Management sostenibile
Management Sostenibile 2010
Questo blog pare godere di ottima salute, così almeno sostengono gli amministratori di wordpress che mi hanno trasmesso i dati che seguono.
Healthy blog! The Blog-Health-o-Meter™ reads Wow.

Dunque, si sa che un Boeing 747-400 può trasportare 416 passeggeri.
Questo blog è stato visto circa 13,000 volte nel 2010. Il che significa che “sono atterrati qui” ben 31 747 pieni di gente!
In questo anno io ho pubblicato 56 nuovi post, più di uno a settimana, così l’archivio generale sul tema del management sostenibile vanta ben 126 posts.
Il giorno più “affollato” è stato il 27 gennaio con 310 visite. il Post più popolare in assoluto resta la pagina su Newton Management Innovation.
TOP FIVE
Ecco i post o le pagine più viste nel 2010
Newton Management Innovation April 2008
CHI SONO April 2008
Ferrari, Apple, Armani… una doppia responsabilità. June 2009
Bimbi in ufficio con mamma e papà: perchè? May 2010
Il libro June 2009
Insomma grazie a tutti e Buon 2011 Sostenibile!
Gianluca
Turbolenza, sostenibilità manageriale e competitività, atto III. Ci casca anche Ducati
Qualche mese fa scrissi un post intitolato “Turbolenza, sostenibilità manageriale e competitività tre fattori che non sempre seguono direzioni unitarie” con l’obiettivo di far emergere il rapporto tra la turbolenza dei mercati, il management sostenibile e la competitività, prendendo come esempio un mercato poco turbolento (rispetto ad altri) come quello dell’acciaio. La questione al centro di ogni controversia sindacale si riferiva infatti al cambio tuta, operazione per la quale i sindacati erano a richiedere un riconoscimento temporale di alcuni minuti al giorno, in quanto tale operazione ritenuta propedeutica alla sicurezza. Leggi il seguito di questo post »
Corsi di “rispetto” per manager
Bisognerebbe ripartire dall’ABC, e non mi riferisco alle teorie di base del management ma alle regole della buona educazione e del saper vivere. Se fino a qualche hanno si potevano incontrare manager che raccontavano di aver appena superato un corso per conquistare il rispetto delle proprie “maestranze”, oggi suggerirei dei corsi per imparare a rispettare i propri collaboratori, clienti, fornitori e non il contrario.
Sempre più spesso, si assiste ad gap tra l’informalità che oggi i rapporti professionali richiedono e la mancanza di rispetto; se un capo non rispetta il proprio collaboratore che risultati potrà sperare di ottenere? Leggi il seguito di questo post »
Management Sostenibile entra nella top 100 di Wikio economia
Venerdì pomeriggio alle ore 17.30 è arrivata sul mio pc una nuova mail di una persona sconosciuta con un nome strano, sapete quando leggi di corsa un nome e questo non ti dice nulla… pensavo si trattasse del solito spam, tuttavia invece di cancellare la mail ho deciso di aprire e li ho scoperto l’inaspettata notizia che mi comunicava che questo blog è entrato a far parte della classifica top 100 sezione economia di Wikio, collocandosi attualmente settantasettesimo. Si tratta di un piccolo risultato che vorrei condividere con tutti coloro che frequentano questo blog, dagli oltre 200 iscritti alla news letter agli amici di Facebook. Se avete suggerimenti su come migliorare il blog, fatevi sentire!!!
Mourinho, i manager e gli impiegati: stipendi inadeguati?
Mou sarà il manager più pagato di Spagna, superando di circa 700 mila euro Alfredo Saenz il consigliere delegato del Banco Santander e di quasi 2 milioni di euro, Cesar Allerta, presidente di Telefonica.
Se pensiamo alle responsabilità dei due manager “aziendali”, rispetto ad un semplice allenatore di pallone, ovviamente rimarremmo senza parole, alcuni commenti letti in rete parlano addirittura di indecenza, stipendi troppi elevati nel calcio, ecc, ecc.
Personalmente non sono un amante del calcio, quindi lascio a loro la giusta interpretazione sulla dimensione ideale dello stipendio di un allenatore, ciò che mi stupisce è invece il fatto che raramente venga analizzato un altro elemento spesso distorcente della realtà ovvero il gap di retribuzione che esiste soprattutto all’interno della pubblica amministrazione italiana.
