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I tre livelli della Corporate Social Responsibility

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Osservando l’evoluzione delle azioni di responsabilità sociale che negli ultimi 5 anni sono state avviate dalle più importante aziende nazionali e multinazionali, è possibile individuare tre livelli o tipologie di iniziative, ognuna con una portata ed una efficacia differente.

Il primo livello di azioni si identifica la solidarietà, dove per solidarietà intendo un ampio spettro di iniziative che hanno una ricaduta sociale o ambientale. Spesso queste iniziative hanno un buon impatto sociale e servono a sostenere realtà sociali/ambientali che agiscono sul territorio in cui è radicata l’azienda. Per essere chiari queste iniziative sono non hanno alcun impatto sul business dell’azienda, sono una dimostrazione dell’interesse dell’azienda di sostenere il territorio su cui agiscono, investendo sullo stakeholder “collettività”. Sono azioni di sponsorizzazione, di sostegno economico, di fornitura di beni (anche prodotti dalla stessa azienda). Si tratta di un livello generalista, dove il concetto di responsabilità, o meglio di azienda responsabile fatica ad essere compreso e identificato (ad esempio la recente iniziativa di Telecom Italia a favore dei terremotati dell’Emilia, prevede di raddoppiare le ore donate dai propri dipendenti); non è infatti forse più sufficiente sponsorizzare o contribuire ad un’azione sociale per essere definita socialmente responsabile. Leggi il seguito di questo post »

Generazione non profit

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In questi giorni sto incontrando molte realtà non profit di grandi e di piccolissime dimensioni per definire un progetto congiunto di CSR e mi sto rendendo conto, o meglio sto avendo conferme circa l’evoluzione dei modelli che fino a poco tempo fa caratterizzavano il modo di essere non profit.

Non ho la pretese di fare una fotografia scientifica dell’interno panorama non profit, tuttavia è sempre più vero che:

–         La capacità di produrre innovazione nelle risposte sociali che il non profit cerca di dare, sono meno evidenti rispetto a quello che accadeva solo 5 anni fa

–         L’età media di molte realtà è cresciuto negli anni, a testimonianza della crescente difficoltà di coinvolgere volontari anche d età più giovani

–         L’autoreferenzialità delle organizzazioni più radicate e anche più storiche presenti sui differenti territori diventa un vero fattore vincolante alla capacità di costruire un nuovo ed evoluto modello di welfare in cui il non profit possa giocare un ruolo determinante

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Ridefinire la marginalità per incrementare gli stipendi

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La media delle retribuzioni in Italia è indiscutibilmente inferiore a quella europea, i motivi che hanno portato a questa differenziazione sono molteplici, ed in alcuni casi anche giustificati da una minore produttività rispetto ad altri.

Non entrando nel merito delle cause che hanno portato a questa difficile situazione, è necessario ripensare ad un sistema in grado di riportare gli  stipendi ad un livello maggiore consentendo anche ai profili professionali più deboli di condurre una vita più sostenibile.

La crisi internazionale di questi anni ha sicuramente procurato una scrematura tra le imprese solide e proiettate in un contesto competitivo globale, e le imprese che fino a qualche anno fa sopravvivevano solamente per una posizione acquisita.

Mi riferisco quindi a tutte le imprese più forti (o più stabili), sia di grande che di medie dimensioni, invitando ad una serie riflessione sul concetto generale di marginalità o di ricavo.

In questo contesto competitivo difficile, occorre coniugare un maggior coraggio in politiche di reale responsabilità d’impresa a partire dallo stakeholder più importante: il lavoratore.

Se l’ottica d’impresa di questi ultimi 5 anni ha spostato l’attenzione su costi per riuscire ad incrementare la marginalità, è forse opportuno ripensare a questo concetto di marginalità. Leggi il seguito di questo post »

Credit crunch: ci pensa Starbucks

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Oggi vi segnalo un’iniziativa realizzata dalla Fondazione Starbucks che dovrebbe far riflettere tutti, ed in particolare chi si occupa di credito.

Sturbucks in accordo con Opportunity Finance Network ha avviato l’iniziativa Create jobs for USA, ovvero ha messo a disposizione 5 milioni di dollari per iniziare a finanziare a fondo perduto imprese (soprattutto PMI) che hanno difficoltà a reperire crediti pressoi canali istituzionali. Oltre a questa importante somma, l’elemento più significativo è stato quello di avviare una vera e propria raccolta fondi presso i quasi 7000 locali della catena, raccogliendo dal primo di novembre oltre 42 milioni di dollari.

