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Oltre la CSR
Il 6 maggio alle 16.00 presso il Dipartimento di Economia dell’Università di Parma Alessandro Cravera parteciperà al Convegno “Oltre la CSR. Dalla redistribuzione alla co-generazione del valore”.
“Gli approcci teorici sinora posti alla base delle pratiche di Corporate Social Responsibility sono ispirati in prevalenza al criterio della “redistribuzione del valore”.
Dalla negazione della legittimità delle pratiche di CSR, sostenuta da Friedman, all’enfatizzazione del suo ruolo, teorizzata da Freeman, l’approccio al tema ha mantenuto sempre la medesima prospettiva. La questione-chiave è rimasta sempre la stessa: è giusto ed utile che gli attori economici cedano una quota del valore da essi creato ai propri stakeholder?
In tempi recenti, anche coloro che ritengono prioritario puntare sulla valenza strategica (e non meramente reputazionale) della CSR all’interno delle imprese, hanno mantenuto ferma la logica redistributiva.
La profonda crisi economica in atto sta evidenziando tutti i limiti di questo approccio.
Il salto concettuale che consentirebbe all’impresa di evitare i limiti della “CSR as usual” e di nibile
trasformarsi, soprattutto nei periodi di recessione, da “zavorra” di cui liberarsi in leva di rilancio della competitività, consiste nel promuovere gli stakeholder da semplici terminali passivi delle proprie politiche redistributive del valore in imprescindibili alleati delle proprie politiche di generazione del valore.
Questa rivisitazione sposta il quadro di riferimento dalla produzione di benefici sociali – intesi come tratti qualitativi dei processi economici – all’estrazione di un più elevato valore economico attraverso la leva dello stakeholder management.Questa nuova visione della CSR diviene funzionale, prima di ogni cosa, alla costruzione di una più corretta formulazione della strategia d’impresa, messa a dura prova in questi ultimi decenni dall’incremento del livello di complessità del “business environment”.
L’azienda sostenibile è dunque un’azienda che progetta con gli stakeholder, che assegna loro dignità di interlocutori competenti ai quali rende accessibili le leve della propria governance strategica.”
Il programma del convegno è il seguente:
Ore 16.00 – Apre i lavori e modera: Federica Balluchi
Ore 16.10 – “Oltre la CSR”: Sebastiano Renna
Ore 16.45 – Interventi programmati:
- Mario Viviani
- Alessandro Cravera
- Paolo Andrei
Ore 17.30 – Interventi e dibattito
Ore 18.00 – Conclusioni e chiusura dei lavori
La partecipazione è aperta agli interessati. E’ possibile vedere il profilo de relatori qui
Bonus, charity e leadership
Sono tre elementi non sempre vanno d’accordo. Abbiamo un bell’esempio da raccontare, riguarda Sergio Balbinot, uno dei due (insieme a Giovanni Perissinotto) amministratori delegati di Generali, il quale ha deciso di rinunciare al suo bonus pari a €.949.536, devolvendo l’importo in attività di beneficienza.
Si tratta di un gesto sicuramente non scontato e assolutamente di valore, tuttavia questa scelta forse sarebbe stato più forte se fosse stata fatta da Balbinot Amministratore Delegato piuttosto che da Balbinot uomo.
Mi spiego. Chi decide di investire in benessere sociale una cifra così considerevole, è probabilmente una persona che quotidianamente si confronta con le problematiche che interessano centinaia di migliaia di persone, una persona che si è reso conto della continua e costante necessità di alimentare un settore , quello del non profit, senza il quale molte persone non riuscirebbero a sopravvivere, di una persona di valore e non sicuramente superficiale. Tuttavia lo stesso Balbinot governa una delle più importanti imprese di assicurazioni al mondo, azienda che pur distinguendosi da altre vive la CSR come un qualcosa di non integrato o integrabile al business.
Non fraintendetemi, non voglio giudicare un’importante azione come quella compiuto dal top manager, voglio semplicemente affermare il fatto che probabilmente lo stesso manager ha perso un’occasione quella di incidere maggiormente su azioni di responsabilità sociale, avviando un’integrazione tra la CSR e il business. Tale azione infatti pur avendo un’enfasi minore, avrebbe avuto sicuramente un’efficacia maggiore nel lungo periodo, consolidando una leadership interna ancora diversa dall’attuale.
