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Succede solo da McDonald’s?

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Quante volte vi è capitato di entrare dentro un negozio o ristorante e notare le campagne di solidarietà in ambito sociale? Sono molti gli esercizi che regolarmente sostengono progetti sociali cercando di coinvolgere i propri clienti con comunicazioni mirate e con iniziative specifiche. Le ultime due che ho notato sono state quella della catena alberghiera Sheraton in favore dell’Unicef e quella dei ristoranti McDonald’s in favore della fondazione per l’infanzia Ronald McDonald.

Entrambe le campagne, se pur con obiettivi sociali diversi, nascono con lo scopo di coinvolgere i clienti in un’azione allargata di raccolta fondi. All’interno di ogni camera Sheraton, ogni cliente “attento” può notare un piccolo cartoncino colorato con doppio logo Unicef / Sheraton in cui si comunicano i progetti sociali in cui si chiede un contributo che potrà essere direttamente inserito in fattura. In questo modo il cliente, dopo un pernottamento, all’atto del check-out, potrebbe senza alcuno sforzo effettuare una donazione. Si tratta di un’ottima soluzione, semplice, efficace, basata sul coinvolgimento di un numero elevato di clienti, quelli che ogni giorno transitano all’interno della catena. Leggi il seguito di questo post »

Vendere di meno, per fidelizzare: la responsabilità sociale di Molinari

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La recente campagna pubblicitaria di Molinari apparsa sui principali quotidiani nazionali e non solo rappresenta sicuramente un esempio di comunicazione di responsabilità che apparentemente potrebbe andare contro la propria capacità di generare business.

In realtà tale scelta non solo si colloca in un contesto moderno di responsabilità sociale d’impresa, ma pone le basi per poter costruire un rapporto più solido di fedeltà con i propri clienti.

Molinari non nega le problematiche legate all’abuso di alcool, anzi le evidenzia con un chiaro effetto ottico mirato a riprodurre gli effetti di un’eccessiva somministrazione di alcolici.

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Sosteniblità, innovazione, diversificazione: l’esempio Illy

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 Vi segnalo questa interessante intervista a Riccardo Illy pubblicati ieri su La Stampa.it

Entri alla Illy e in quella che chiamano «la galleria» – uno spazio per l’ospitalità – ti imbatti subito in «Illetta», la progenitrice delle moderne macchine per l’espresso da bar. La progettò nel 1935 Francesco Illy, il fondatore. Illetta sembra un’opera d’arte futurista. A pochi metri di distanza è esposto il primo barattolo pressurizzato per il caffè, anche quello opera dell’ingegno di Francesco Illy. Sono lì, Illetta e il barattolo, quasi a ricordare che una delle parole d’ordine, qui dentro, è sempre stata, fin dagli inizi, innovazione. E un’altra è sempre stata qualità. Con internazionalizzazione e diversificazione, oggi quelle due parole d’ordine sono il mantra anti-crisi di Riccardo Illy, il presidente del gruppo. «Noi italiani avremmo di tutto – ci spiega – per uscire dal tunnel. Dobbiamo renderci conto delle nostre potenzialità».

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Piccole imprese e territorio

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 Ecco la sintesi del mio intervento in occasione degli Stati Generali dell’Economica organizzati dall’Assessorato al lavoro della Provincia di Alessandria lo scorso 30 maggio.

 Dall’analisi dell’output del gruppo di lavoro emergono due criticità che possono essere oggetto di riflessione. La prima è relativa alla necessità di una più specifica offerta formativa, la seconda si riferisce alla necessità di trovare soluzioni per riuscire a coinvolgere e consolidare la figura del “ragazzo di bottega”.

In merito alla prima criticità occorre riflettere relativamente all’effettiva offerta formativa presente in Provincia di Alessandria; è infatti difficile sostenere che in questa provincia non sia presente un’offerta formativa adeguata, basti pensare ai corsi per occupati, ai bandi aperti alle imprese relative alla formazione professionale (finanziati dalla Provincia per oltre il 70%) ed infine alla formazione professionale rientrante nelle cosiddette misure anticrisi. Leggi il seguito di questo post »

Privato & pubblico: perché non sono ancora la stessa cosa

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In linea di principio non si può che essere d’accordo con il Ministro Fornero rispetto alla parità di trattamento (in particolare sull’applicazione delle modifiche dell’articolo 18) tra i lavoratori pubblici e quelli privati, tuttavia ci sono alcuni aspetti che non possono essere trascurati prima di prendere decisioni su un tema così delicato.

E’ indubbio, non solo per dati statistici, ma anche per esperienze personali da molti di voi vissute in prima persona, che nel mondo della pubblica amministrazione ci sia un tasso più elevato, rispetto al privato, di lavoratori che hanno una produttività media inferiore al peggiore degli stati evoluti che si possano prendere in considerazione, è altrettanto vero che la propensione al lavoro in molti casi è inferiore a quella presente nel mondo privato ed è altrettanto vero che i lavoratori pubblici son in parte “cosa pubblica” ovvero pagati con i contributi di ogni cittadino. Leggi il seguito di questo post »

Stakeholder al centro del lavoro!

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Giovedì 31 maggio, parteciperò ad un’iniziativa interessante per iniziare a creare dei possibili percorsi concreti in grado di fornire risposte a differenti attori coinvoli. Successivamente ad un multi-stakeholder workshop, saranno presentanti e commentati gli output, con lo scopo di avviare un più larga discussione sulle possibile azioni da intrapprendere per riuscire a fornire risposte concrete rispetto al mercato del lavoro.