Vi ricordate il periodo in cui prese il via la possibilità di rinegoziare i mutui? Io si perché personalmente ho rinegoziato e trasferito il mutuo di casa mia. In quel periodo (stiamo parlando del 2008) le banche si comportavano come la grande distribuzione, ogni giorno volantini, offerte, sottocosto, pur di aumentare la propria base clienti. Oggi tutto questo sembra frutto di un passato lontano che lontano non è.

Questi comportamenti di brevissimo periodo hanno degli effetti su tutti noi, il rischio è quello di diseducare alla capacità di pianificazione finanziaria, piuttosto che non abituare il cliente ad avere criteri certi e soprattutto stabili con i quali potersi confrontare per riuscire a richiedere credito.

Queste azioni contraddittorie spesso non rientrano nei report di sostenibilità delle banche, eppure sono queste le azioni di irresponsabilità, o responsabilità che dovrebbero essere dichiarate e monitorate. Leggi il seguito di questo post »

Il ritorno dell’investimento sociale

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Valore sociale e valore economico  sono in contrasto tra loro? Non direi. Sempre più spesso il valore economico passa attraverso lo sviluppo di valore sociale. In momenti di crisi, come quelli attuali, generare valore sociale non appare semplice o immediato per il fatto che per generarlo occorre una propulsione economica che non sempre è presente.

I ruoli della pubblica amministrazione, delle imprese e del terzo settore diventano quindi centrali per riuscire a generare un contesto dove valore sociale e valore economico possano essere considerati come facce della stessa medaglia, ovvero non può esistere valore sociale senza valore economico, ma non può neppure esistere valore economico  senza valore sociale.

L’esperienza maturata in questi anni nell’ambito della valutazione degli elementi intangibili presenti al’interno delle organizzazione aziendali, mi ha permesso di fare una riflessione che vorrei condividere con voi per riuscire a trovare un più efficace legame tra valore economico e valore sociale. Leggi il seguito di questo post »

“Vale sempre la pena impegnarsi”

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Esce oggi l’ultimo libro del Presidente emerito della Repubblica Italiana di Carlo Azelio Ciampi, e La Stampa di oggi ne pubblica un estratto, una lettera dedicata ai giovani. I contenuti della lettera (e del libro di cui parleremo probabilmente più avanti) sono assolutamente in linea con i molti post pubbblicati su questo blog dedicati a chi cerca un lavoro, a chi vuole cambiare un lavoro e a chi gestisce chi lavora.

Tratto da www3.lastampa.it

“Buone intenzioni, esortazioni virtuose, richiami ai valori, ne hai già sentiti esprimere molti; fatti, ne hai visti seguire molto pochi: diciamoci la verità, non è forse questo il pensiero che ti sta attraversando la mente? Non so darti torto. Leggi il seguito di questo post »

Budget o CSR?

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“Si belle le iniziative di csr, ma non possiamo perdere tempo anche per queste cose, dobbiamo concentrarci per raggiungere il budget, solo dopo (forse) potremmo occuparci di queste iniziative sociali” è questa una tipica frase che sempre più spesso si sente dire all’interno delle organizzazioni, spesso multinazionali che devo accogliere e tradurre in azioni un “invito” spesso imposto dal quartier generale, ed in particolare dalla funzione CSR centrale. Le azioni di csr vengono quindi vissute come collaterali alle attività di business, che al contrario sono sempre più pressanti e inderogabili nei volumi e nelle quantità.

Quando assisto a situazioni simili e sento dai manager  emergere un disagio e un’insofferenza rispetto a questi obblighi che talvolta  non vengono neppure compresi e vengono vissuti come paralleli e distanti dall’attività core, mi rendo conto che la strada della diffusione delle prassi di CSR, appare ancora lontana dalla quotidianità dei processi di business. Leggi il seguito di questo post »

Ancora Luxottica!

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Rientrare al lavoro dopo le vacanze non è mai semplice, altri ritmi, altri pensieri (e quest’estate i pensieri rispetto al nostro futuro sono stati parecchi….), altre priorità, c’è però una notizia che forse è passata inosservata a molti, ma che sicuramente può essere considerata confortante ed un possibile punto di arrivo rispetto alle tendenze manageriali.

