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Cortocircuito Ikea

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Questo è un primo post di due dedicati alla vicenda Ikea relativa al mancato accordo con i sindacati per il  rinnovo del contratto integrativo di lavoro.

Lascio alle cronache la narrazione della vicenda che sintetizzo, forse velocemente, nella difficoltà di trovare un accordo tra Ikea e le rappresentanze sindacali; le difficoltà sono dovute a due fattori principali, il prima si indentifica nella decisione dell’azienda di passare sotto Federdistribuzione cambiando di fatto l’ambito contrattuale di riferimento, il secondo nella crisi che nonostante tutto, ha colpito anche Ikea portandosi dietro la necessità di modifiche a condizioni contrattuali e salariali ritenute (sempre da Ikea) non più sostenibili. Leggi il seguito di questo post »

Serve una rivoluzione per la funzione HR?

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??????E’ una domanda ma anche una riflessione. Il business e  il contesto in cui operano oggi medie e  grandi imprese ha condizionato il modo di prendere decisioni, di organizzarsi e di presentarsi in maniera proattiva nei confronti del mercato.

I fattori esterni all’azienda hanno in altri termini inciso molto sul modo di interpretare le funzioni di linea, diventando sempre più, dove la linea manageriale è chiara ed efficace,  avamposto per poter sperimentare azioni in grado di dare risposte al’interno e all’esterno.

Le stesse interferenze ricevute dall’esterno non sempre impattano sulla funzione HR nelle stesse forme e dimensioni. E’ senz’altro vero che per natura di attività è difficile confrontare HR con una funzione di linea; in questi anni ho anche trovato differenti definizione, quella che più si avvicina definisce HR “business partner di linea”. Esiste in maniera più o meno marcato la sensibilità a comprendere che l’integrazione tra funzioni diventa sempre più spesso una soluzione che incrementa in maniera positiva l’efficacia dell’azione della linea stessa. Leggi il seguito di questo post »

Bimbi in ufficio con mamma e papà: perchè?

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E’ giunta alla 17° edizione l’iniziativa del Corriere della Sera, “Bimbi in ufficio con mamma e papa” patrocinata per il secondo anno dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, iniziativa nata con l’intento di avvicinare e far conoscere ai bambini dove e come trascorrono molto del proprio tempo i genitori.

Se diciassette anni fa l’iniziativa poteva considerarsi in sé rivoluzionaria o comunque innovativa, possiamo tranquillamente affermare che oggi rappresenta solamente uno sforzo nel camuffare un vero disagio vissuto in molte delle realtà aziendali che aderiscono, ovvero è sempre più vero che il tempo che i genitori, soprattutto le mamme, possono dedicare ai propri figli è sempre inferiore rispetto alle aspettative.

In questi diciassette anni è cambiato lo scenario di riferimento, ho già parlato degli effetti della turbolenza competitiva che interessa molti settori merceologi / commerciali, tale turbolenza ha sempre più spesso un effetto devastante tra l’equilibrio che si dovrebbe trovare tra il lavoro e la casa/famiglia.

L’iniziativa, leggo in un redazionale del Corriere, continua a riscuotere un gran successo, bisognerebbe capire per quali persone rappresenta un successo: per i direttori HR? per i responsabili della CSR?

Conosco personalmente molte persone che lavorano a diversi livelli in molte aziende che hanno aderito ed il loro ritmo di vita può essere così sintetizzato: uscita di casa alle ore 07.00, rientro ore 20.00 cena veloce, saluto “fotografico” ai figli, e poi di nuovo al lavoro per un ultima importantissima mail da inviare a qualcuno che probabilmente non leggera mai.

Si tratta di un caso estremo? può essere, ma chi frequenta soprattutto grandi realtà, si renderà conto che quanto ho scritto non è affatto straordinario, spesso è vissuto passivamente pensando che questa sia la normalità.

Se vogliamo parlare di un nuovo rapporto tra lavoro e famiglia, affidando l’importanza adeguata al tempo che un genitore dovrebbe trascorrere con i propri figli allora bisognerebbe ripensare ai meccanismi interni alle organizzazioni che generano la cultura aziendale, troppo spesso sbilanciata solo verso il business e troppo poco verso le persone, una cultura che premia solamente la visione di breve periodo, ma non certo una visione sostenibile.

Ben vengano queste iniziative, tuttavia devono avere il coraggio di portare alla luce una criticità, non essere un manifesto di cui vantarsi soprattutto con chi vede le aziende dall’esterno.