Le azioni private (di questo tipo) di un top manager hanno ovviamente implicazioni dirette o indirette, sull’intera organizzazione, era forse questa l’occasione per sfruttare le implicazioni e dar vita ad un nuovo modo di interpretare la CSR al’interno di Generali.
Il terremoto in azienda!
Un terremoto di forte intensità può avere effetti devastanti in funzione del territorio in cui si verifica, a parità di magnitudo, ha effetti diversi se si verifica all’Aquila, ad Haiti o Tokio, le ragioni della devastazione sono ovviamente differenti, ciò che importa non è solo come si reagisce all’evento (organizzazione dei soccorsi) ma ciò che è stato fatto per prevenire gli effetti distruttivi.
Se paragoniamo il terremoto (uno dei pochi eventi calamitosi che ancora oggi non si possono prevedere) con la crisi che molte realtà si trovano ad affrontare appare evidente il possibile confronto tra realtà che nonostante difficoltà e disagi sono riuscite e stanno riuscendo ad affrontare questo momento di difficoltà, e realtà che non hanno retto il colpo e si sono ritrovate costrette a chiudere o quasi.
Anche i questi casi i motivi di tale situazioni sono molteplici, ciò che appare straordinariamente preoccupante è l’approccio al disastro/crisi che molte organizzazioni adottano,ovvero concentrano i propri sforzi solamente nella parte di soccorso/emergenza, perdendo di vista la strategicità delle azioni di prevenzione.
Se consideriamo in profondità il significato che dovrebbe avere la CSR, è possibile individuare nello sviluppo responsabile una possibile soluzione agli eventi catastrofici che potrebbero colpire un’impresa, o meglio un’impresa csr-oriented è obbligata ad assumere punti di vista differenti rispetto ad analoghi problemi-soluzioni; è quindi costretta ad evitare azioni causa-effetto che portano beneficio solamente nel breve periodo.
Viaggio nella CSR Italiana – 2° puntata. Il caso Indesit Company “Io lavoro in sicurezza”
Continua il viaggio tra le iniziative riconosciute di corporate social responsibility delle imprese italiane. Il progetto che prenderemo in considerazione riguarda la “valorizzazione del capitale umano”, in particolare una delle azioni che Indesit Company ha messo in atto durante il 2009. Il progetto “io lavoro in sicurezza” come potrete approfondire di seguito mira ad incrementare la sensibilità dei lavoratori rispetto alla sicurezza sul posto di lavoro, tanto da aver ottenuto l’avallo dell’INAIL Marche.
Leggendo quando pubblicato sul Libro d’oro della responsabilità sociale edizione 2009 rispetto al progetto “io lavoro in sicurezza” possiamo considerare questo come espressione di una CSR assolutamente primitiva ed ancora sganciata da logiche di competitività. Non è sicuramente molto innovativo preoccuparsi della sicurezza dei propri operai, non dovrebbe essere nemmeno momento di vanto, dovrebbero essere un bisogno implicito non solo da soddisfare ma da presidiare e soddisfare continuamente. Anche questa è CSR? Probabilmente si, tuttavia forse siamo più vicini alla soddisfazione di bisogni primari irrinunciabili che ad azioni di politica di responsabilità sociale.
Il Caso “Io lavoro in sicurezza” (tratto dal Libro d’oro della responsabilità sociale 2009 Ed. Sodalitas)
Problema
Nel secondo rapporto su ”Tutela e condizione delle vittime del lavoro tra
leggi inapplicate e diritti negati” presentato dall’ANMIL – Associazione
Nazionale Mutilati e Invalidi del Lavoro (2008) emerge che quello delle
“morti bianche” è per l’Italia un problema tutt’altro che trascurabile: si
tratta piuttosto di una vera e propria emergenza sociale, per cui è urgente
trovare soluzioni efficaci.