In occasione dell’anniversario della fondazione, Luxottica, (Leonardo del Vecchio) ha voluto regalare a tutti i dipendenti delle azioni in funzione dell’anzianità aziendale, il motivo è semplice come emerge dalla dichiarazione di Del Vecchio:  “Tramite questa operazione abbiamo voluto ringraziare in maniera concreta le persone dei nostri stabilimenti per l’impegno e la passione mostrati in questi anni: sono infatti le persone a determinare ogni giorno il vero successo di lungo periodo delle nostre imprese”.

Si tratta di circa 7 milioni di euro distribuiti in oltre 350.000 azioni. Ciò che conta non è il ruolo, ma quanto tempo ha investito il collaboratore in Luxottica.

Qualcuno potrebbe pensare che sia solo un gesto simbolico, poche migliaia di euro non cambiano la vita… può anche essere vero, ma è sufficiente essere stati almeno una volta ad Agordo per capire che la sfida verso la competitività globale, la si poteva vincere solamente con una cultura aziendale realmente orientata alle persone, alle famiglie e a tutto quello che può rientrare nel più ampio concetto di welfare aziendale.

Come può un’impresa multinazionale avere uno stabilimento in montagna, senza essere vicino a grandi vie di comunicazione, piattaforme logistiche, centri finanziari di rilievo? Semplice basta osservare il sistema Luxottica per capirlo. Non è sempre necessario omologarsi ad altri per essere un’azienda di successo, il successo del nostro paese è formato anche da realtà che si identificano con territori marginali, e proprio per questo motivo il legame con il territorio si è trasformato da vincolo a reale opportunità.

Lo stesso esempio, già citato più volte, è rappresentato da Ferrero, altra realtà multinazionale, che ha un vero cuore pulsante nelle campagne delle langhe, una dei pochi territori del nord Italia, sprovvisti di autostrade e aeroporti vicini.

Gli elementi di successo sono quindi altri, Luxottica, Ferrero, ed altri esempi minori, hanno sviluppato consapevolmente o inconsapevolmente negli ultimi 30 anni una propria teoria di gestione degli stakeholder che ora è in grado di garantire risultati in termini di competitività importanti.

Ancora una volta Luxottica ha dimostrato di avere le idee ben chiare rispetto allo sviluppo, al futuro e agli ingredienti necessari per riuscire ad essere più competitivi in un mondo senza valori, regole o limiti.

Se la Banca non vuole più essere solo Banca?

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Banche scatenate! Forse sarebbe intitolarlo così questo post che nasce da una riflessione maturata qualche tempo fa in seguito all’evidente evoluzione della comunicazione istituzionale di alcune banche. Il primo è stato Ennio Doris con Banca Mediolanum, la seconda Che banca! e la terza per ordine di apparizione, ING in occasione dei sui primi 10 anni in Italia. Tutte e tre le banche nelle loro ultime campagne pubblicitarie hanno utilizzato un fine sociale per incentivare lo sviluppo del business: Banca Mediolanum, finanziando per un mese le attività della Fondazione Rava, Che Banca! finanziando la ricerca della Fondazione Veronesi e ING promuovendo un progetto in favore dei Bambini dell’Etiopia con UNICEF.

Apparentemente le tre pubblicità sembrano avere una stessa logica, in realtà hanno tre logiche completamente differenti con efficacia a mio avviso diversa. Leggi il seguito di questo post »

Social Training Event™ Bologna: obiettivo raggiunto e superato!

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Straordinaria performance del management di Aeroporto di Bologna che, in una sola giornata di attività direttamente sul campo, sono riusciti a raccogliere €.63.012,32 per sostenere i progetti di ricerca e di assistenza dell’AIL – Associazione Italiana contro le Leucemie, linfomi e Mieloma – Sezione di Bologna.

Le competenze, le capacità manageriali, la passione e il coraggio messi  in campo hanno consentito di raccogliere un’importante somma da destinare alla ricerca contro i tumori del sangue.

Ancora una volta la contaminazione tra profit e non profit ha funzionato dimostrando quanto sia possibile tradurre e amplificare ciò che si sperimenta in un contesto (profit) trasferendolo in un altro (non profit).