disagio

Stress e competitività

Postato il Aggiornato il

Sono ormai trascorsi sei mesi dall’entrata in vigore della circolare del 18 novembre 2010 che definiva le linee guida necessarie per la valutazione del rischio stress lavoro-correlato, così come previsto dall’articolo 20 comma 1-bis del decreto legislativo 81 (testo unico sulla sicurezza del lavoro). Con questa circolare, lo stress da lavoro correlato rientra tra i fattori di rischio a cui è soggetto il lavoratore; si aggiunge in altre parole lo stress ai normali fattori derivanti da tradizionali attività lavorative. La differenza rispetto al passato è tuttavia evidente, non tanto per il contenuto della circolare, quanto per gli effetti e la contemporaneità di tali rischi.

La normativa applicata in Italia dal primo gennaio 2011, arrivata con molti anni di ritardo rispetto ad altri paesi europei, consente di definire un confine netto tra i rischi tangibili, derivanti ad esempio da non aver rispettato la manutenzione di macchinari o strumenti di lavoro, e i rischi intangibili, fino ad oggi non considerati, ma fonte di grande disagio per il lavoratore e,indirettamente, per l’azienda. Assumendo infatti il punto di vista dell’azienda, la nuova normativa può essere vista come un asset  in grado di innalzare la competitività e quindi non solo come l’ennesimo onere amministrativo a cui è sottoposta. Leggi il seguito di questo post »

Bimbi in ufficio con mamma e papà: perchè?

Postato il Aggiornato il

E’ giunta alla 17° edizione l’iniziativa del Corriere della Sera, “Bimbi in ufficio con mamma e papa” patrocinata per il secondo anno dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, iniziativa nata con l’intento di avvicinare e far conoscere ai bambini dove e come trascorrono molto del proprio tempo i genitori.

Se diciassette anni fa l’iniziativa poteva considerarsi in sé rivoluzionaria o comunque innovativa, possiamo tranquillamente affermare che oggi rappresenta solamente uno sforzo nel camuffare un vero disagio vissuto in molte delle realtà aziendali che aderiscono, ovvero è sempre più vero che il tempo che i genitori, soprattutto le mamme, possono dedicare ai propri figli è sempre inferiore rispetto alle aspettative.

In questi diciassette anni è cambiato lo scenario di riferimento, ho già parlato degli effetti della turbolenza competitiva che interessa molti settori merceologi / commerciali, tale turbolenza ha sempre più spesso un effetto devastante tra l’equilibrio che si dovrebbe trovare tra il lavoro e la casa/famiglia.

L’iniziativa, leggo in un redazionale del Corriere, continua a riscuotere un gran successo, bisognerebbe capire per quali persone rappresenta un successo: per i direttori HR? per i responsabili della CSR?

Conosco personalmente molte persone che lavorano a diversi livelli in molte aziende che hanno aderito ed il loro ritmo di vita può essere così sintetizzato: uscita di casa alle ore 07.00, rientro ore 20.00 cena veloce, saluto “fotografico” ai figli, e poi di nuovo al lavoro per un ultima importantissima mail da inviare a qualcuno che probabilmente non leggera mai.

Si tratta di un caso estremo? può essere, ma chi frequenta soprattutto grandi realtà, si renderà conto che quanto ho scritto non è affatto straordinario, spesso è vissuto passivamente pensando che questa sia la normalità.

Se vogliamo parlare di un nuovo rapporto tra lavoro e famiglia, affidando l’importanza adeguata al tempo che un genitore dovrebbe trascorrere con i propri figli allora bisognerebbe ripensare ai meccanismi interni alle organizzazioni che generano la cultura aziendale, troppo spesso sbilanciata solo verso il business e troppo poco verso le persone, una cultura che premia solamente la visione di breve periodo, ma non certo una visione sostenibile.

Ben vengano queste iniziative, tuttavia devono avere il coraggio di portare alla luce una criticità, non essere un manifesto di cui vantarsi soprattutto con chi vede le aziende dall’esterno.