Spesso il rapporto tra un impiegato ed un dirigente è 1 a 3 o 1 a 4 ovvero un dirigente pubblico guadagna circa o almeno 3 volte in più di un impiegato, facendo, nel caso della PA un lavoro del tutto simile a quello di un suo collaboratore.
Ovviamente qualcuno potrebbe obiettare che le responsabilità in gioco sono differenti, e che quindi sia giusto pagare molto di più un dirigente che un impiegato.
Il vero problema tuttavia non è solo il gap tra dirigente e impiegato è il fatto che probabilmente entrambe le figure hanno stipendi troppi bassi, un conto è guadagnare 3 volte in meno di un proprio dirigente partendo da una paga base interessante, un conto è guadagnare tre volte in meno partendo da una paga che non supera i 1000€. mese.
In un’era in cui la parola d’ordine è tagliare gli stipendi pubblici, penso che sia giunto il momento di innalzare secondo criteri di performance management gli stipendi a chi è in grado di portare un contributo differente all’interno della pubblica amministrazione.
Il vero problema che in questi anni ha attanagliato il lavoro nella pubblica amministrazione è stato anche quello di aver visto la retribuzione come un elemento esterno rispetto al sistema di lavoro, se infatti nel settore privato si parla ormai da tempo di total reward, inserendo la componente retributiva all’interno di una visione globale del lavoratore all’interno dell’organizzazione, nella pubblica amministrazione siamo ancora lontani anni luce.
I motivi di questa miopia sono molteplici, le conseguenze tuttavia sono ora più che mai evidenti, da un lato abbiamo persone che continuano a lavorare in un contesto spesso demotivante e dotato di una bassissima possibilità di crescita professionalità, dall’altro, abbiamo stipendi che, nella maggior parte dei casi giustificano un basso livello di servizio erogato.
Oggi lavorare nella pubblica amministrazione non è più un’esperienza “da curriculum”, la vera sfida di qualunque amministratore pubblico dovrebbe essere anche quella di invertire questa tendenza, portando la professionalità della pubblica amministrazione ad essere un punto di riferimento per il settore privato (cosa che ormai è delegata solamente ad alcuni settori di nicchia), questo passaggio tuttavia si può innescare, cambiando le regole del gioco è inserendo dirigenti che siano in grado di essere manager anche di persone e non solo di risorse.
Turbolenza, sostenibilità manageriale e competitività …atto II
Il 18 gennaio ho pubblicato un post in cui mettevo in relazione la turbolenza degli scenari, la competitività manageriale e il ruolo che dovrebbe avere un approccio manageriale sostenibile.
Citai come esempio il caso dell’ILVA Gruppo Riva Fire, in cui si accennava al caso del cambio tuta non retribuito (per approfondimenti clicca qui).La riflessione che feci allora riguardava la miopia delle conseguenze di un simile gesto, sostenendo che in un mercato poco turbolento si può pensare di gestire le possibili conseguenze di tale azioni, mentre in mercati molto turbolenti no.
Oggi, a distanza di circa 6 mesi, leggo su La Stampa di Torino (sabato 29 maggio 2010): “ Altro ex dipendente ILVA fa causa sul cambio tuta: chiedo 50 mila euro”, pare infatti che altri colleghi di Genova e di Taranto abbiamo avviato azioni legali vincendo le cause contro l’azienda in merito proprio al cambio tuta.
Al momento il fenomeno è contenuto, immaginate tuttavia lo stesso fenomeno sviluppato in un contesto più turbolento e con livelli di competitività differenti, avrebbe segnato il possibile inizio della fine, immaginiamo inoltre uno scenario diverso da quello italiano, ad esempio quello statunitense, le conseguenze sarebbe state sicuramente differenti.
Fino a quando le imprese abusano di sacche di “competitività residua”, ovvero operano in regimi in cui ci sono ambi spazi di correzione degli “errori” non è pensabile avviare un approccio orientato alla sostenibilità manageriale.
