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Reti commerciali e utilità sociale

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Un altro Social Training Event™ si è appena concluso. La Direzione marketing consumer di Vodafone Italia ha raccolto  circa 24.000€ a favore delle attività della Fondazione Albero della vita.

In un giorno di lavoro, circa 90 persone, hanno messo a disposizione le loro competenze e le loro relazioni per contribuire a sostenere il progetto “zero – tre” dedicato al miglioramento della vita dei bambini dati in affido dal tribunale dei minori.

Non è male per un’organizzazione non profit, soprattutto  pensando al successo o spesso all’insuccesso delle raccolti fondi gestite direttamente dal loro personale. Ancora una volta mi chiedo come sia possibile che una grande attività di volontariato non riesca ad innescare i meccanismi di contaminazione o di coinvolgimento che consentirebbero di ottenere risultati simili. Leggi il seguito di questo post »

Uomini e donne

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Era il 1977 quando venne approvata la famosa legge 903 la c.d. legge (Anselmi) sulle pari opportunità.  Sono passati trentatre anni, un tempo sufficientemente lungo si potrebbe pensare, per  affermare che il problema delle parità di trattamento tra uomini e donne sia definitivamente risolto, in realtà possiamo tranquillamente affermare il contrario; pur essendo passato un terzo di secolo, il problema in Italia (e non solo) esiste ed è ben radicato.

Andando a consultare la relazione annuale della Banca d’Italia, si legge a pagina 106 un dato drammatico relativo alla parità di retribuzione tra uomini e donne, un dato che a dire il vero segna una costante nel tempo. Leggi il seguito di questo post »

Aziende interconnesse? Ci pensa Terra Cycle

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Terra Cycle ovvero l’intramontabile vita del rifiuto. Se un’azienda ha realizzato un’eccedenza di produzione di un materiale che difficilmente riuscirà ad utilizzare nuovamente, nel migliore dei casi o lo terrà in magazzino in attesa di altre future occasioni, o al contrario cercherà di sbarazzarsene soprattutto se il valore della produzione è esiguo.

In questo caso Tom Szaky, fondatore di Terra Cycle, interviene acquistando l’eccedenza di materiale prodotto generando da quel materiale (qualunque esso sia) altri prodotti da mettere sul mercato.

Alcuni esempi sorprendenti sono gli orologi da tavolo ricavati da vecchi dischi di vinile, aquiloni costruiti con vecchie confezioni di M&M’s, o ancora custodie per occhiali da sole derivate da tubetti di crema solare.

L’idea di Terra cycle è quella di creare il più grande social network del riciclo, coinvolgendo non solo aziende ma anche privati; ad esempio se raccogli un certo numero minimo di bottiglie di plastica, puoi inviare a Terra Cycle (senza spese di spedizione) ricevendo in cambio un contributo economico pari a 0,02 cent di dollaro per bottiglia. Leggi il seguito di questo post »

Influenza, borsa e CSR

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Tra qualche mese ritornerà il solito e stagionale tema dell’influenza. Ho aspettato quasi un anno prima di dedicare un post sul ruolo delle case farmaceutiche e la  Pandemia che (fortunatamente) non c’è stata relativa all’influenza H1N1.

Proprio in queste settimane il parlamento francese ha concluso una discussione durata circa 5 settimane sugli effetti dell’influenza A al fine di trarne delle giuste conclusioni e farne tesoro per il futuro. La Francia infatti ha acquistato oltre 94 milioni di dosi (contro i 15 milioni dell’Italia) e per tale motivo si domanda, nelle sue sedi istituzionali il perché di tale scelta. Leggi il seguito di questo post »

La lezione di Obama

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Ancora una volta il Presidente Barack Obama ha dato una lezione non solo sul piano civile o politico ma anche su quello manageriale. Mi riferisco alla scelta di autorizzare la costruzione della Moschea nei pressi di Ground Zero, la sua motivazione è stata molto semplice (si fa per dire) :”Siamo l’America” ovvero non dimentichiamoci chi siamo, quando abbiamo lottato per essere quello che diciamo voler essere. Questo tipo di ragionamento implica una grande coerenza, oltre che grande coraggio, sopratutto per il fatto che oltre il 55% degli elettori liberal di New York sono contrari alla Moschea. Ma cosa c’entra Obama con il management sostenibile? Molto, mi vien da pensare, non tanto per la decisione della Moschea di cui non entro nel merito, quanto per le scelte e per la coerenza delle stesse.

