Lateral Recruitment

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Ho già parlato lo scorso anno di questo tema, vorrei solo quindi approfondire e ribadire un concetto che ritengo fondamentale per ogni azienda che voglia proiettarsi in una nuova dimensione arricchendo la propria organizzazione di stimoli e visioni nuove ed innovative.

 

Il reclutamento laterale, si traduce infatti nella volontà di sostituire (quasi sempre si tratta di sostituzione) o integrare un nuovo ruolo all’interno dell’organizzazione, cercando profili professionali che appartengano a settori diversi rispetto a quello in cui opera l’organizzazione. Apparentemente fare reclutamento laterale non dovrebbe comportare particolari difficoltà, nella realtà dei fatti così non è. Speso la volontà di cercare persone con esperienze differenti si traduce all’interno delle organizzazioni in una serie infinite di resistenze, che impediscono la trasversalità delle esperienze. Molte realtà sono ancora ancorate a pregiudizi e convinzioni che fanno fatica a reggere rispetto al contesto sempre più interconnesso in cui vivono ed operano le aziende. Leggi il seguito di questo post »

“Vale sempre la pena impegnarsi”

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Esce oggi l’ultimo libro del Presidente emerito della Repubblica Italiana di Carlo Azelio Ciampi, e La Stampa di oggi ne pubblica un estratto, una lettera dedicata ai giovani. I contenuti della lettera (e del libro di cui parleremo probabilmente più avanti) sono assolutamente in linea con i molti post pubbblicati su questo blog dedicati a chi cerca un lavoro, a chi vuole cambiare un lavoro e a chi gestisce chi lavora.

Tratto da www3.lastampa.it

“Buone intenzioni, esortazioni virtuose, richiami ai valori, ne hai già sentiti esprimere molti; fatti, ne hai visti seguire molto pochi: diciamoci la verità, non è forse questo il pensiero che ti sta attraversando la mente? Non so darti torto. Leggi il seguito di questo post »

A che cosa serve il Sindacato?

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Il primo post dell’anno lo voglio dedicare ad uno dei temi più caldi del presente e del prossimo futuro. Il titolo del trae origine dal un interessante e ancora attuale (tenendo conto che la prima edizione è del 2005 e che in 7 anni il mondo è radicalmente cambiato) libro di Piero Ichino intitolato appunto “A cosa serve il sindacato?”

Rileggendo il libro a distanza di qualche anno la risposta alla domanda sembra realmente scontata, tanto che potrei tranquillamente affermare che i sindacati di oggi non servono a nulla, anzi…..

Tuttavia questa superficiale interpretazione va argomentata per riuscire a capire se realmente nel 2012 il sindacato così come lo intende il lavoratore comune abbia ancora senso di esistere oppure sia arrivata l’ora di un vera rivoluzione che faccia cambiare faccia al sindacato e ai suoi rappresentanti. Leggi il seguito di questo post »

Reinventarsi il lavoro over 55: il ruolo dei Centri per l’Impiego e delle aziende

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Se una persona a 56 anni perde il lavoro e per una vita ha sempre fatto quel mestiere, pensando che fino alla pensione quello sarebbe stato il suo lavoro, probabilmente sta vivendo uno degli scenari peggiori che possa capitare ad una persona sana e ancora in grado di contribuire al reddito della sua famiglia.

Questa situazione negli ultimi due/tre anni è tutt’altro che rara, basta frequentare anche solo per poche ore un Centro per l’impiego dislocato sui territori per rendersi conto di quanto sia cambiato il modo di lavorare ma soprattutto di interpretare il futuro.

Per una persona con bassa specializzazione e professionalità, scarsamente informatizzata e abituata ad utilizzare macchine o macchinari automatizzati, trovare un nuovo posto di lavoro non è affatto uno scherzo.

