferiore a quella degli altri paesi industriali, dieci anni di produttività praticamente ferma. La bassa produttività, a sua volta causa di bassi salari, e quindi di un mercato interno debole, rimanda ai ben noti nodi strutturali, dalla formazione alla dotazione di infrastrutture.
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Arcelor Mittal corporate responsibility report

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arcelormittal

La ArcelorMittal è un colosso leader mondiale nel settore dell’acciaio nato dalla fusione di due delle più grandi aziende del settore, la Arcelor e la Mittal. Nel 2007 ha lavorato oltre 116  milioni di tonnellate di acciaio. Opera in 28 stati con oltre 316.000 dipendente con un fatturato (2007) di oltre 105,2 miliardi di dollari. Il primo report di sostenibilità appare subito chiaro e convincente. Presenta una distinzione classica degli ambiti di intervento:

–          Workplace

–          Environmental

–          Communities

–          Corporate governante

Tra gli elementi più significativi tuttavia emerge l’attenzione verso il corporate responsibility management, ovvero viene descritto il processo di sviluppo del management della responsabilità sociale, dove appare evidente un verso coinvolgimento trasversale a tutta la struttura. Non esiste una funzione sostenibilità o CSR, ma comitati a vari livelli finalizzati ad estendere il coinvolgimento a tutta l’organizzazione.

L’ultimo elemento degno di nota, riguarda l’attenzione allo sviluppo sostenibile, con un forte impegno a preservare ma soprattutto a far crescere una maggiore competenza e consapevolezza professionale nei paesi in via di sviluppo in cui si è insediata la ArcelorMittal. Potrebbe apparire come una “tassa” quella di investire in questi territori soprattutto quando si va ad estrarre materie prime, tuttavia vista la qualità dei progetti sostenuti ed avviati, apparirebbe più come un reale investimento utile per poter creare una cultura in grado di orientarsi realmente alle esigenze di tutti gli stakeholders.

Ciò che colpisce maggiormente, forse anche grazia alla presenza di “proprietario” che esercita il ruolo di amministratore delegato (Lakshimi N. Mittal) è il taglio che è stato dato alla CSR, facendolo diventare in molti casi il driver del cambiamento dell’azienda, non è infatti un caso che il progetto di sostenibilità sia stato nominato “transform tomorrow”

Per scaricare il report clicca qui

Kellogg’s corporate responsibility report

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kelloggs 2009

“Corporate responsibility governance is an important role of our Board of Directors, which operates through six committees composed of independent directors. We established a Social Responsibility Committee of the Board in 1979. Recently, the Committee updated its charter to specifically include corporate responsibility. The Committee now oversees aspects of our corporate responsibility approach, including our community investment strategy and initiatives, diversity, equal opportunity matters, nutrition and regulatory affairs, environmental protection, ethical business conduct, consumer affairs, and the development of our corporate responsibility strategy and the preparation of this report. Other committees of the Board address corporate responsibility issues as well. For example, the Audit Committee reviews various environmental issues. The Board, as a whole, also addresses key issues discussed in this report, including many relating to health and nutrition. We recently  stablished a new structure for corporate responsibility management at Kellogg, including the new position of chief sustainability officer, who reports to the CEO. Through this structure, we will drive initiatives across our business units and gather input on  important regional issues.”

 

Ho voluto iniziare la recensione di questo report riportando uno stralcio della sezione Governance & Strategy del corporate responsibility report di Kelloggs 2008.

 Interessante il fatto che dal 1979, molto tempo prima che si iniziasse a parlare largamente di CSR, il board Kelloggs, si fosse già dato un obiettivo di responsabilità sociale. L’errore se di errore si può parlare, l’ha commesso istituendo una funzione dedicata alla sostenibilità, sottraendo di responsabilità, scusate il gioco di parola, al board stesso ed amplificando l’effetto di partizionare le azioni di CSR.

Il report è chiaro, ha un’impostazione classica il cui focus è rappresentato dalle 4 fondamentali aree di  attenzione:

–          Workplace

–          Environmental

–          Communities

–          Corporate governante

Per ogni area si prendono in considerazione significative azioni. Non emergono particolari azioni innovative.

Il rischio di questo tipo di report e quindi di questo approccio alla CSR è quello di rendere troppo netta la separazione tra le quattro aree, ovvero si rischia di avviare nella stessa azienda quattro protocolli distinti di responsabilità sociale perdendo di vista in senso globale che la csr dovrebbe avere all’interno dell’azienda.

Questo tipo di impostazione (aree separate) rischia quindi di far percepire la responsabilità sociale come somma di iniziative e non come elemento culturale aziendale.

In generale il report è facilmente comprensibile e sicuramente completo da ogni punto di vista.

Per scaricare il report clicca qui