Coerenza, coraggio, scelte apparentemente impopolari, ma sane nei principi, dovrebbero contraddistinguere ogni organizzazione che vuole continuare ad essere competitiva. Quante volte il management aziendale, rifiuta di prendere posizioni definite, pur avendo valori aziendali dichiarati e stampati su tutti i muri dell’azienda in grado di sostenere la scelta impopolare, quante volte il management aziendale compie scelte incoerenti rispetto alla cultura aziendale, quante volte il management aziendale non ha il coraggio di assumersi fino in fondo la propria responsabilità per il bene dell’azienda stessa?

Ci sono realtà nelle quali la chiarezza, il coraggio ma anche il senso di responsabilità rispetto ai principali stakeholder, sono molto evidenti, forse fin tropo, mi riferisco al caso HP e al caso Apple, il primo ha visto il licenziamento del CEO per condotta “antiaziendale”, il secondo ha visto il licenziamento di un manager probabilmente incapace (il progettista dell’antenna del nuovo iPhone4), entrambe le azioni unite da un unico fine quello di tutelare la reputazione dell’azienda, e garantire una crescita fiduciaria dei principali stakeholder, in primo luogo dipendenti e clienti.

Azioni di management sostenibili sono quelle che consentono a tutti gli stekeholder di aver chiara la condotta che l’organizzazione con cui si ha a che fare sta cercando di mantenere , in modo da poterla difendere o affossare a seconda della mancanza di coerenza.

Sono quindi anche questi gli elementi che dovrebbero emerge nei report di sostenibilità

L’irresponsabilità dello stakeholder: il caso Foxconn.

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Può uno stakeholders contribuire all’irresponsabilità sociale di un impresa? La risposta è si ed stata fornita da Foxconn. Chi è Foxconn? semplice, un’impresa cinese, o meglio, una delle più importante imprese mondiali di componenti elettroniche fornitrice di Apple ma anche di HP e Dell.

La notizia curiosa di qualche giorno fa riguardava la volontà di Foxconn di far firmare ai propri dipendenti un “impegno a non uccidersi” iniziativa nata in seguito a ripetuti suicidi, sembra a causa, di impossibili condizioni lavorative, paragonando la vita in fabbrica a quella di una prigione.

All’accusa di condizioni di lavoro impossibili il management di Foxconn rispondeva che negli ultimi anni aveva fatto moltissimi investimenti per il benessere dei suoi operai tra cui la costruzione di una piscina olimpionica per consentire lo svago dei propri collaboratori, negando assolutamente che i suicidi potessero essere collegabili con le condizioni di lavoro…

Interessante tuttavia è stata l’azione dei principali clienti di Foxconn, tra cui Apple, che ha deciso di aprire un’inchiesta sulle condizione di lavoro presso uno dei suoi principali fornitori, innescando un processo che vede sempre più integrato il rapporto tra cliente e fornitore anche nell’ambito della responsabilità sociale che il cliente (Apple), esercita nei confronti dei propri clienti finali (noi). Assistiamo cioè ad un’evoluzione della complessità della responsabilità sociale d’impresa.

Foxconn non è una piccola impresa che produce palloni cuciti a mano, si tratta di un colosso che fornisce i più ambiti gadget tecnologici al mondo; in altri periodi nessuno cliente avrebbe mai pensato di avviare un’ispezione nei confondi di un propri fornitore, si sarebbe limitato a dissociarsi da tale politica di gestione delle persone eventualmente annunciando la scelta di un fornitore alternativo. Oggi al contrario, non si capisce se solo per interesse o anche per volontà di costruire un sistema sempre più sostenibile, il fornitore viene controllato, e il cliente esercita un ruolo attivo nella creazione del sistema stesso.

A poche settimane dall’ispezione i primi risultati sono già arrivati, Foxconn ha annunciato infatti un aumento degli stipendi del 70% medio a tutti i dipendenti.

Le interazione tra la (ir)responsabilità di un fornitore, il business di un cliente e la creazione di un sistema sostenibile deve continuare in questa direzione, è l ‘unico modo per riuscire a innescare un processo di cambiamento.

E’ inutile soffermarsi sul primitivo approccio  manageriale di Foxconn, dedicherò prossimamente  una riflessione tra il rapporto esistente tra competitività e le condizioni di lavoro nell’est del mondo.