I motivi di tale difficoltà sono tuttavia di due tipi:

–          Una forte concorrenza e disponibilità di offerta di lavoro, con effetti devianti, ovvero anche chi ha una professionalità più elevata è disposto ad accettare mansioni meno specializzate Leggi il seguito di questo post »

Il Mago di Esselunga

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Da circa 15 giorni in tutti i punti vendita Esselunga viene regalato un DVD “Il mago di Esselunga”, dove nel retro di copertina, si vedono immagini dello stabilimento e dei magazzini. All’inizio pensavo alla solita docu-fiction poi, su insistenza di mia figlia, l’ho inserito nel lettore e ho visto la firma di Giuseppe Tornatore, la curiosità ovviamente è aumentata,  volevo capire perché un premio Oscar avrebbe dovuto impegnarsi in un prodotto promozionale per una catena di supermercati….. L’ho visto tutto, non sono esperto cinematografico, posso solo dire che mi ha stupito (a mia figlia è piaciuto moltissimo…) positivamente non tanto per il contenuto quanto per il messaggio e per l’opportunità manageriale che può risiedere dietro a questo prodotto. Leggi il seguito di questo post »

Budget o CSR?

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“Si belle le iniziative di csr, ma non possiamo perdere tempo anche per queste cose, dobbiamo concentrarci per raggiungere il budget, solo dopo (forse) potremmo occuparci di queste iniziative sociali” è questa una tipica frase che sempre più spesso si sente dire all’interno delle organizzazioni, spesso multinazionali che devo accogliere e tradurre in azioni un “invito” spesso imposto dal quartier generale, ed in particolare dalla funzione CSR centrale. Le azioni di csr vengono quindi vissute come collaterali alle attività di business, che al contrario sono sempre più pressanti e inderogabili nei volumi e nelle quantità.

Quando assisto a situazioni simili e sento dai manager  emergere un disagio e un’insofferenza rispetto a questi obblighi che talvolta  non vengono neppure compresi e vengono vissuti come paralleli e distanti dall’attività core, mi rendo conto che la strada della diffusione delle prassi di CSR, appare ancora lontana dalla quotidianità dei processi di business. Leggi il seguito di questo post »

Di Lume in Lume!

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Ho accolto con favore l’idea dell’Assessorato al Lavoro della Provincia di Alessandria di organizzare un ciclo di seminari con lo scopo di portare testimonianze e stimoli su un possibile modo di fare impresa.

L’iniziativa “Di Lu.Me in Lu.Me – Luoghi e metodi per fare impresa”nasce proprio con l’idea di parlare ad imprenditori e non ed avviare un confronto su percorsi nuovi e diversi per sperimentare il proprio sviluppo. Leggi il seguito di questo post »

Ancora Luxottica!

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Rientrare al lavoro dopo le vacanze non è mai semplice, altri ritmi, altri pensieri (e quest’estate i pensieri rispetto al nostro futuro sono stati parecchi….), altre priorità, c’è però una notizia che forse è passata inosservata a molti, ma che sicuramente può essere considerata confortante ed un possibile punto di arrivo rispetto alle tendenze manageriali.

In occasione dell’anniversario della fondazione, Luxottica, (Leonardo del Vecchio) ha voluto regalare a tutti i dipendenti delle azioni in funzione dell’anzianità aziendale, il motivo è semplice come emerge dalla dichiarazione di Del Vecchio:  “Tramite questa operazione abbiamo voluto ringraziare in maniera concreta le persone dei nostri stabilimenti per l’impegno e la passione mostrati in questi anni: sono infatti le persone a determinare ogni giorno il vero successo di lungo periodo delle nostre imprese”.

Si tratta di circa 7 milioni di euro distribuiti in oltre 350.000 azioni. Ciò che conta non è il ruolo, ma quanto tempo ha investito il collaboratore in Luxottica.

Qualcuno potrebbe pensare che sia solo un gesto simbolico, poche migliaia di euro non cambiano la vita… può anche essere vero, ma è sufficiente essere stati almeno una volta ad Agordo per capire che la sfida verso la competitività globale, la si poteva vincere solamente con una cultura aziendale realmente orientata alle persone, alle famiglie e a tutto quello che può rientrare nel più ampio concetto di welfare aziendale.

Come può un’impresa multinazionale avere uno stabilimento in montagna, senza essere vicino a grandi vie di comunicazione, piattaforme logistiche, centri finanziari di rilievo? Semplice basta osservare il sistema Luxottica per capirlo. Non è sempre necessario omologarsi ad altri per essere un’azienda di successo, il successo del nostro paese è formato anche da realtà che si identificano con territori marginali, e proprio per questo motivo il legame con il territorio si è trasformato da vincolo a reale opportunità.