Il coinvolgimento di differenti soggetti, ognun con ruoli e oiettivi specifici, coordinati dall’Assessorao al Lavoro della Provincia di Alessandria, risulta essere un esercizio in grado di creare delle prospettive anche di ragionamento e di strategia per riuscire ad affrontare scenari futuri non certo lineari.

Il legame tra imprese, parti sociali, territorio è una delle possibili risposte che devono iniziare ad essere costruite perfornire proattivamente percorsi di sviluppo ad ampio spettro.

Produttività, turnover e il ruolo del commerciale: il caso Groupon.

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La figura del commerciale all’interno delle aziende ha radicalmente cambiato “pelle” nel corso dell’ultimo decennio, tuttavia rimane ancora oggi una delle figure chiave all’interno delle organizzazioni.  

Nelle ultime settimane ha fatto parecchio discutere la scelta della piattaforma Groupon di valutare i propri collaboratori che operano nell’ambito commerciale principalmente attraverso le performance che riescono a garantire.

Mi spiego meglio, Groupon, assume tutti i propri collaboratori con contratto  tempo interminato, salvo riservarsi la possibilità entro tre mesi di rivedere la propria scelta, ovvero il collaboratore ha tre mesi di prova nei quali deve saper dimostrare di riuscire a garantire determinate performance commerciali altrimenti è fuori.

Questa scelta pare abbia fatto ovviamente lievitare il tasso di turnover all’interno di Groupon,  ma non per questo motivo è completamente inefficace. Leggi il seguito di questo post »

Ridefinire la marginalità per incrementare gli stipendi

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La media delle retribuzioni in Italia è indiscutibilmente inferiore a quella europea, i motivi che hanno portato a questa differenziazione sono molteplici, ed in alcuni casi anche giustificati da una minore produttività rispetto ad altri.

Non entrando nel merito delle cause che hanno portato a questa difficile situazione, è necessario ripensare ad un sistema in grado di riportare gli  stipendi ad un livello maggiore consentendo anche ai profili professionali più deboli di condurre una vita più sostenibile.

La crisi internazionale di questi anni ha sicuramente procurato una scrematura tra le imprese solide e proiettate in un contesto competitivo globale, e le imprese che fino a qualche anno fa sopravvivevano solamente per una posizione acquisita.

Mi riferisco quindi a tutte le imprese più forti (o più stabili), sia di grande che di medie dimensioni, invitando ad una serie riflessione sul concetto generale di marginalità o di ricavo.

In questo contesto competitivo difficile, occorre coniugare un maggior coraggio in politiche di reale responsabilità d’impresa a partire dallo stakeholder più importante: il lavoratore.

Se l’ottica d’impresa di questi ultimi 5 anni ha spostato l’attenzione su costi per riuscire ad incrementare la marginalità, è forse opportuno ripensare a questo concetto di marginalità. Leggi il seguito di questo post »

Rientrare nel mercato del lavoro dalla porta principale!

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Torna più che mai attuale un tema di cui ho già parlato a dicembre dello scorso anno relativo alle difficoltà di ricollocarsi in un mercato del lavoro sempre più frammentato e disomogeneo (nei trattamenti e nelle richieste).

Una persona matura quasi alla soglia della pensione (ante riforma), corre il rischio di non riuscire più a ricollocarsi , non solo perché non dispone dei requisiti necessari richiesti in questo momento dal mercato del lavoro, ma anche perché spesso fatica a ricostruire la propria vita professionale fornendo un nuovo significativo, in un nuovo contesto.

Cerco di spiegarmi meglio, molte forme organizzative aziendali fino a questo momento ed in particolare per le persone che hanno una maggiore anzianità nei ruoli medi-bassi, hanno ragionato “impiegando” una persona, cercando di utilizzare il tempo messo a disposizione di questa persona in funzione di una certa retribuzione. Il concetto di impiego appare oggi più che mai molto chiaro, e risponde ad una precisa equazione: l’organizzazione decide in funzione di esigenze più o meno prioritarie ed evidenti come impiegare il tempo del proprio collaboratore indipendentemente o quasi, dall’esperienza o dall’anzianità aziendale.

Se tale approccio poteva avere un senso in un contesto prevedibile e lineare dove con una quasi certezza si poteva immaginare il futuro competitivo con cui si andava a confrontare l’impresa, oggi, tale approccio dimostra limiti importanti non solo per le imprese, ma soprattutto per chi in questi anni ha imparato a lavorare in questo modo e con questo modello organizzativo. Leggi il seguito di questo post »

Gomito a gomito divergente

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Quando si sente l’espressione “gomito a gomito” suppongo che anche a voi venga in mente una situazione in cui due  o più persone lavorano o in generale conducono un’attività con lo stesso  obiettivo, condividendo gli sforzi ma anche i risultati.

In realtà ciò che voglio raccontarvi è frutto di una lunga osservazione di ciò che accade all’intero di organizzazione complesse, sia profit e che non non, dove convivono persone che pur lavorando “gomito a gomito”, non solo non sono consapevoli di non condividere lo stesso obiettivo, ma svolgono attività che pur erogate con la buona fede portano a distinti risultati.

Perché accade tutto questo? Il fine comune all’interno di un’organizzazione dovrebbe essere lo stesso per tutti, tuttavia, pare che per differenti motivi, spesso di poco conto e altre volte frutto di una totale incoerenza, non sempre sia vero.

Le organizzazioni che si strutturano attraverso strutture centralizzate sui territori sono quelle chè più soffrono il problema del gomito a gomito divergente, ovvero la direzione centrale pensa e lavora per arrivare ad una meta, le strutture decentrate, pur condividendo il fine, interpretano a loro volta il mandato, in alcuni casi, migliorando l’intento iniziale, in altre distruggendole o rendendolo snaturato e quindi inefficace. Leggi il seguito di questo post »