La tua Toyota è la mia Toyota

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Dopo ERG e Fastweb, anche Toyota utilizza una forma di pubblicità che pone al centro la responsabilità individuale (e collettiva) delle persone che lavorano all’interno dell’organizzazione. Questo tipo di pubblicità, può essere considerato una forma di CSR, che pone al centro da un lato l’importanza affidata alle singole persone che realizzano la vettura, dall’altro la centralità del cliente. Sempre più spesso in momenti di difficoltà o cambiamento, torna il motto “noi ci mettiamo la faccia”, lo aveva già fatto ERG con la campagna territoriale direttamente presso i distributori esponendo in primis il gestore, lo ha fatto Fastweb immediatamente dopo il caso Scaglia, proponendo una decina uscite consecutive su tutti i quotidiani nazionali, ed ora lo sta facendo Toyota.

La domanda vera è: quanto è efficace una campagna di questo tipo?  Lascio la risposta sull’efficacia della campagna pubblicitario lato cliente esterno agli esperti di marketing e comunicazioni, prendo in considerazione l’efficacia all’interno dell’organizzazione. Può essere molto efficacia solo se all’interno dell’organizzazione esiste una coerenza manageriale, ovvero se anche prima della campagna la percezione delle persone era effettivamente quella di essere al centro dell’organizzazione stessa.

Se l’organizzazione ha sviluppato un ambiente e una cultura aziendale  all’interno del quale per persone sono dotate della giusta autonomia e del giusto allineamento verso una visione condivisa, allora questa è sicuramente la strada corretta; al contrario se si stratta solamente di un meccanismo di comunicazione e di promozione, può generare effetti controproducenti già nel breve periodo.

Abusare dell’immagine delle persone all’interno di un’azienda può essere pericoloso solamente se le persone non si sentono coinvolte ed hanno un senso di appartenenza molto basso, negli altri casi può risultare efficace. Ancora una volta la parola d’ordine è coerenza.

Bimbi in ufficio con mamma e papà: perchè?

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E’ giunta alla 17° edizione l’iniziativa del Corriere della Sera, “Bimbi in ufficio con mamma e papa” patrocinata per il secondo anno dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, iniziativa nata con l’intento di avvicinare e far conoscere ai bambini dove e come trascorrono molto del proprio tempo i genitori.

Se diciassette anni fa l’iniziativa poteva considerarsi in sé rivoluzionaria o comunque innovativa, possiamo tranquillamente affermare che oggi rappresenta solamente uno sforzo nel camuffare un vero disagio vissuto in molte delle realtà aziendali che aderiscono, ovvero è sempre più vero che il tempo che i genitori, soprattutto le mamme, possono dedicare ai propri figli è sempre inferiore rispetto alle aspettative.

In questi diciassette anni è cambiato lo scenario di riferimento, ho già parlato degli effetti della turbolenza competitiva che interessa molti settori merceologi / commerciali, tale turbolenza ha sempre più spesso un effetto devastante tra l’equilibrio che si dovrebbe trovare tra il lavoro e la casa/famiglia.

L’iniziativa, leggo in un redazionale del Corriere, continua a riscuotere un gran successo, bisognerebbe capire per quali persone rappresenta un successo: per i direttori HR? per i responsabili della CSR?

Conosco personalmente molte persone che lavorano a diversi livelli in molte aziende che hanno aderito ed il loro ritmo di vita può essere così sintetizzato: uscita di casa alle ore 07.00, rientro ore 20.00 cena veloce, saluto “fotografico” ai figli, e poi di nuovo al lavoro per un ultima importantissima mail da inviare a qualcuno che probabilmente non leggera mai.

Si tratta di un caso estremo? può essere, ma chi frequenta soprattutto grandi realtà, si renderà conto che quanto ho scritto non è affatto straordinario, spesso è vissuto passivamente pensando che questa sia la normalità.

Se vogliamo parlare di un nuovo rapporto tra lavoro e famiglia, affidando l’importanza adeguata al tempo che un genitore dovrebbe trascorrere con i propri figli allora bisognerebbe ripensare ai meccanismi interni alle organizzazioni che generano la cultura aziendale, troppo spesso sbilanciata solo verso il business e troppo poco verso le persone, una cultura che premia solamente la visione di breve periodo, ma non certo una visione sostenibile.

Ben vengano queste iniziative, tuttavia devono avere il coraggio di portare alla luce una criticità, non essere un manifesto di cui vantarsi soprattutto con chi vede le aziende dall’esterno.

Oltre la CSR

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Il 6 maggio alle 16.00 presso il Dipartimento di Economia dell’Università di Parma Alessandro Cravera parteciperà al Convegno Oltre la CSR. Dalla redistribuzione alla co-generazione del valore.