Lo stesso esempio, già citato più volte, è rappresentato da Ferrero, altra realtà multinazionale, che ha un vero cuore pulsante nelle campagne delle langhe, una dei pochi territori del nord Italia, sprovvisti di autostrade e aeroporti vicini.

Gli elementi di successo sono quindi altri, Luxottica, Ferrero, ed altri esempi minori, hanno sviluppato consapevolmente o inconsapevolmente negli ultimi 30 anni una propria teoria di gestione degli stakeholder che ora è in grado di garantire risultati in termini di competitività importanti.

Ancora una volta Luxottica ha dimostrato di avere le idee ben chiare rispetto allo sviluppo, al futuro e agli ingredienti necessari per riuscire ad essere più competitivi in un mondo senza valori, regole o limiti.

Il futuro del lavoro

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 E’ la prima volta che parlo di un libro senza averlo letto  tutto. In questi giorni di vacanze finirò di leggere  questo libro di Richard Donkin che pare abbia fatto molto discutere in UK.

Nel frattempo auguro a tutti di trascorrere delle ottime e serene vacanze. Ci risentiremo prossimamente per un commento più approfondito su questo lavoro di Donkin, meglio se arricchito con qualche vostro commento.

Buone vacanze!

La capacità di accontentarsi: vizio o virtu?

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Ci sono persone che non si accontentano mai. Ci sono capi che non si accontentano mai, ci sono organizzazioni che determinano contesti in cui non ci si può mai accontentare.

Tutto ciò è corretto? O meglio è giusto affermare che sia sbagliato accontentarsi? Il ragionamento che vorrei condividere non vuole riferirsi ad un contesto assoluto in cui l’accontentarsi o il non accontentarsi determino specifiche caratteristiche individuali della persona, mi vorrei rivolgere a situazioni in cui le aziende scelgono di sviluppare situazioni e contesti in cui sia sbagliato accontentarsi.

Il capo che gestisce il collaboratore ha realmente il dovere di continuare a generare il senso del non accontentarsi sempre e comunque indipendentemente dalle caratteristiche della persona piuttosto che della situazione generale in cui orbita l’azienda?

Considerando tutte le volte che mi sono trovato a confrontarmi su questi temi con manager di diversa seniority, mi viene da pensare che forse, allontanarsi da situazione in cui le persone si accontentano, sia spesso la strada più semplice probabilmente perché si teme di non saper gestire la situazione opposta.

Gestire persone che si accontentano è forse più complesso, ma è anche certo che organizzazioni che creano contesti in cui le persone arrivano a trovare un proprio equilibrio, a volte accontentandosi a volte non accontentandosi hanno saputo crescere manager in grado di non governare con uno standard le proprie persone, seguendo quindi il percorso più difficile ma allo stesso tempo più efficace.

Lavorare in un’organizzazione in cui si respira,  anche solo indirettamente, una sensazione di perenne stato di disequilibrio è pericoloso, può infatti nel lungo periodo generare uno stato di completo distacco dalla realtà, generando indifferenza o insoddisfazione. Il saper accettare le situazioni, valutando gli aspetti positivi e contemporaneamente gli aspetti negativi diventa quindi un requisito centrale per riuscire a crescere persone in grado di apprezzare ciò che hanno avuto in funzione degli sforzi che hanno compiuto.

In un mondo che sviluppa tutto alla massima velocità è forse più probabile trovare contesti in cui regna constante la perenne insoddisfazione, per questa ragione probabilmente deve rientrare tra le caratteristiche del manager la capacità, a fronte di una perenne insoddisfazione, di creare le condizioni affinché le persone   siano in grado di prendere atto di ciò che di buono hanno fatto in funzione dei loro contributi e contemporaneamente possano prendere consapevolezza di un’oggettiva ed eventuale area di miglioramento che dovrà essere continuamente affrontata.

Scegliere strade fuori standard è spesso la strada più difficile, ma se l’obiettivo è quello di costruire organizzazioni realmente sostenibili forse è l’unica percorribile.