Soluzione
Il progetto “Io lavoro in sicurezza” è stato pensato e costruito a partire da un
coinvolgimento diretto dei lavoratori del Gruppo nelle Marche, cui è stato
chiesto di compilare un questionario sull’analisi dei rischio sul lavoro e di
individuare uno slogan per la diffusione della campagna: le frasi raccolte
sono state poi riprodotte sulle divise e sui poster in uso presso i rispettivi
stabilimenti, per sensibilizzare i lavoratori sui rischi specifici connessi a
ciascuna mansione.
Il progetto “Io lavoro in sicurezza!” si è poi concretizzato in differenti
iniziative ed attività, tra cui:
– l’organizzazione di un corso di informazione e formazione sulla
sicurezza cui tutti i dipendenti, al momento dell’assunzione, sono
obbligatoriamente chiamati a partecipare;
– l’elaborazione – per ogni impianto, stabilimento e sede Indesit – di
un piano per la gestione delle emergenze (salute e sicurezza);
– la predisposizione di un sistema di gestione della sicurezza via web
che raccolga, per ogni dipendente, i dati relativi a visite mediche
periodiche, dispositivi di protezione e mappatura dei rischi
individuali (per tipologia di lavoro e per posizione), formazione e
informazione sugli aspetti legati alla salute e sicurezza. Questo
strumento, attivato in Italia nel corso del 2008, consente di
costruire, in maniera omogenea e ordinata, uno storico per ogni
dipendente, a partire dal quale elaborare più consapevolmente i
piani di miglioramento e di azione successivi;
– la modifica del ciclo di verniciatura da alto solvente a polvere, per
migliorare la sicurezza fisica dei lavoratori e per garantire un
maggiore rispetto per l’ambiente.
Tutte queste azioni sono state elaborate in conformità alle leggi vigenti in
ogni Paese e alle linee guida ILO su salute e sicurezza sul lavoro.
Risultati
Il progetto “Io lavoro in sicurezza”, che Indesit Company intende riproporre
annualmente con le medesime caratteristiche, ha ottenuto l’avallo
dell’INAIL Marche, che ha inserito questa collaborazione sperimentale in
un protocollo generale stipulato con la Regione.
Il progetto ha inoltre migliorato il livello di consapevolezza dei dipendenti
circa l’importanza della prevenzione degli infortuni sul lavoro.
Frutta o caramelle?
Ilse Aigner ministro tedesco delle politiche Agricole e Alimentari e della tutela del Consumatore ha proposto di sostituire caramelle e cioccolatini solitamente posizionate presso le casse degli iper e supermercati con appetitose porzioni di frutta. La proposta si inserisce nell’ottica di educare soprattutto i giovani ad un consumo maggiormente responsabile di frutta e di verdura contribuendo ad una maggiore educazione alimentare. Questa proposta consente di affrontare un’altra riflessione, legata al layout di un punto vendita, dove in questo caso si premierebbe una scelta più responsabile che non solo commerciale. Quanti sarebbero i genitori disposti a servirsi in un supermercato in cui fosse presenta una simile disposizione? Anche la scelta del layout può essere espressione di responsabilità sociale, con un limite, quello di non discriminare o demonizzare determinati prodotti che è normale che continuino ad essere esposti. Adottare un layout simile potrebbe rappresentare un’opportunità per portare la CSR all’esterno delle aziende, diventando un gesto facilmente comprensibile e utile ad un vasto numero di famiglie, forse a discapito solo marginale e solo nel breve periodo del margine d’impresa.
Tutelare l’intelligenza 3!
Ecco infine il terzo spot della campagna di sensibilizzazione sociale sulla tutela dell’intelligenza umana.
Tutelare l’intelligenza!!!
E questo lo scopo della nuova campagna di sensibilizzazione sociale prodotta dallo studio di comunicazione Ombre Elettriche di Firenze. In tre riuscitissimi spot portano in luce un tema troppe volte sottovalutato quale l’attivazione del pensiero intelligente.
Ho il piacere di ospitare su questo blog il primo di tre spot che parlano dell’intelligenza umana intesa come prodotto da usare (non con cautela) e da promuovere.
Nei prossimi giorni ospiterò anche gli altri due spot.
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