“Gli approcci teorici sinora posti alla base delle pratiche di Corporate Social Responsibility sono ispirati in prevalenza al criterio della “redistribuzione del valore”.

Dalla negazione della legittimità delle pratiche di CSR, sostenuta da Friedman, all’enfatizzazione del suo ruolo, teorizzata da Freeman, l’approccio al tema ha mantenuto sempre la medesima prospettiva. La questione-chiave è rimasta sempre la stessa: è giusto ed utile che gli attori economici cedano una quota del valore da essi creato ai propri stakeholder?

In tempi recenti, anche coloro che ritengono prioritario puntare sulla valenza strategica (e non meramente reputazionale) della CSR all’interno delle imprese, hanno mantenuto ferma la logica redistributiva.

La profonda crisi economica in atto sta evidenziando tutti i limiti di questo approccio.

Il salto concettuale che consentirebbe all’impresa di evitare i limiti della “CSR as usual” e di nibile

trasformarsi, soprattutto nei periodi di recessione, da “zavorra” di cui liberarsi in leva di rilancio della competitività, consiste nel promuovere gli stakeholder da semplici terminali passivi delle proprie politiche redistributive del valore in imprescindibili alleati delle proprie politiche di generazione del valore.

Questa rivisitazione sposta il quadro di riferimento dalla produzione di benefici sociali – intesi come tratti qualitativi dei processi economici – all’estrazione di un più elevato valore economico attraverso la leva dello stakeholder management.Questa nuova visione della CSR diviene funzionale, prima di ogni cosa, alla costruzione di una più corretta formulazione della strategia d’impresa, messa a dura prova in questi ultimi decenni dall’incremento del livello di complessità del “business environment”.

L’azienda sostenibile è dunque un’azienda che progetta con gli stakeholder, che assegna loro dignità di interlocutori competenti ai quali rende accessibili le leve della propria governance strategica.”

Il programma del convegno è il seguente:

Ore 16.00 – Apre i lavori e modera: Federica Balluchi

Ore 16.10 – “Oltre la CSR”: Sebastiano Renna

Ore 16.45 – Interventi programmati:

  • Mario Viviani
  • Alessandro Cravera
  • Paolo Andrei

Ore 17.30 – Interventi e dibattito

Ore 18.00 – Conclusioni e chiusura dei lavori

La partecipazione è aperta agli interessati. E’ possibile vedere il profilo de relatori qui

Bonus, charity e leadership

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Sono tre elementi non sempre vanno d’accordo. Abbiamo un bell’esempio da raccontare, riguarda Sergio Balbinot, uno dei due (insieme a Giovanni Perissinotto)  amministratori delegati di Generali, il quale ha deciso di rinunciare al suo bonus pari a €.949.536, devolvendo l’importo in attività di beneficienza.

Si tratta di un gesto sicuramente non scontato e assolutamente di valore, tuttavia questa scelta forse sarebbe stato più forte se fosse stata fatta da Balbinot Amministratore Delegato piuttosto che da Balbinot uomo.

Mi spiego. Chi decide di investire in benessere sociale una cifra così considerevole, è probabilmente una persona che quotidianamente si confronta con le problematiche che interessano centinaia di migliaia di persone, una persona che si è reso conto della continua e costante necessità di alimentare un settore , quello del non profit, senza il quale molte persone non riuscirebbero a sopravvivere, di una persona di valore e non sicuramente superficiale. Tuttavia lo stesso Balbinot governa una delle più importanti imprese di assicurazioni al mondo, azienda che pur distinguendosi da altre vive la CSR come un qualcosa di non integrato o integrabile al business.

Non fraintendetemi, non voglio giudicare un’importante azione come quella compiuto dal top manager, voglio semplicemente affermare il fatto che probabilmente lo stesso manager ha perso un’occasione quella di incidere maggiormente su azioni di responsabilità sociale, avviando un’integrazione tra la CSR e il business. Tale azione infatti pur avendo un’enfasi minore, avrebbe avuto sicuramente un’efficacia maggiore nel lungo periodo, consolidando una leadership interna ancora diversa dall’attuale.

Le azioni private (di questo tipo) di un top manager hanno ovviamente implicazioni dirette o indirette, sull’intera organizzazione, era forse questa l’occasione per sfruttare le implicazioni e dar vita ad un nuovo modo di interpretare la CSR al’interno di Generali.