La tua Toyota è la mia Toyota
Dopo ERG e Fastweb, anche Toyota utilizza una forma di pubblicità che pone al centro la responsabilità individuale (e collettiva) delle persone che lavorano all’interno dell’organizzazione. Questo tipo di pubblicità, può essere considerato una forma di CSR, che pone al centro da un lato l’importanza affidata alle singole persone che realizzano la vettura, dall’altro la centralità del cliente. Sempre più spesso in momenti di difficoltà o cambiamento, torna il motto “noi ci mettiamo la faccia”, lo aveva già fatto ERG con la campagna territoriale direttamente presso i distributori esponendo in primis il gestore, lo ha fatto Fastweb immediatamente dopo il caso Scaglia, proponendo una decina uscite consecutive su tutti i quotidiani nazionali, ed ora lo sta facendo Toyota.
La domanda vera è: quanto è efficace una campagna di questo tipo? Lascio la risposta sull’efficacia della campagna pubblicitario lato cliente esterno agli esperti di marketing e comunicazioni, prendo in considerazione l’efficacia all’interno dell’organizzazione. Può essere molto efficacia solo se all’interno dell’organizzazione esiste una coerenza manageriale, ovvero se anche prima della campagna la percezione delle persone era effettivamente quella di essere al centro dell’organizzazione stessa.
Se l’organizzazione ha sviluppato un ambiente e una cultura aziendale all’interno del quale per persone sono dotate della giusta autonomia e del giusto allineamento verso una visione condivisa, allora questa è sicuramente la strada corretta; al contrario se si stratta solamente di un meccanismo di comunicazione e di promozione, può generare effetti controproducenti già nel breve periodo.
Abusare dell’immagine delle persone all’interno di un’azienda può essere pericoloso solamente se le persone non si sentono coinvolte ed hanno un senso di appartenenza molto basso, negli altri casi può risultare efficace. Ancora una volta la parola d’ordine è coerenza.
Oltre la CSR
Il 6 maggio alle 16.00 presso il Dipartimento di Economia dell’Università di Parma Alessandro Cravera parteciperà al Convegno “Oltre la CSR. Dalla redistribuzione alla co-generazione del valore”.
“Gli approcci teorici sinora posti alla base delle pratiche di Corporate Social Responsibility sono ispirati in prevalenza al criterio della “redistribuzione del valore”.
Dalla negazione della legittimità delle pratiche di CSR, sostenuta da Friedman, all’enfatizzazione del suo ruolo, teorizzata da Freeman, l’approccio al tema ha mantenuto sempre la medesima prospettiva. La questione-chiave è rimasta sempre la stessa: è giusto ed utile che gli attori economici cedano una quota del valore da essi creato ai propri stakeholder?
In tempi recenti, anche coloro che ritengono prioritario puntare sulla valenza strategica (e non meramente reputazionale) della CSR all’interno delle imprese, hanno mantenuto ferma la logica redistributiva.
La profonda crisi economica in atto sta evidenziando tutti i limiti di questo approccio.
Il salto concettuale che consentirebbe all’impresa di evitare i limiti della “CSR as usual” e di nibile
trasformarsi, soprattutto nei periodi di recessione, da “zavorra” di cui liberarsi in leva di rilancio della competitività, consiste nel promuovere gli stakeholder da semplici terminali passivi delle proprie politiche redistributive del valore in imprescindibili alleati delle proprie politiche di generazione del valore.
Questa rivisitazione sposta il quadro di riferimento dalla produzione di benefici sociali – intesi come tratti qualitativi dei processi economici – all’estrazione di un più elevato valore economico attraverso la leva dello stakeholder management.Questa nuova visione della CSR diviene funzionale, prima di ogni cosa, alla costruzione di una più corretta formulazione della strategia d’impresa, messa a dura prova in questi ultimi decenni dall’incremento del livello di complessità del “business environment”.
L’azienda sostenibile è dunque un’azienda che progetta con gli stakeholder, che assegna loro dignità di interlocutori competenti ai quali rende accessibili le leve della propria governance strategica.”
Il programma del convegno è il seguente:
Ore 16.00 – Apre i lavori e modera: Federica Balluchi
Ore 16.10 – “Oltre la CSR”: Sebastiano Renna
Ore 16.45 – Interventi programmati:
- Mario Viviani
- Alessandro Cravera
- Paolo Andrei
Ore 17.30 – Interventi e dibattito
Ore 18.00 – Conclusioni e chiusura dei lavori
La partecipazione è aperta agli interessati. E’ possibile vedere il profilo de relatori qui
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